Dal mondiale F1 con Ferrari alla “vera” mozzarella di bufala: l’evoluzione di Jody Scheckter

L’ultimo iridato per il Cavallino prima dell’era Schumacher oggi produce, nella propria “farm” inglese, mozzarelle di bufala. E incontra gli allevatori campani per imparare come si fa secondo il disciplinare.

Quarant’anni sono un bel “salto” temporale: figurarsi se ci si riferisce al mondo dell’automobile. Anzi: al motorsport. È come parlare di ere geologiche. Tuttavia, il bello delle passioni è che possono essere vissute, in qualsiasi epoca, a prescindere dall’età anagrafica dell’enthusiast: c’è sempre un racconto o un aneddoto che riguardano i protagonisti della scena sportiva, in grado di suscitare interesse. Tanto che per gli ex campioni – al pari dei più grandi artisti – il tempo, si può dire, non trascorre.

Ad esempio, tanto le giovani generazioni quanto gli appassionati con qualche capello grigio conoscono (o ricordano) molto bene la carriera agonistica di Jody Scheckter: l’unico campione mondiale con passaporto sudafricano (e c’è da giurarci che tale primato gli resterà addosso per un bel pezzo), ed ultimo Ferrarista a fregiarsi della corona mondiale prima dell’”era Schumacher”, celebra il 2019 – nel quale ricorrono i quarant’anni dalla conquista del titolo F1 1979 – preparando… un “new deal” per la mozzarella di bufala.

Un singolare percorso, per il campione di East London che festeggerà settant’anni il prossimo gennaio, per quanto non del tutto “incomprensibile” ai più; dopo il suo ritiro dalle competizioni, avvenuto al termine della stagione 1980 di F1 che venne contrassegnato dalle deludenti performance delle Ferrari 312 T5 (ultima evoluzione del progetto a cambio trasversale che in sei stagioni mondiali fruttò a Maranello tre titoli Piloti e quattro Costruttori), il sudafricano di origini lituane è stato, nell’ordine, commentatore TV per la massima Formula, titolare di una società di realizzazione di simulatori di addestramento tattico per le forze armate e, successivamente, dopo un radicale mutamento di rotta, fondatore di una bio-fattoria nello Hampshire.

Proprio la struttura dalla quale, oggi, l’ex campione del mondo F1 lancia un proprio progetto che, per i buongustai italiani, appare quantomeno bizzarro: raccogliere il “guanto di sfida” da chi di mozzarelle di bufala se ne intende davvero – nella fattispecie: i casari riuniti sotto le insegne del Consorzio di tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop – e dare idealmente vita ad un “challenge” caseario-sportivo (negli intenti; in realtà, come Scheckter stesso osserva, “Non può esserci gara: io sono qui per imparare”) che si preannuncerebbe interessante, poiché metterebbe di fronte la tradizione ultrasecolare dei “nostri” produttori, e la voglia di emergere dell’ex campione sudafricano. Il quale, come riportato nelle scorse ore da Il Corriere del Mezzogiorno, periodicamente attraversa l’Europa per recarsi in visita fra gli allevatori del territorio compreso fra Capua e l’Alto Casertano: “La Campania è la F1 della produzione casearia. In Inghilterra, siamo… alla F4”. Una ammissione di “inferiorità” che sottende non tanto una possibile concorrenza da parte della “mozzarella Scheckter” nei confronti del prodotto tipico campano, quanto la volontà di imparare bene l’arte industriale della produzione della “vera” mozzarella di bufala. Scheckter opera in questo senso visitando le aziende casearie della regione, interessandosi ai macchinari ed alle tecnologie e metodologie di gestione del bestiame e di produzione del lavorato; prendendo appunti e toccando con mano l’organizzazione della filiera.

Sono trascorsi dieci anni, racconta Jody Scheckter, dalle prime visite alle aziende casearie della Campania per apprendere le corrette metodologie di allevamento e di produzione: a quell’epoca, l’obiettivo di Scheckter era rappresentato dal progetto di impiantare un centro di allevamento ed un’azienda per la produzione di mozzarelle, formaggi e gelati di bufala. Da allora, e dopo un lungo iter di prove e tentativi, il giro d’affari “bufalino” di Jody Scheckter si è notevolmente ampliato (ovviamente, in relazione al mercato interno): oggi, rivela ai taccuini del quotidiano, “Produco all’incirca 150 tonnellate di mozzarella all’anno”. “Il nostro è un mercato ‘di nicchia’: non esportiamo”. Quanto agli imminenti scenari della Brexit, che potrebbero rivelarsi amari per la filiera produttiva del Regno Unito, il 69enne Scheckter si augura che l’assestamento “Duri poco: abbiamo bisogno di collaborazione, anche perché dal punto di vista geografico l’Inghilterra è in Europa. E bisognerà introdurre delle penalità se non si vuole che le realtà imprenditoriali scappino tutte dal Regno Unito”.

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