Climbkhana: l’ultima follia di Ken Block sulla Mustang da 1.400 CV

Il popolare stunt-driver americano ha scalatola Pikes Peak al volante della Ford Mustang Hoonicorn allestita sulla base di un esemplare del 1965: totalmente elaborata, ora sviluppa 1.400 CV e 1.700 Nm di coppia massima.

A pensarla in Europa, molti appassionati griderebbero al sacrilegio: un’auto storica pesantemente vitaminizzata tanto da diventare un autentico prototipo? Roba da non credere. Non è così oltreoceano, dove se c’è da elaborare si elabora, a prescindere dall’anzianità e dal prestigio del veicolo.

Non stupisca, perciò, se una Ford Mustang del 1965 (la prima serie, la più ricercata dagli enthusiast della Pony car per eccellenza, ma anche di “veterane a stelle e strisce” tout court) sia stata talmente “riveduta e corretta” da sprigionare, sotto il cofano, la incredibile potenza di 1.400 CV. Come una Bugatti Chiron, però molto più “brutale” per come si mostra al pubblico.

Si tratta della Ford Mustang Hoonicorn RTR, una “vecchia conoscenza” tra i fan del funambolico Ken Block – allestita a fine 2014, nella prima versione disponeva di già 845 CV – che, ulteriormente aggiornata, è servita al popolare stunt-driver americano per una nuova “impresa”, ovvero la scalata alla Pikes Peak, la corsa in salita su sterrato che ogni anno, sulle vette del Colorado, richiama l’attenzione di milioni di tifosi.

Delle acrobazie di Ken Block, il mondo delle “follie” automotive era già abituato. L’ultima, in ordine di tempo, era di qualche settimana fa, in occasione di “Terrakhana”. Tuttavia, le piane desertiche dello Utah non sono niente al confronto della affascinante salita della Pikes Peak, la cronoscalata che nel 2016 ha celebrato i cento anni dalla prima edizione e che entrò nella storia delle competizioni grazie all’impegno di alcune Case ufficiali (Peugeot, con la 405 T16 di Ari Vatanen e, in tempi più recenti, 208 T16 del record stabilito da Sébastien Loeb; e Audi, con la Quattro S2 di Walter Rohrl).

Per questa nuova sfida ai limiti della guida che si snoda su venti chilometri di strada dalla pendenza media del 7% (con alcuni tratti al 10%), 1.439 m di dislivello e l’arrivo posto a 4.300 m sul livello del mare, Ken Block ha sviluppato – insieme al team Hoonigan che aveva curato l’allestimento della “iper-Mustang” con più di mezzo secolo di vita – un ulteriore upgrade alla storica coupé dell’Ovale Blu.

L’intervento, portato avanti da Hoonigan in partnership con Toyo Tyres che ha fornito speciali pneumatici e ha assunto il ruolo di main sponsor del progetto, ha riguardato principalmente la radicale trasformazione dalla Mustang di origine.

Eliminati la struttura a scocca portante e il pianale in origine derivato dalla Ford Falcon, è stato costruito un telaio in traliccio di tubi, la carrozzeria in acciaio ha lasciato il posto ad un modulo di pannelli interamente in fibra di carbonio; le sospensioni (posteriormente, la “vera” Mustang era equipaggiata con sospensioni tipo Hotchkiss ad assale montato su molle) sono state cambiate con un set – geometrie comprese – progettato per l’impiego agonistico.

Sotto il cofano (o di quel che ne rimane dell’elemento di origine: il pannello costruito da Hoonigan è provvisto di numerose prese d’aria supplementari), la Ford Mustang Hoonicorn di Ken Block per la scalata alla Pikes Peak ha adottato un doppio sistema di sovralimentazione supplementare, necessario per garantire l’adeguato apporto di aria all’unità Ford V8 RushYates da 6,7 litri di cilindrata e 845 CV (“ereditata” dalla Nascar) che già equipaggiava il super-prototipo nella prima configurazione, in abbinamento ad un cambio Sadev a sei rapporti ed alla trazione integrale. Nuovo anche il tipo di alimentazione: è a metanolo.

Da urlo (e non potrebbe essere altrimenti) i valori espressi dalla Ford Mustang Hoonicorn utilizzata da Ken Block per la spettacolarissima “Climbkhana”: 1.400 CV e addirittura 1.700 Nm di coppia massima. Ce n’è abbastanza per divertirsi.

 

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