La Clio Williams torna a far sognare: e se avesse 300 CV?
C’è un nome che fa battere forte il cuore degli appassionati di hot hatch: Clio Williams. Basta evocarlo per risvegliare ricordi di una generazione che ha visto nascere uno dei miti più iconici degli anni ’90, un simbolo di sportività accessibile, agilità e grinta tutta francese. Ma cosa succede quando la leggenda viene proiettata nel presente, riletto attraverso l’occhio visionario di un designer? Ecco che entra in scena David Baylis, che con la sua reinterpretazione ha scatenato discussioni e sogni tra gli amanti delle auto ad alte prestazioni.
Baylis, noto per la sua capacità di reinterpretare i grandi classici senza snaturarne l’anima, ha deciso di rimettere mano al mito della Clio Williams, portandolo in una dimensione contemporanea che non fa sconti a nessuno. La sua visione non si limita a un semplice restyling: qui siamo di fronte a una vera e propria rivoluzione tecnica e stilistica. La silhouette rimane compatta, fedele all’originale, ma tutto il resto viene ripensato secondo le logiche dell’auto sportiva moderna. Spiccano subito lo splitter anteriore pronunciato, i doppi terminali di scarico, uno spoiler sul tetto e la celebre livrea blu scuro con cerchi dorati: dettagli che urlano sportività e richiamano la tradizione senza cadere nella nostalgia sterile.
Ma il cuore pulsante di questa operazione è senza dubbio il nuovo motore: al posto del leggendario 2.0 16V da 150 CV dell’originale, Baylis immagina un 2.0 turbo capace di erogare ben 300 CV, mantenendo la trazione anteriore e abbinandolo a un cambio manuale a sei rapporti. Un salto quantico rispetto al passato, che mette sul piatto una potenza degna delle migliori sportive attuali. A sottolineare la vocazione pistaiola della vettura, troviamo anche i freni Alpine, una scelta che non è solo tecnica ma anche simbolica, segno di possibili sinergie tra le anime più prestazionali della galassia Renault.
La cura per i dettagli tecnici non si ferma all’aspetto motoristico. L’aerodinamica è stata rivista in chiave funzionale: dalle prese d’aria dedicate al raffreddamento dei freni fino al generoso diffusore posteriore, ogni elemento ha uno scopo preciso, e nulla è lasciato al caso. Baylis dimostra così di conoscere bene le esigenze delle hot hatch moderne, dove la forma segue la funzione e l’estetica è figlia della necessità di dominare l’asfalto.
Eppure, dietro l’apparente perfezione di questa reinterpretazione, si celano alcune ombre che non possono essere ignorate. Il peso, innanzitutto: si passa dai 950 kg della Clio Williams originale ai ben 1.410 kg previsti dalla versione contemporanea. Un incremento significativo, dettato dagli attuali standard di sicurezza, insonorizzazione e dai vincoli normativi sempre più stringenti. Un aumento che inevitabilmente penalizza il rapporto peso-potenza, uno dei segreti del successo della piccola sportiva degli anni ’90. A questo si aggiungono le sfide tecniche poste da un 2.0 turbo da 300 CV su trazione anteriore: il rischio di torque steer e sottosterzo è concreto, e solo l’elettronica più raffinata e differenziali sofisticati possono tenere a bada le reazioni più brutali della meccanica.
Sul fronte industriale, però, il progetto di Baylis resta un puro esercizio di stile. Nessuna conferma ufficiale da parte di Renault, che sembra guardare con un certo distacco a questa operazione, consapevole che il mercato di oggi va in tutt’altra direzione. L’elettrificazione e le soluzioni ibride sono ormai il nuovo mantra, e una proposta esclusivamente termica appare più come un omaggio al passato che una reale opportunità commerciale. La community si divide: da una parte i nostalgici, pronti a tutto pur di rivedere in strada la loro amata Clio Williams; dall’altra i critici, che sottolineano l’inadeguatezza di una sportiva “vecchia scuola” in un contesto dominato dalla transizione energetica.
Resta il fascino di un’operazione che sa parlare al cuore degli appassionati, capace di riaccendere il dibattito su come si possa reinterpretare un’icona senza tradirne l’essenza. La Clio Williams secondo David Baylis è molto più di un esercizio di stile: è una provocazione, un manifesto che sfida le convenzioni e invita a riflettere su cosa significhi davvero essere sportivi oggi. E, in fondo, è proprio questo il compito delle leggende: non smettere mai di farci sognare.
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