Ford Capri: la coupé di famiglia compie 50 anni

Tre serie, quasi 1,8 milioni di esemplari, un ampio ventaglio di motorizzazioni, un proficuo impegno nelle corse. Ripercorriamone l’appassionante storia.

“Formidabile quell’anno”: è trascorso mezzo secolo da quel 1969 che tanto in Italia quanto in molte altre Nazioni ebbe un ruolo-chiave nel passaggio fra due epoche. Il primo uomo sulla Luna (avvenimento che proprio lo scorso 20 luglio ha celebrato i cinquant’anni, e che abbiamo approfondito in una nostra retrospettiva), ma anche il Festival di Woodstock, primo grande happening che, a metà agosto del 1969, radunò centinaia di migliaia di persone nella omonima Contea dello Stato di New York; e il primo volo del Boeing 747. Da noi, il 1969 coincise con l’aumento delle lotte sindacali nelle grandi aziende, l’addio definitivo al periodo del “boom” economico; e si concluse in maniera drammatica prima, e tragica poi, con l’”Autunno Caldo” e, il 12 dicembre, la Strage di Piazza Fontana che diedero il via ad un lungo decennio ben meno “spensierato” rispetto agli anni 60.

Il 1969 fu, dal punto di vista della storia dell’auto, un’annata nobile relativamente alle novità di mercato che debuttarono in produzione: per citare le più rilevanti, Fiat 128 e Autobianchi A112 su tutte; ma anche la più effimera Autobianchi A111, le lussuose Peugeot 504 Coupé e Cabriolet Pininfarina, la (all’epoca poco capita) VW-Porsche 914, e Ford Capri.

Quest’ultima, celebra ora i cinquant’anni dal debutto della prima coupé “europea globale” dell’Ovale Blu: per le linee esterne venne infatti scelto il progetto elaborato dal Centro Stile Ford di Dagenham, e la produzione avvenne in Belgio, in Germania e, appunto, in Inghilterra, con (nella prima generazione) motorizzazioni differenti a seconda dei mercati di destinazione.

Dal Nurburgring a Zandvoort

In occasione del mezzo secolo dalla presentazione e dal “lancio” commerciale, un esemplare di Ford Capri prima serie (1969-1973) nella variante “tedesca” RS2600 – equipaggiata, cioè, con l’unità a 6 cilindri a V alimentata ad iniezione meccanica che costituì la base di partenza per l’allestimento della declinazione-corsa Gruppo 2 vittoriosa nel Campionato Europeo Turismo 1971 con Dieter Glemser e 1972 con Jochen Mass e, fra gli altri, portata in gara all’epoca anche da Niki Lauda; nonché vettura degli esordi “ufficiali”, nello stesso periodo, per Walter Röhrl – è stata nei giorni scorsi protagonista di un viaggio celebrativo, che ha condotto la vettura dalle montagne dell’Eifel (la regione universalmente nota per il circuito del Nurburgring, in cui vennero effettuati i test di messa a punto prima dell’anteprima al grande pubblico, cinquant’anni fa) alla volta di Spa-Francorchamps e Zandvoort, due dei tracciati che videro Ford Capri più volte vittoriosa.

Al volante della Ford Capri del Giubileo, il giornalista (ed ex pilota) inglese Steve Sutcliffe, che si è immerso in un “viaggio-retrospettiva” lungo 700 km di storia: “Ford Capri è stata una vettura che ha permesso all’uomo comune di vivere quotidianamente in un sogno – ha osservato liricamente Sutcliffe – La sua peculiarità consisteva nell’aiutare chi la guidava a farlo stare bene con se stesso; e il bello è che riesce tuttora a fare rivivere questa sensazione. In poche parole, è il puro piacere di guidare qualcosa di diverso” (emozionalità peraltro condivisa dai possessori di molte altre vetture sportive della stessa epoca).

