Citroen DS: i segreti dell’auto modulare

Lefebvre e i suoi uomini non si posero limiti per ciò che riguardava i materiali da utilizzare sulla DS ed il loro impiego.

Citroen DS: i segreti dell’auto modulare

di Francesco Donnici

20 dicembre 2018

Quando i progettisti della Casa del Double Chevron si trovavano al lavoro sul progetto VGD (Voiture à Grand Diffusion) che avrebbe anticipato la futura Citroen DS, nell’immaginarne i contorni non misero limiti alla fantasia e all’ingegno per quanto riguarda i materiali da utilizzare ed il loro impiego.

André Lefebvre, il geniale ingegnere capo che guidava l’ambizioso progetto, aveva numerose idee in testa, tra cui quella di costruire un’auto modulare equipaggiata con un telaio a piattaforma, sviluppato per ottenere un baricentro quanto più basso possibile, dove intorno potevano venire installato i componenti della carrozzeria che dovevano risultare facilmente smontabili e sostituibili, inoltre la loro realizzazione dove sfruttare materiali sempre più leggeri in funzione della collocazione sull’asse verticale.

Alla base troviamo infatti un telaio di acciaio molto spesso per conferire la giusta rigidità strutturale alla vettura. Sul telaio venivano sovrapposti gli elementi di carrozzeria in acciaio, i cofani in alluminio (in un primo momento anche quello posteriore), il lunotto posteriore in plexiglas ed infine veniva montato il tetto realizzato in leggera vetroresina. Ognuno dei componenti precedentemente elencati risultava avvitato e non saldato direttamente alla scocca. In questo modo il Costruttore riusciva a garantire la rigidità dell’insieme, ma anche un perfetto isolamento dalle vibrazioni e dalle conseguenti risonanze grazie all’uso di guarnizioni in gomma che isolavano gli altri elementi per ciò che riguarda i ponti termici.

La formula riguardante l’uso di una carrozzeria modulare e facilmente smontabile ideata dall’ingegnere Lefebvre nel 1939 venne apprezzata e utilizzata sino alla fine della produzione della DS ed oltre. Infatti questo tipo di soluzione fu ereditata anche da altre vetture del Costruttore d’oltre alpe, come l’AMI6 e la mitica 2CV, che grazie a questa soluzione modulare si sono sempre distinte per la semplicità costruttiva e per i bassi costi dedicati alle riparazioni della carrozzeria. Inoltre la carrozzeria in ABS della 2CV regalava un ampio margine all’immaginazione e al livello di personalizzazione: le semplici operazioni di montaggio e smontaggio dei pannelli esterni e il loro costo abbordabile permettevano alla clientela di sbizzarrirsi con nuovi accostamenti cromatici, molto spesso audaci e decisamente originali.

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