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Chery, ricarica elettrica da record: 500 km in soli 5 minuti

Di Fabrizio Gimena •
Pubblicato il 23 ott 2026
Chery, ricarica elettrica da record: 500 km in soli 5 minuti
. Chery presenta un sistema di ricarica da 1,44 MW capace di recuperare 500 km di autonomia in appena 5 minuti. Ecco come funziona la nuova tecnologia e quando arriveranno le colonnine.

Cinque minuti per recuperare 500 km di autonomia. Non è più soltanto un obiettivo per il futuro delle auto elettriche, ma la promessa della nuova tecnologia presentata da Chery in Cina. Il costruttore ha annunciato un sistema di ricarica ultrarapida da 1,44 MW, capace di portare la batteria dal 10 al 97% in appena 6 minuti e 50 secondi. Numeri impressionanti, soprattutto se confrontati con quelli delle colonnine oggi più diffuse. Eppure, nel mercato cinese, Chery non è nemmeno l’azienda più veloce.

La corsa alla ricarica delle auto elettriche sta infatti cambiando passo. Dopo BYD, Geely e CATL, anche Chery entra nella competizione per ridurre le soste alle colonnine a pochi minuti. Con un obiettivo preciso: avvicinare i tempi di rifornimento delle vetture elettriche a quelli delle auto tradizionali.

Ricarica da 1.440 kW: i numeri della nuova tecnologia Chery

Il dato che colpisce è naturalmente la potenza. Il nuovo sistema Chery raggiunge 1.440 kW, equivalenti a 1,44 megawatt. Per capire la portata della novità, basta considerare che molte colonnine ultrarapide attualmente disponibili sulle reti pubbliche lavorano con potenze nominali comprese tra 150 e 350 kW.

Chery promette di recuperare 500 km di autonomia in cinque minuti, mentre per passare dal 10 al 97% della capacità della batteria servirebbero soltanto 6 minuti e 50 secondi.

Attenzione, però: questi valori non significano che qualsiasi auto elettrica possa ottenere gli stessi risultati collegandosi alla nuova colonnina. Servono batterie progettate per accettare potenze molto elevate, un sistema di gestione termica adeguato e condizioni di ricarica favorevoli.

Inoltre, 500 km recuperati non equivalgono necessariamente a 500 km effettivamente percorribili. L’autonomia dipende dal ciclo di riferimento utilizzato, oltre che da velocità, temperatura esterna, percorso e stile di guida.

Chery ha comunque fornito un’altra indicazione: in scenari definiti conservativi, il sistema sarebbe in grado di recuperare gli stessi 500 km in otto minuti. Non sono stati invece comunicati risultati specifici per le ricariche con temperature particolarmente basse o elevate.

Un ruolo importante viene attribuito anche all’intelligenza artificiale. Il sistema CheryMind regola la potenza di ricarica in funzione delle variazioni di temperatura all’interno della batteria. L’obiettivo è mantenere velocità elevate senza compromettere la salute degli accumulatori.

Sulla carta, una soluzione che potrebbe aiutare a gestire meglio uno degli aspetti più delicati delle ricariche ad altissima potenza: il calore generato durante il trasferimento dell’energia.

La sfida con BYD, Geely e CATL si gioca sui minuti

La nuova tecnologia Chery arriva in un momento di forte competizione tra i principali gruppi automobilistici cinesi. E ormai la sfida non riguarda soltanto l’autonomia delle vetture, ma anche quanto tempo serve per ripristinarla.

BYD ha presentato un sistema da 1,5 MW, mentre Geely ha alzato ulteriormente l’asticella annunciando una soluzione da 2,2 MW. CATL, uno dei maggiori produttori mondiali di batterie, lavora invece su accumulatori capaci di sostenere ricariche estremamente rapide.

Nel confronto sui tempi dichiarati per raggiungere il 97% di carica, Chery si colloca subito dietro CATL. Quest’ultima ha comunicato un tempo di 6 minuti e 27 secondi, contro i 6 minuti e 50 secondi del nuovo sistema Chery. Appena 23 secondi di differenza.

FAW, Geely e BYD si collocano invece, secondo i dati riportati nel confronto, tra gli otto e i nove minuti per raggiungere lo stesso livello di carica.

Naturalmente, non si tratta di una classifica definitiva. I risultati possono dipendere dalla capacità delle batterie, dalle condizioni dei test e dalle caratteristiche dei singoli sistemi. Senza prove effettuate nelle medesime condizioni, il confronto resta indicativo.

C’è poi un altro aspetto da considerare: la potenza massima dichiarata non coincide necessariamente con quella mantenuta durante tutta la sessione. Normalmente la velocità diminuisce quando la batteria si avvicina alla carica completa, per proteggere le celle.

Il risultato è comunque significativo. In Cina i costruttori stanno passando dalla competizione sui minuti a quella sui secondi, cercando di eliminare uno dei principali ostacoli alla diffusione delle auto elettriche.

20.000 stazioni entro il 2029: cosa cambia per gli automobilisti

La tecnologia, da sola, non basta. Per rendere davvero utili queste prestazioni serve una rete di infrastrutture capace di erogare potenze così elevate.

Chery ha già avviato l’installazione delle prime colonnine e prevede di arrivare a 100 punti di ricarica operativi in 10 città cinesi nel breve periodo.

Il piano è decisamente più ambizioso sul lungo termine: 20.000 stazioni a livello mondiale entro il 2029. Non sono stati però specificati i Paesi coinvolti, né un calendario per l’eventuale arrivo in Europa o in Italia.

BYD, intanto, procede con un programma più rapido. Il costruttore cinese ha già annunciato l’installazione di 10.000 caricatori da 1,5 MW e punta a raggiungere quota 20.000 entro la fine del 2026.

Per gli automobilisti, il vantaggio potenziale è evidente. Una sosta di pochi minuti potrebbe essere sufficiente per recuperare centinaia di chilometri, riducendo sensibilmente i tempi di attesa durante i viaggi più lunghi.

Ma ci sono ancora diverse questioni da risolvere. Le colonnine da oltre un megawatt richiedono infrastrutture elettriche adeguate e, soprattutto, vetture compatibili. Non basta aumentare la potenza disponibile alla presa se la batteria dell’auto non è in grado di utilizzarla.

Resta inoltre da capire quanto costerà ricaricare a queste velocità e quale sarà l’effettiva disponibilità delle nuove stazioni fuori dalla Cina.

La direzione, però, è chiara. La ricarica delle auto elettriche sta diventando sempre più veloce, almeno sui sistemi di nuova generazione. E se le prestazioni dichiarate da Chery saranno confermate nell’utilizzo quotidiano, la differenza rispetto a un rifornimento tradizionale potrebbe ridursi ulteriormente.

Per ora i 500 km in cinque minuti restano una prestazione annunciata dal costruttore, non un risultato garantito per tutte le vetture. La vera prova arriverà quando la tecnologia sarà disponibile su larga scala, con automobili compatibili e colonnine accessibili anche fuori dal mercato cinese.

 

 

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