Citroën DS 21 al Rally del Marocco del 1969

Il Rally del Marocco del 1969 fu una vera pagina epica del motorsport. Tra le asperità di un lunghissimo percorso ad eliminazione, furono le Citroën DS 21 ad imporsi inequivocabilmente.

Vi è stato un tempo veramente “eroico” nel motorsport, in cui si effettuavano gare in cui partecipavano per lo più modelli di serie delle varie Case automobilistiche. Tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70 del secolo scorso, erano tantissimi gli eventi di questo tipo, e in ognuno di questi la protagonista era spesso e volentieri la Citroën DS 21, la Dea. Abbiamo parlato recentemente della straordinaria vittoria della epica corsa “Liegi-Sofia-Liegi” del 1961, in cui la DS 21 riuscì ad imporsi nonostante i tanti tratti stradali sconnessi, ideali per i fuoristrada, e nonostante le strade a percorrenza veloce, dove erano favorite le auto più veloci. Il merito fu del grande telaio e della robustezza della sua meccanica, le stesse ragioni per le quali la Dea vinse anche il Rally del Marocco del 1969.

La partenza

Alla partenza del Rally del Marocco del 1969, in quel lontano mese di Aprile, vi erano iscritte ben Settantotto vetture, ma non tutte arrivarono fino alla fine. Dalla capitale marocchina prese il via il dodicesimo rally internazionale di questa Terra, e fu sostanzialmente la replica dell’undicesima edizione, ma rivista e corretta. Gli specialisti dichiararono che quella edizione fosse quattro volte più difficile rispetto all’anno precedente, in cui soltanto un quarto degli equipaggi iscritti aveva superato la linea del traguardo. Il percorso era strutturato su più di quattromila chilometri, diviso in due tappe con dieci prove speciali a cronometro su milletrecento chilometri, da correre principalmente sulle piste del sud. Per i superstiti, tra le due tappe, era prevista una breve pausa di una nottata a Marrakech.

La grande selezione

Da Rabat le vetture si sono mosse verso le regioni del Oulmès, con le sue aspre montagne, raggiungendo poi dopo Fès e Meknès. Da lì era la volta di Rif e poi aveva inizio il percorso più ardito, dopo l’anello di Chikker, verso sud nel Medio Atlante. A Missour, partenza del terzo settore a cronometro, erano rimaste solamente cinquanta delle settantotto vetture della partenza. Mancavano ancora tre quarti di gara. Da quel momento il Rally operò un grande taglio degli equipaggi, e una volta arrivati a Erfoud altri trentadue concorrenti abbandonarono. Salirono quindi in cattedra le vetture francesi, Guy Verrier (DS21) lanciò una prima offensiva, realizzando il miglior tempo davanti al duo Nicolas-Roure, i vincitori dell’anno precedente che mantennero la testa della classifica generale sulla loro Renault R8 Gordini prototipo, tallonati dalle cinque DS21 schierate da Citroën: Neyret-Terramorsi (gruppo 6), Consten-Todt (gruppo 6), Verrier-Murac (gruppo 5), Ogier-Veron (gruppo 1)  e Vanson-Joly (gruppo 6), oltre agli indipendenti Terminarias padre e figlio su DS21 di serie che occupano un validissimo settimo posto. Era la quarta speciale delle dieci previste.

Fine della prima tappa

La quinta speciale, che si correva nei luoghi tra Rissani e Zagora, duecentotrentasei chilometri di strada attraverso la valle di Draa, che fu teatro di un immenso tunnel di polvere che i concorrenti sollevavano al loro passaggio, tale da oscurare strada e paesaggio. Arrivati a Zagora, alcuni piloti chiederanno da quali vetture erano stati superati perché non riuscirono ad identificarle al loro passaggio. I superstiti avevano percorso milleseicento chilometri, ma ne restavano ancora duemilaquattrocento prima di concludere questa epica corsa. Giunti a Marrakech, termine della prima tappa, rimasero in corsa solamente ventuno vetture, il parco chiuso era semi-deserto. Oltre alla Renualt 8 Gordini e le sei DS21, rimanevano in corsa una Opel Commodore, tre Fiat 125, due Peugeot, una Volvo, due R16TS, una Simca, una Porsche, una Datsun ed una BMW.

L’ora delle Citroën DS 21

Dopo la ripartenza l’indomani mattina da Marrakech, vennero effettuati altri cinquecento chilometri prima di arrivare alla parte più difficile dell’intero Rally. Era il momento di affrontare duecentosessantasei chilometri su una pista assurda, tagliata qua e la da pietre affilate che distrussero pneumatici e cerchi, tracciata attraverso banchi di sabbia, buche profonde, letti di torrenti prosciugati dal sole accecante. La strada era un cimitero di vetture, che perdevano pezzi ovunque. Fu l’ora in cui salirono in cattedra le DS21 che si scatenarono assicurandosi la vittoria. Ogier e mademoiselle Véron effettuarono il miglior tempo mentre Neyret e Terramorsi presero la testa della classifica generale; Nicolas e Roure ebbero invece diverse noie meccaniche. Nella prova speciale seguente la DS21 di Verrier e Murac arrivava sino al secondo posto in classifica. A Ourzazate solo sei vetture arrivarono nei tempi previsti: cinque DS21 e la Gordini di Nicolas-Roure. A quel punto restava ancora da percorrere un terzo del percorso di gara e gli organizzatori insieme agli ufficiali di gara decisero di allungare i tempi regolamentari della tappa, autorizzando così una Volvo ed una R16 a riprendere la corsa, per paura che nessuna vettura potesse arrivare a Casablanca.

Fino al traguardo

Nel penultimo settore a cronometro la Volvo finì fuoristrada terminando così la sua corsa. Nicolas e Roure ebbero altre difficoltà andando su tutte le furie. Più tardi, molto sportivamente, Verrier e Murac  si fermarono per aiutarli a rimettere in strada la loro vettura: per la Gordini la corsa ebbe modo di proseguire ma Ogier-Véron conquistarono ancora una posizione. Al traguardo la classifica generale recitò così: 1° Neyret-Terramorsi (DS21 prototipo), 2° Verrier-Murac (DS21), 3° Ogier-Véron (DS21), 4° Nicolas-Roure (R8 Gordini Prototipo), 5°Vanson-Joly (DS21 Prototipo), 6° Terminarias padre e figlio (DS21), 7 Vasquez-de Pottier (R16 TS). Furono solamente sette su settantotto le vetture che riuscirono ad arrivare fino alla fine di questo Rally, di cui cinque Citroën DS 21 che vinsero, e lasciarono un segno indelebile nella storia.

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