Ducati e Andrea Dovizioso: una crescita da titolo mondiale?

Dovizioso e la Ducati sembrano avere raggiunto una competitività e una sicurezza nei propri mezzi che fino ad oggi non sembrava possibile.

Andrea Dovizioso nasce a Forlimpopoli il 23 Marzo del 1986, in una terra di grande passione per le due ruote. Il destino lo porta inevitabilmente a lottare nel Motomondiale, l’esordio è datato 2001 in sella ad una Aprilia nella categoria 125cc, ma la prima stagione del “Dovi” inizia nel 2002, il primo vero campionato, sempre di categoria 125cc. Inizia così un binomio tra Dovizioso e la Honda che lo vedrà campione del mondo di 125cc nel 2004 e grande protagonista gli anni successivi in 250cc, quando sfiorerà per tre stagioni il titolo iridato, nonostante l’inferiorità del mezzo tecnico a disposizione. Il grande salto avviene nel 2008, finalmente è tempo di misurarsi con la MotoGP, la classe regina. La Honda affida alle sue mani la HRC ufficiale, un modo per ringraziare l’italiano degli ottimi risultati fatti ottenere alla casa nipponica negli anni precedenti e un tentativo di valorizzare un talento pronto ad esplodere. Alla fine i risultati saranno buoni, costanti, ma a Dovizioso manca ancora qualcosa per puntare al titolo. Alla fine dell’esperienza con la HRC Repsol, il Dovi otterrà una singola vittoria, a Silverstone nel 2009. Le strade tra il forlivese e la Honda si separano a fine 2011, Dovizioso si rilancia alla grande nella stagione 2012 in sella ad una Yamaha clienti, per approdare infine nella grande famiglia Ducati nel 2013. Questo è il quinto anno di “Dovi-Power” in sella alla Ducati Desmosedici, non sono state stagioni facili quelle vissute dal centauro italiano, almeno fino al termine del 2016, quando finalmente è arrivata la prima vittoria con la Rossa di Borgo Panigale, sotto la pioggia di Sepang. Siamo arrivati ai giorni nostri, a questo entusiasmante 2017, in cui Andrea Dovizioso sembra avere la maturità giusta, la cattiveria adeguata per andare a prendersi il titolo iridato, un sogno che sembrava ormai irrealizzabile ma ancora tutto da costruire.

Le vittorie del Mugello e di Barcellona: un fuoco di paglia, oppure no?

Doveva essere una stagione da gregario quella di Dovizioso in Ducati, il pilota italiano si è visto arrivare come compagno di team un cinque volte campione del mondo come Jorge Lorenzo, il quale percepisce 12,5 milioni di euro all’anno di ingaggio. Proprio il sacrificio di Dovizioso ha permesso, in parte, l’arrivo del pluridecorato spagnolo, poiché il suo ingaggio è stato volutamente dimezzato rispetto al 2016, passando da 3 milioni a 1,5 milioni. Un sintomo di rispetto e attaccamento alla causa Ducati. In Qatar, prima uscita della stagione MotoGP 2017, il Dovi ha sfiorato la vittoria, lottando fino all’ultimo istante con Maverick Vinales, conquistando alla bandiera a scacchi un secondo posto. Tutto però cambia con il Gran Premio d’Italia, al Mugello, a sorpresa la Ducati si ritrova competitiva ed è Dovizioso l’uomo di punta. Dovi sorprende tutti, la sua Desmosedici grazie alla guida pulita e mai nervosa del forlivese risulta gentile con gli pneumatici, e utilizzando tanto la testa quanto il cuore vince sotto alla bandiera a scacchi beffando la Yamaha di Vinales. E’ un tripudio, una gioia incontenibile, la terza vittoria in MotoGP, la prima ottenuta sull’asciutto. Sette giorni dopo va in scena il GP di Catalunya al Montmelò, gara di casa per molti piloti della MotoGP. Dovizioso parte settimo dalla griglia di partenza, scatta bene al via e si mette subito dietro i primi. A dieci giri dalla fine il ducatista rompe gli indugi, passa la Honda di Pedrosa e fugge verso la vittoria. La seconda consecutiva, la quarta della sua carriera in MotoGP, un’altra conferma che questo sembra essere l’anno buono. Al momento la Ducati sembra soffrire meno di altre il degrado delle gomme, rimanendo bilanciata su ogni tracciato. Dovizioso sembra avere la maturità e la testa giusta per continuare su questa strada.

I punti di forza del Dovi e della Ducati Desmosedici

Non si scopre di certo a 31 anni Dovizioso, un pilota spesso snobbato dall’opinione pubblica, che si è concentrata più su altri maggiormente mediatici ed estroversi. Il Dovi, per sua stessa ammissione, è un ragazzo tranquillo, senza eccessi ma dal grande talento. Oggi se la Ducati ha raggiunto questo livello di competitività è frutto anche del grande lavoro effettuato dallo stesso Dovizioso in questi anni. Perché Andrea è un fine sviluppatore, un ragazzo meticoloso e pignolo, che utilizza una attenzione degna di un ingegnere. Dovizioso non ha mai alzato polveroni e polemiche inutili, non ha fiatato quando è stato ingaggiato Casey Stoner per fare da collaudatore alle Ducati, ha incassato in silenzio tutte le voci degli appassionati che avrebbero voluto Iannone e non lui in sella alla Desmo anche per il 2017. Adesso è venuto il momento di tirare fuori qualche sassolino dallo stivaletto, perché Dovizioso grazie anche alle ultime due vittorie ha acquisito quella consapevolezza che gli mancava per lottare alla pari con i grandissimi della categoria. E’ riuscito anche nella difficile missione di unire l’Italia delle due ruote a tifare per lui e per la Ducati. Il ragazzo ha dalla sua l’umiltà, in gara commette pochi errori perché prima di tutto sa gestire alla perfezione i momenti della gara e adesso ha raggiunto la maturità tecnica e fisica per vincere dappertutto. Mai si era visto un Dovizioso così ben allenato e tonico muscolarmente, anche questo ha giovato alle sue prestazioni in sella al suo bolide rosso.

La Ducati Desmosedici GP17 si sta rivelando una moto competitiva, fenomenale nei rettilinei grazie al suo splendido motore, ma anche più manovrabile in curva, più docile rispetto al passato. La vera forza attuale, che la fa emergere rispetto alla concorrenza, è il suo non soffrire eccessivamente la gomma che Michelin fornisce al Motomondiale in questa stagione. Honda e Yamaha, a fasi alterne, hanno avuto grossi problemi con questa mescola, mentre la Ducati è sembrata più bilanciata. Infatti fino ad oggi si sono messi in mostra i vari Petrucci, Bautista e anche Jorge Lorenzo sta piano piano trovando il feeling con la moto italiana. La strada che porta al titolo mondiale per Dovizioso e per la Ducati è ancora lunga e lastricata di ostacoli, ma sognare non costa nulla. Il titolo mondiale che manca a Borgo Panigale dal 2007 quando ad imporsi fu Casey Stoner, non sembra più un miraggio, merito del Dovi che oggi insegue Vinales al secondo posto della classifica piloti a sole 7 lunghezze di svantaggio. Le potenzialità ci sono tutte, ci aspetta un proseguimento della stagione da cardiopalma con una Ducati e un Dovizioso sicuri protagonisti.

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