Chery KP31: il primo pick-up con sistema PHEV alimentato a diesel
Il mondo dei pick-up sta vivendo una rivoluzione silenziosa, eppure profondissima. Quando si parla di veicoli commerciali robusti, spesso il dibattito si polarizza tra tradizione e innovazione, tra chi non rinuncia al classico diesel e chi guarda con curiosità all’elettrificazione. Ecco che, in questo scenario, la Chery KP31 si presenta come una risposta inedita e sorprendente, capace di mescolare sapientemente il meglio dei due mondi. Non è solo una questione di stile o di marchio: qui si tratta di ridefinire i confini di ciò che un ute può e deve essere nel 2026.
La carta vincente di questo modello? Senza dubbio il suo cuore tecnologico. Parliamo di un diesel PHEV che non si limita a fare da ponte tra passato e futuro, ma che intende ridefinire le regole del gioco. Sotto il cofano pulsa un motore 2.5 litre turbo abbinato a un sistema ibrido plug-in, una combinazione che fa subito capire di non trovarsi di fronte all’ennesimo pick-up diesel rivisitato. L’attenzione si concentra subito su un dato che, nel settore, non passa inosservato: la thermal efficiency 47 percent. Questo valore, apparentemente freddo e tecnico, racconta in realtà una storia di ricerca e sviluppo che punta a tagliare i consumi e, soprattutto, a offrire una soluzione più sostenibile e concreta per chi macina chilometri ogni giorno.
Non è solo una questione di numeri, però. La Chery KP31 promette di portare su strada (e fuori strada) un risparmio di carburante del 10% rispetto ai classici diesel, una percentuale che, per chi lavora e viaggia spesso con carichi importanti, può davvero fare la differenza a fine mese. A proposito di carichi: qui si parla di payload 1000 kg, una cifra che mette subito in chiaro le intenzioni di questo modello. Ma il vero colpo di scena arriva quando si scopre che la capacità di towing 3.5 tonnes non è un vezzo da scheda tecnica, ma una reale promessa di versatilità per chi deve trainare attrezzature, rimorchi o veicoli senza rinunciare alla comodità di un veicolo moderno.
Ed è proprio sul comfort che Chery ha deciso di alzare l’asticella. Il nuovo pick-up cinese non si accontenta di offrire prestazioni da record: il focus sul profilo NVH (Noise, Vibration, Harshness) si traduce in una riduzione delle vibrazioni del 30% rispetto ai diesel tradizionali. Un dato che, a prima vista, può sembrare secondario, ma che diventa centrale per chi affronta lunghe percorrenze o utilizza il veicolo in ambito professionale, dove il benessere a bordo non è un optional ma una necessità. L’esperienza di guida, così, si trasforma: meno rumore, meno vibrazioni, più comfort, anche dopo ore al volante.
Ma Chery non si ferma qui. Il debutto del modello in Australia nel quarto trimestre 2026 è solo il primo passo di una strategia che guarda lontano. Già si parla di un’evoluzione della gamma, con una motorizzazione benzina PHEV prevista per il 2027, segno che l’azienda vuole presidiare tutte le nicchie di mercato, senza lasciare nulla al caso. Le dimensioni generose del concept (5.610 mm di lunghezza, destinate a ridursi a 5.450 mm nella versione definitiva) raccontano di un veicolo che non teme il confronto con i colossi del segmento, ma che punta a distinguersi con una proposta tecnica originale.
Il mercato dei pick-up elettrificati, d’altronde, si sta muovendo rapidamente. Modelli come BYD Shark 6 e GWM Cannon Alpha spingono sull’acceleratore dell’innovazione, ma la Chery KP31 sceglie una strada diversa: non abbandona i vantaggi del diesel, ma li integra con la tecnologia ibrida plug-in, offrendo un’alternativa concreta per chi lavora in zone dove le infrastrutture di ricarica sono ancora un miraggio. Un approccio pragmatico, che non teme di mettere sul piatto anche le possibili criticità: costi di acquisto e manutenzione, complessità tecnica, impatto ambientale reale. Ma è proprio qui che si gioca la partita: nella capacità di offrire una soluzione affidabile, versatile e confortevole a chi, ogni giorno, chiede al proprio ute di essere molto più di un semplice mezzo di trasporto.
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