Cosa stai cercando?
Cerca

Chery Tiggo 9 CSH, batteria immersa 24 ore in acqua salata

Di Vincenzo Calvarano
Pubblicato il 24 set 2026
Chery Tiggo 9 CSH, batteria immersa 24 ore in acqua salata
Chery sottopone la batteria da 34,46 kWh della Tiggo 9 CSH a 24 ore in acqua salata e a un test d’urto del sottoscocca: ecco risultati, numeri e cosa cambia per la sicurezza.

Una batteria da 34,46 kWh e 228 kg immersa per 24 ore in acqua salata, poi rimontata sull’auto e sottoposta a un impatto del sottoscocca contro un gradino alto 25 centimetri. È il test affrontato dalla Chery Tiggo 9 CSH Super Hybrid a Costanza, in Romania, in occasione del Black Sea Safety Challenge, prima tappa europea della Global Safety Challenge del costruttore cinese.

Le prove, condotte dagli ingegneri di FEV, puntavano a verificare soprattutto due aspetti delicati per una vettura elettrificata: la capacità del pacco batterie di resistere a una lunga esposizione all’acqua salata e la protezione dagli urti provenienti dal fondo della vettura. Due situazioni estreme, ma utili per mettere sotto stress involucro, guarnizioni, collegamenti elettrici e sistemi di raffreddamento.

Batteria Chery Tiggo 9 CSH: 24 ore immersa in acqua salata

Il primo test ha riguardato direttamente la batteria della Chery Tiggo 9 CSH. Il pacco da 34,46 kWh è stato rimosso dal SUV e calato all’interno di una vasca profonda 1,2 metri. L’acqua presentava una concentrazione di sale pari a 35 grammi per litro, un valore paragonabile alla salinità media degli oceani.

La presenza del sale è un elemento importante. Rispetto all’acqua dolce, infatti, aumenta la conducibilità elettrica e rende l’ambiente più aggressivo nei confronti di guarnizioni, componenti metallici e connessioni. Prima dell’immersione sono stati quindi registrati i valori di riferimento necessari per confrontare le condizioni della batteria al termine della prova.

Dopo 24 ore sott’acqua, il pacco è stato estratto e controllato. Non sono stati rilevati fenomeni di corrosione, rigonfiamenti o perdite. Anche i connettori di alta e bassa tensione e la valvola di sfiato sono risultati asciutti.

Un controllo visivo, però, non sarebbe stato sufficiente. Per questo è stata verificata anche la tenuta dell’involucro attraverso una prova in pressione. La perdita misurata è stata di 8,067 Pa/min, rispetto a un limite di accettazione fissato a 31 Pa/min.

Altro parametro fondamentale è stato l’isolamento elettrico. La resistenza misurata tra i terminali ad alta tensione e l’involucro della batteria è rimasta superiore a 500 MΩ. In termini pratici, significa che l’isolamento del sistema ad alta tensione è stato mantenuto anche dopo la lunga immersione.

Dopo l’acqua arriva l’urto contro un gradino da 25 cm

Conclusa la prima parte della prova, la stessa batteria è stata rimontata sulla Tiggo 9 CSH. Il SUV si è avviato regolarmente, ma il programma non era ancora terminato.

La vettura è stata portata a una velocità di circa 14-15 km/h e fatta passare sopra un ostacolo rigido alto 25 centimetri, in modo da provocare uno strisciamento e un impatto nella zona del sottoscocca.

Una situazione pensata per simulare un urto dal basso, uno dei rischi più importanti per le batterie installate sotto il pianale delle auto elettriche e plug-in hybrid. Un ostacolo, un dosso particolarmente pronunciato o un oggetto presente sulla carreggiata possono infatti colpire proprio l’area in cui si trova il pacco.

Dopo l’impatto è stato riscontrato un lieve danneggiamento del rivestimento in PVC della piastra di protezione, mentre l’involucro della batteria non ha riportato crepe o danni strutturali. Sono rimasti integri anche i connettori di alta e bassa tensione e i circuiti utilizzati dal sistema di raffreddamento.

Non sono state inoltre rilevate perdite di elettrolita o anomalie termiche, mentre sul quadro strumenti non si sono accese spie di avvertimento.

A proteggere la batteria c’è una struttura multistrato che comprende una piastra inferiore in acciaio da 780 MPa, progettata proprio per limitare le conseguenze degli impatti provenienti dal fondo.

Tiggo 9 CSH, autonomia elettrica di 140 km e arrivo a novembre

La batteria testata in Romania fa parte del sistema Chery Super Hybrid (CSH), la tecnologia plug-in hybrid sviluppata dal costruttore. Il pacco dispone di protezione IP68 contro acqua e polvere e, in caso di incidente, il sistema può interrompere l’alta tensione in 2 millisecondi. Le celle sono inoltre progettate per lavorare in un intervallo di temperatura compreso fra -35 e +60 °C.

Questa tecnologia arriverà presto anche sulle strade italiane. La Chery Tiggo 9 CSH è infatti il SUV a sette posti scelto per inaugurare la gamma Chery in Italia, con l’arrivo nelle concessionarie previsto per novembre 2026.

Il sistema di propulsione abbina un motore 1.5 TGDi a tre motori elettrici, per una potenza complessiva di 428 CV e la trazione integrale. La batteria da 34,46 kWh protagonista delle prove in Romania consente un’autonomia elettrica dichiarata di 140 km nel ciclo WLTP.

Per chi utilizza una plug-in hybrid, il risultato dei test ha un significato concreto: la protezione della batteria non riguarda soltanto il normale funzionamento del sistema elettrico, ma anche la capacità del pacco di mantenere isolamento e integrità in condizioni particolarmente severe.

Il Black Sea Safety Challenge rappresenta quindi anche un’anticipazione del debutto commerciale della Tiggo 9 CSH. Il prossimo passaggio sarà quello più importante per il pubblico italiano: conoscere nel dettaglio allestimenti, dotazioni e prezzi con cui il nuovo SUV Chery arriverà sul mercato.

Seguici anche sui canali social
Seguici su TikTok @motori_it
Seguici su TikTok
Motori_it
Seguici su X

Ti potrebbe interessare