Ecco la Lamborghini stampata 3D: è il progetto di un appassionato americano

Le kit car esistono da decenni; ciò che è interessante, consiste nella modalità di esecuzione del progetto. Un fisico statunitense sta realizzando, insieme al figlio, una coupé ad immagine e somiglianza della supercar emiliana.

Le tecnologie di stampa 3D occupano gradualmente un ruolo sempre più “centrale” nello sviluppo delle tecnologie automotive: semplicità di progettazione, relativa economia di realizzazione e la possibilità di produrre quantitativi pressoché infiniti (in funzione dell’entità della materia prima utilizzata) così come precise quantità, rendono questa metodologia particolarmente apprezzata nella filiera aftermarket (e, in alcuni casi fra quelli di più recente applicazione, anche di primo equipaggiamento). Si tratta, per l’appunto, di parti staccate. Tuttavia, se si sommano, pezzo per pezzo, tutti i componenti di un veicolo, il gioco è fatto: almeno in via potenziale, una stampante 3D è in grado di realizzare un’intera autovettura. Ciò che serve è un’attrezzatura idonea al progetto, una budgetizzazione dei costi, ed una buona dose di creatività.

La pensa così, ad esempio, un fisico residente nel Colorado, che attualmente sta realizzando, insieme al proprio figlio, un progetto tanto ambizioso quanto interessante considerato l’”oggetto” che verrà replicato: la costruzione di un’autovettura in stampa 3D. E non un’auto qualsiasi, ma una Lamborghini Aventador. Nientemeno.

Un progetto che, racconta Sterling Backus (questo il nome del tecnico statunitense) gli è balenato in mente, alcuni mesi fa, durante una sessione di gioco a Forza Horizon 3: fu proprio il figlio, dichiaratosi “follemente innamorato” della supercar di Sant’Agata Bolognese che fa parte del parco auto disponibile nel popolarissimo videogame, a suggerire a Backus la possibilità di “farsi in casa” la propria supercoupé dei sogni.

“Corsi e ricorsi della storia”, peraltro: a citare uno degli esempi più celebri di inventiva paterna per accontentare i desideri del proprio bambino, novant’anni fa fu Ettore Bugatti a costruire, per il figlio Roland, la celebre “Bugattina”, una Type 35 in scala 1:2 perfettamente identica, ma a motorizzazione elettrica, alla leggendaria vettura-simbolo nella storia sportiva di Molsheim.

Non sappiamo se l’intraprendente fisico americano si sia ispirato a questa storia; certo è di inventiva ne sta dimostrando. Anzi, a voler essere precisi, occorre precisare che la “Aventador per uso domestico” dei signori Backus e figlio viene costruita, pezzo per pezzo, nel loro cortile di casa. Il progetto, avviato un anno e mezzo fa, sembra sia già costato un totale di 20.000 dollari circa su un budget complessivo di 29.000, fra materiali utilizzati (compresi fibra di carbonio e kevlar per il rivestimento dei pannelli stampati 3D funzionali ad una adeguata rigidità della vettura alla guida) e corrente elettrica. Non pochissimo, ma decisamente meno rispetto a quanto l’appassionato deve sborsare per l’acquisto di una Aventador “originale”. Per quanto, del tutto “corrispondente al vero”, la “Lambo” della famiglia Backus non è nemmeno nei componenti di telaio e propulsione: se lo chassis del “prototipo” è stato autocostruito, l’unità motrice è di origine Chevrolet, per quanto si tratta del poderoso V8 LS1 preso da una Corvette “Model Year 2003”, al quale peraltro sono stati aggiunti due turbocompressori supplementari.

A chi fosse interessato all’eventuale acquisto della “Aventador” stampata 3D, dobbiamo dare una delusione: la vettura non è in vendita: e, ad aggiungere valore al progetto, c’è l’obiettivo dichiarato di portare il programma nelle scuole, secondo un preciso piano che intende coinvolgere i bambini delle scuole primarie nelle materie scientifiche, artistiche e nella matematica. Però, l’idea è aperta a tutti: chiunque, teoricamente, può metterla in pratica.

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