La prima serie del 1969

Sviluppata con l’idea di allestire una declinazione coupé dalla già fortunata Escort che aveva debuttato all’inizio del 1968 e una variante “baby” rispetto alla americana Mustang nata nel 1964 e che oltreoceano aveva già un ruolo bestseller nella lineup di Dearborn, Ford Capri è stata prodotta fino al 1986 in tre generazioni successive, e per un totale di 1,8 milioni di unità: risultato da record per una vettura dalle linee coupé, per quanto “addomesticate” dalla soluzione di abitacolo a quattro posti e da unità motrici derivate direttamente dalla contemporanea produzione. Proprio questi, insieme alla consueta strategia di vendite a prezzi competitivi, furono gli ingredienti alla base dell’ottimo riscontro ottenuto da Ford Capri fin dall’epoca del debutto sul mercato. Un gradimento che, proprio per la “trasversalità” di target, ha per lunghi anni trovato estimatori tanto nei giovani desiderosi di una vettura dall’immagine chiaramente sportiva ma dal prezzo “popular”, quanto fra le famiglie (e, per questo, sono ancora oggi numerosissimi i trentacinquenni-quarantenni che ricordano con nostalgia Ford Capri come “auto di famiglia”).

Seconda serie: la maturità

In occasione dell’aggiornamento in chiave “Model Year 1974”, Ford Capri venne sottoposta ad un sostanziale programma di restyling, che peraltro coincise con l’unificazione dei modelli prodotti nei vari stabilimenti europei. Fra le novità di principale rilievo, l’adozione del portellone (utile soprattutto per le famiglie), tuttavia una certa semplificazione nelle linee esterne contrassegnò – parere di molti osservatori – la nuova seconda generazione di Ford Capri in maniera meno “personale” rispetto alla prima serie. Ford Capri Mk2, prodotta dal 1974 al 1978 (anche nell’allestimento “alto di gamma” Ghia), venne equipaggiata con cinque unità motrici (1.3, 1.6, 2.0, 2.3 e 3.0 – questi ultimi V6 – con potenze comprese fra 57 CV e 138 CV), in abbinamento al consueto cambio manuale a cinque rapporti al quale si aggiunse l’automatico a tre rapporti.

Terza serie: si torna a fare sul serio

Per la terza generazione, che vide la luce nel 1978, Ford Capri tornò filologicamente alle proprie origini. Vale a dire: un sapiente progetto di restyling conferì alla “coupé per tutti” di Ford un gradito ritorno all’immagine sportiva e personale che, quasi un decennio prima, aveva caratterizzato la prima generazione. Del resto, ci si trovava nell’immediata vigilia degli anni 80, e l’adozione di nuove appendici aerodinamiche, nuovi cerchi “RS”, inediti alettoni (a seconda delle singole versioni) e motivi grafici ad hoc, fecero decisamente “presa” tra gli appassionati, per i quali vennero proposte, quali declinazioni alto di gamma, il 3.0 da 175 CV e le mai dimenticate 2.8 Injection (160 CV) e 2.8 Turbo. La parabola di Ford Capri si concluse a fine 1986. In totale, gli anni di produzione furono dunque 17, e le unità deliberate (anche negli USA, in Sudafrica e in Australia: memorabile, a questo proposito, la V8 Perana prodotta esclusivamente dalla filiale sudafricana) arrivarono a quota 1,8 milioni.

Ford Capri nelle corse

I ragazzi di allora le ammiravano “dal vivo” (quando potevano) oppure ne sognavano le imprese sulla stampa specializzata. I bambini ne imitavano le gesta immaginandosi al volante della Ford Capri di papà o del nonno; oggi, eserciti di enthusiast ne riscoprono – o ne vivono nelle numerose rievocazioni alle quali esse partecipano – l’immagine dannatamente “racing” espressa dalle versioni Gruppo 2 (prima generazione) che nella prima metà degli anni 70 arrivarono a sprigionare quasi 330 CV; e le mostruose “derivate” Gruppo 5 che Erich Zakowski – leggendario tecnico e team manager tedesco che successivamente avrebbe vissuto il culmine del proprio impegno professionale in F1 – allestì, tra la fine degli anni 70 e l’inizio degli anni 80, partendo dalla cellula centrale “di serie”, pur modificandone radicalmente telaio e meccanica, come del resto la regolamentazione Gruppo 5 consentiva. Le celebri Ford Capri Zakspeed, allestite in due serie (la prima, da 1,4 litri, erogava oltre 450 CV; la seconda, 1.7, trasferiva a terra più di 600 CV) furono mattatrici nel DRM-Deutsche Rennsport Maistershaft dell’epoca, tanto da permettere all’esperto Klaus Ludwig il successo finale nella stagione 1981.

Ford Capri 50 anni 1969-2019 Vedi tutte le immagini
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