Toyota Supra: bella ma incompresa

Redazione
14 Febbraio 2010
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Toyota Supra: bella ma incompresa

Nonostante una meccanica di prim’ordine non ha trovato sul mercato italiano il consenso che l’ha resa invece assai popolare negli States

Nonostante una meccanica di prim’ordine non ha trovato sul mercato italiano il consenso che l’ha resa invece assai popolare negli States

Anche se per i più giovani il suo ricordo è legato soprattutto all’apparizione nella saga cinematografica Fast and Furious, o in videogames del calibro di Granturismo, Need for Speed e Midnight Club, la Toyota Supra con una carriera lunga ben 23 anni (dal 1979 al 2002) è stata una delle sportive giapponesi più apprezzate sul mercato americano.

Riavvolgendo il nastro della storia tutto ha inizio nel 1979, quando Toyota lancia sulla scena giapponese la Celica Supra, versione sportiva della coupè Celica. A cambiare è il cofano, allungato per accogliere un motore a sei cilindri in linea, dagli ingombri decisamente maggiori rispetto al 4 cilindri della vettura di partenza. I volumi da classica “hatchback” (in qualche dettaglio ricorda la nostra Lancia Beta) propongono al posteriore un ampio lunotto, elemento voluto dai designer per creare un distinguo rispetto alla diretta concorrente sul mercato, la Nissan Z. Disponibile con cambio manuale o automatico (con tanto di overdrive) viene proposta sul mercato nipponico con una cubatura di 2 litri, per 110 cavalli di potenza che salgono nel 1980 a 145 grazie all’adozione di una turbina Garrett. Per i clienti del Nordamerica la cilindrata auemnta prima a 2.6 poi a 2.8 litri, mentre i cavalli passano nel 1981 da 110 a 116. La tenuta di strada risulta di primissimo livello, merito di uno schema sospensivo che abbina il sistema Mac Pherson per le ruote anteriori e di un evoluto multilink con barra stabilizzatrice al posteriore, asse che trasmette il moto alle ruote. L’equipaggiamento di serie è di primo livello e comprende cerchi in lega, alzacristalli elettrici, chiusura centralizzata, impianto stereo a 4 altoparlanti e cruise control.

Nel 1982 viene presentata la seconda generazione, con modifiche radicali. La Supra conserva il pianale, il nome e alcune soluzioni tecniche della sorellina Celica, ma propone anche una maggiore caratterizzazione estetica. Fanno il loro esordio i gruppi ottici a scomparsa, le linee si fanno più filanti e aerodinamiche, più vicine se vogliamo al gusto europeo. Ed in effetti la Mark II arriva anche sul mercato del Vecchio Continente, con un biglietto da visita piuttosto interessante. Sotto il cofano il propulsore è un 2.8 litri a iniezione elettronica, accreditato di 175 cavalli, riserva che consente una velocità massima di 210 Km/h. Due sono le versioni proposte, Performance Type e Luxury Type, differenti per caratterizzazione estetica (minigonne, spoiler), rifiniture interne e per la presenza nell’allestimento sportivo del differenziale a slittamento limitato. Nuove sono le sospensioni a quattro ruote indipendenti, progettate in collaborazione con Lotus. La dotazione di serie comprende ora nuovi dispositivi elettronici, su tutti il computer di bordo che provvede, tra le varie funzioni, alla gestione ottimale dei consumi.[!BANNER]

Sottoposta a continui aggiornamenti, la Mark II rimane in listino sino ai primi mesi del 1986 quando viene presentata la terza generazione della GT giapponese che –  a cominciare dalla denominazione commerciale, ora semplicemente Supra – perde ogni legame diretto con la Celica. La disposizione meccanica rimane quella tradizionale ma la cubatura del motore sfiora adesso i tre litri mentre le valvole sono ora 4 per cilindro. Al banco i cavalli salgono a 200, ma in listino è preente anche una versione sovralimentata da 230 CV. Nonostante i volumi rimangano pressochè invariati assistiamo ad un completo aggiornamento della carrozzeria che ora ha una migliore penetrazione aerodinamica. La Mark III, che sarà disponibile anche in un’inedita configurazione Targa, rimarrà in listino sino al 1992.

L’anno successivo, il 1993, apre le porte ad una vera e propria rivoluzione, la Mark IV. Netta è la rottura dei canoni stilistici, con linee decisamente più morbide, se vogliamo anche meno caratterizzate. I Gruppi ottici tornano ad essere bene in vista, con dimensioni anche piuttosto generose. Al posteriore compare un vistoso alettone, soluzione che lascia intuire l’ulteriore evoluzione in termini di prestazioni assolute. Confermata la variante con tetto removibile che affianca la Coupè, il motore conserva la cilindrata di 3 litri ma – completamente rivisto – è ora disponibile in due varianti di potenza da 230 e 276 cavalli, per la versione aspirato o “twinturbo”. Per i clienti europei ed americani il modello sovralimentato grazie ad una serie di affinamenti meccanici è proposto però in una variante ancor più spinta, capace di 320 cavalli e di una velocità massima di 280 Km/h. Numeri che ingolosiscono gli appassionati di supercar, e anche i seguaci del tuning, che presto si accorgono del potenziale di elaborazione offerto dalla due porte giapponese. Dando un occhiata ai vari kit, soprattutto di marca yankee, non è difficile incorrere in potenze gonfiate fino a 800-1000 cavalli. Per rendersi conto di tutto questo basta ricercare tra le decine di videoclip pubblicati sul web . Ottimi sono anche i risultati sportivi raccolti in varie categore turismo.

Sebbene in America la Supra venga tolta dal listino a partire dal 1998, in Giappone la produzione prosegue sino al 2002. Da allora si sono sempre succedute voci mai confermate di una quinta generazione: tra ipotesi, rendering e prototipi che indirettamente possano raccoglierne il testimone, secondo alcuni l’erede della Supra è rappresentata dalla Lexus LF-A, mentre per altri sarà la concept FT-HS.

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