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Carburanti, a ottobre stangata da 1,1 miliardi: il price cap non basta

Di Simone Fiderlisi •
Pubblicato il 3 ott 2026
Carburanti, a ottobre stangata da 1,1 miliardi: il price cap non basta
Il tetto ai prezzi limita i rincari alla pompa, ma secondo la Cgia famiglie e imprese spenderanno 1,1 miliardi in più rispetto a ottobre 2025.

Il tetto ai prezzi introdotto dalle compagnie petrolifere prova a mettere un argine ai rincari, ma il conto dei carburanti continua a pesare su famiglie e imprese. Secondo le elaborazioni dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, nel solo mese di ottobre gli italiani spenderanno 1,1 miliardi di euro in più per benzina e gasolio rispetto allo stesso periodo del 2025.

La stima fotografa gli effetti di prezzi alla pompa che restano molto lontani dai livelli precedenti alla crisi in Medio Oriente. Nell’ultima settimana, rileva la Cgia, benzina e diesel in modalità self service si sono attestati rispettivamente attorno a 2,10 e 2,30 euro al litro.

Benzina e diesel, quanto sono aumentati

Il confronto con il periodo immediatamente precedente all’inizio del conflitto nel Golfo Persico rende ancora più evidente la portata dei rincari. La benzina registra un aumento del 29,1%, mentre per il gasolio la crescita raggiunge il 36,6%. Una dinamica che continua a trasferirsi direttamente sui bilanci domestici e sui costi sostenuti dalle aziende.

Il quadro rimane pesante nonostante la decisione di Eni e di altre compagnie petrolifere di introdurre per ottobre un price cap sui carburanti. La misura può contenere ulteriori fiammate dei listini, ma interviene quando i prezzi hanno già raggiunto livelli sensibilmente superiori a quelli dello scorso anno.

Secondo la Cgia, inoltre, un ritorno alle quotazioni precedenti alla crisi appare difficile finché non cambierà lo scenario geopolitico in Medio Oriente. Il problema riguarda in particolare chi utilizza quotidianamente l’automobile e non dispone di alternative realistiche.

Pendolari e grandi città pagano di più

Tra le categorie maggiormente esposte ci sono infatti i pendolari che vivono nei territori meno coperti dal trasporto pubblico. Per chi deve raggiungere il posto di lavoro in automobile, l’aumento del prezzo di benzina e diesel diventa una spesa difficilmente comprimibile.

L’impatto maggiore in valore assoluto è previsto nelle grandi aree metropolitane. Roma guida la graduatoria con 68,5 milioni di euro di spesa aggiuntiva nel mese, davanti a Milano con 49,5 milioni. Seguono Napoli con 39,6 milioni, Brescia con 31,2 milioni, Torino con 27,8 milioni e Bari con 25,6 milioni.

La distribuzione territoriale rispecchia anche la dimensione delle economie locali e l’intensità degli spostamenti. A livello regionale, la Lombardia dovrebbe registrare l’incremento mensile più consistente, pari a 163,9 milioni di euro. Alle sue spalle figurano l’Emilia-Romagna con 111,1 milioni e il Veneto con 106,1 milioni.

Nel 2026 un conto da 13,6 miliardi

La proiezione sull’intero anno restituisce dimensioni ancora più significative. Per il 2026 la Cgia stima infatti un aggravio di 13,6 miliardi rispetto al 2025, equivalente a un incremento del 20,4%.

Il dato mensile di ottobre, quindi, non rappresenta un episodio isolato, ma si inserisce in una pressione sui costi energetici che accompagna ormai buona parte dell’anno. E l’effetto non si ferma al pieno dell’auto: per le imprese, soprattutto quelle che dipendono maggiormente dal trasporto su strada, carburanti più cari significano maggiori costi operativi che possono propagarsi lungo la filiera, incidendo indirettamente anche sui prezzi finali.

Il price cap offre dunque una protezione contro eventuali ulteriori rialzi, ma non cancella il divario già accumulato. Con benzina oltre i due euro e diesel ancora più caro, ottobre si apre con una bolletta della mobilità nettamente superiore a quella di dodici mesi fa.

 

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