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Ceer, la nuova auto elettrica dell’Arabia Saudita

Di Simone Fiderlisi
Pubblicato il 15 gen 2026
Ceer, la nuova auto elettrica dell’Arabia Saudita
Il marchio saudita Ceer presenta la sua prima auto elettrica: design distintivo, parabrezza panoramico e collaborazioni con BMW, Hyundai Transys e Rimac. Contesto produttivo e investimenti in Arabia Saudita.

Nel panorama internazionale della mobilità sostenibile, Ceer si affaccia come la nuova scommessa dell’Arabia Saudita nel settore delle auto elettrica. Un progetto che non passa inosservato, complice un design audace che si fa subito notare per le porte ad ali di gabbiano e il caratteristico parabrezza panoramico, elementi che strizzano l’occhio a un pubblico abituato a lasciarsi stupire dall’innovazione, ma che qui si caricano anche di significati strategici. Il debutto del prototipo Ceer non è solo un esercizio di stile, ma la manifestazione tangibile di una volontà di emancipazione industriale, che punta a ridefinire gli equilibri nel mercato globale dei veicoli elettrici.

Ceer non si limita a inseguire le tendenze: le sue linee nette e le superfici scolpite comunicano una rottura rispetto ai canoni tradizionali, mentre la scelta delle porte ad ali di gabbiano richiama suggestioni da supercar, accendendo la curiosità di chi vede in ogni dettaglio una dichiarazione d’intenti. Il parabrezza panoramico, che si estende verso il tetto, amplifica la sensazione di spazio e modernità, ma al contempo solleva interrogativi sulla praticità quotidiana e sulla sicurezza, specialmente in caso di urto. Sono dettagli che raccontano la doppia anima di Ceer: provocatoria nell’estetica, ma consapevole delle sfide concrete che attendono il passaggio dalla concept car alla produzione in serie.

Dietro l’immagine avveniristica, si cela una strategia industriale ben più articolata. BMW fornisce il supporto tecnologico attraverso licenze fondamentali, mentre Hyundai Transys si occupa della propulsione, garanzia di affidabilità in un settore dove la reputazione conta quanto la potenza. Il cuore pulsante, però, è affidato a Rimac, specialista europeo del powertrain ad alte prestazioni, chiamato a garantire che l’anima sportiva di Ceer non resti solo una promessa sulla carta. Questa alleanza internazionale permette di accorciare i tempi di sviluppo e di entrare subito nella partita con un prodotto che non teme il confronto tecnologico, ma apre anche il dibattito sulla reale autonomia industriale dell’Arabia Saudita.

Il dilemma del “made in Saudi” si fa sentire: da un lato, la collaborazione con giganti come BMW, Hyundai Transys e Rimac rappresenta un acceleratore imprescindibile per una nazione che vuole posizionarsi tra i leader della transizione elettrica; dall’altro, la dipendenza da know-how esterno alimenta le perplessità di analisti e osservatori, che si chiedono quanto di questo progetto sia effettivamente frutto di una crescita autonoma e quanto, invece, sia il risultato di un’assemblaggio di eccellenze altrui. In questa partita, la vera sfida sarà investire in ricerca e sviluppo locale, per costruire una filiera che non sia solo vetrina, ma anche motore di innovazione e competenze interne.

Il lancio di Ceer si inserisce in un piano più ampio di diversificazione economica che vede l’Arabia Saudita impegnata a ridisegnare il proprio futuro industriale. L’esempio più lampante è la presenza di Lucid Motors, che nella King Abdullah Economic City sta costruendo uno stabilimento con una capacità produttiva di 155.000 veicoli l’anno. Un investimento che non lascia spazio a dubbi sulle ambizioni del regno, deciso a fare della mobilità elettrica uno dei nuovi pilastri della propria economia. Non si tratta più solo di prototipi avveniristici destinati a stupire alle fiere, ma di una strategia organica che mira a creare valore aggiunto, posti di lavoro qualificati e una nuova reputazione internazionale.

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