Carburanti, oltre 10.000 distributori sotto il price cap: i prezzi
Il price cap sui carburanti si sta allargando rapidamente sulla rete italiana. Sono ormai oltre 10.400 i distributori che applicano prezzi inferiori alle soglie individuate per contenere i rincari: meno di 2 euro al litro per la benzina e meno di 2,20 euro per il diesel.
In pratica, più di un impianto su due tra quelli rilevati rispetta queste soglie. Secondo i dati dell’Osservatorio prezzi carburanti, comunicati dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il 51,7% dei distributori vende benzina sotto i 2 euro al litro, mentre per il gasolio la percentuale sale al 52,2%.
Numeri importanti, soprattutto in una fase nella quale il caro carburante continua a pesare sui bilanci di famiglie e imprese. Ma per gli automobilisti il quadro resta complicato: nonostante l’adesione di migliaia di stazioni di servizio, i prezzi medi nazionali rimangono superiori alle soglie del price cap.
Price cap carburanti: quanti distributori hanno aderito
Su circa 20.140 impianti rilevati, più di 10.400 praticano prezzi inferiori ai livelli indicati. L’adesione ha quindi superato la metà della rete presa in considerazione.
L’iniziativa è partita inizialmente da Eni ed è stata successivamente adottata anche da Ip-Socar, Q8 e Tamoil, contribuendo ad ampliare rapidamente il numero delle stazioni di servizio coinvolte.
Per chi deve fare rifornimento, però, è necessario distinguere tra la diffusione degli impianti sotto soglia e il prezzo medio dell’intera rete.
Sulla rete stradale, infatti, il prezzo medio della benzina è sceso a 2,052 euro al litro, mentre quello del diesel si attesta a 2,247 euro al litro. Entrambi rimangono quindi sopra i livelli di 2 e 2,20 euro utilizzati come riferimento.
Questo significa che trovare un distributore che applichi prezzi inferiori alle due soglie è diventato più probabile, ma non che benzina e gasolio siano tornati ovunque sotto quei livelli.
Il governo punta ora a intervenire anche su un altro anello della filiera. È previsto un confronto con le società di raffinazione per valutare la possibilità di aumentare la produzione nell’immediato e agire così sulle condizioni di approvvigionamento.
Benzina e diesel, il problema resta il costo dei rifornimenti
Il dato dei distributori aderenti non cancella infatti l’impatto economico degli attuali prezzi.
Secondo le stime dell’ufficio studi della Cgia di Mestre riportate nel materiale di partenza, nonostante il price cap, nel mese di ottobre famiglie e imprese italiane potrebbero spendere 1,1 miliardi di euro in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Il problema non riguarda soltanto chi utilizza quotidianamente l’automobile. Il prezzo del diesel, in particolare, incide direttamente sulle attività di trasporto e può quindi avere conseguenze più ampie sui costi sostenuti dalle aziende.
Tra le questioni al centro dell’attenzione c’è la capacità europea di raffinazione e, più in generale, la catena di approvvigionamento dei carburanti.
In questo scenario viene indicata come strategica anche la raffineria Isab di Priolo, il più grande impianto italiano. Il sito è recentemente tornato sotto controllo italiano attraverso l’intesa tra Ludoil della famiglia Ammaturo e Goi Energy, gruppo internazionale con sede a Cipro, con la nuova proprietà intenzionata a investire nell’impianto.
L’obiettivo è quindi lavorare non soltanto sul prezzo finale praticato dalle stazioni di servizio, ma anche sulle condizioni che determinano disponibilità e costo del prodotto lungo la filiera.
Distributori indipendenti, nasce l’idea di un nuovo consorzio
Parallelamente alla questione del price cap su benzina e diesel, dal settore arriva anche un progetto rivolto ai distributori indipendenti.
OK Energie, operatore di Francavilla al Mare, in provincia di Chieti, ha proposto la costituzione di un consorzio aperto a retisti indipendenti, proprietari di impianti e piccole e medie reti.
L’idea è semplice: aggregare i volumi per aumentare la capacità negoziale nei confronti di compagnie petrolifere, trader e operatori della logistica, senza obbligare le singole aziende a rinunciare alla propria identità.
Non sarebbe quindi prevista la nascita di un nuovo marchio da applicare alle stazioni di servizio. Ogni operatore continuerebbe a lavorare autonomamente, sfruttando però una struttura comune per cercare condizioni economiche migliori.
Il primo campo di intervento sarebbe naturalmente l’acquisto dei carburanti, ma in futuro il progetto potrebbe comprendere anche stoccaggio, trasporto, energia, commissioni Pos, assicurazioni, manutenzione, tecnologia e servizi finanziari.
Per ora siamo ancora nella fase iniziale: è prevista una raccolta di manifestazioni di interesse, senza obbligo di adesione, per verificare quanti operatori siano interessati al progetto.
Sul fronte dei prezzi, invece, il dato più concreto per gli automobilisti resta quello degli oltre 10.400 distributori sotto le soglie del price cap. La copertura ha superato il 50% degli impianti rilevati, ma con benzina mediamente a 2,052 euro e diesel a 2,247 euro al litro il costo del pieno rimane elevato.
Le prossime mosse sulla raffinazione e sull’approvvigionamento saranno quindi decisive per capire se la discesa potrà proseguire o se il caro carburante continuerà a rappresentare un problema per automobilisti e imprese anche nelle prossime settimane.
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