Calendario WRC: gli Stati Uniti pronti al rientro dopo 38 anni
Dopo ben trentotto anni di assenza, il WRC si prepara a scrivere una nuova pagina della sua storia, tornando finalmente negli Stati Uniti. Un ritorno che non è solo una questione di calendario, ma un vero e proprio banco di prova per il futuro del mondiale rally. A fissare la data è la FIA, che ha scelto la settimana dall’11 al 17 giugno 2026 per un candidate event destinato a fare da spartiacque: le prove speciali si snoderanno tra le strade di Kentucky e Tennessee, territori dove il motorsport si fonde con la tradizione americana più autentica. Un’occasione che profuma di sfida e opportunità, dove ogni dettaglio sarà sotto la lente d’ingrandimento, dalle infrastrutture alle misure di sicurezza, passando per la logistica e l’accessibilità per team e pubblico.
Non si tratta di un semplice test, ma di una valutazione a tutto tondo che vedrà la collaborazione tra la FIA e l’ACCUS (Automobile Competition Committee of the United States), l’organo che da sempre rappresenta il cuore pulsante dell’organizzazione automobilistica americana. L’obiettivo? Dimostrare che gli Stati Uniti sono pronti ad accogliere nuovamente il mondiale, con un ingresso ufficiale già dal 2027 nel calendario internazionale. Un traguardo ambizioso, certo, ma la posta in gioco è alta: conquistare uno dei mercati più appetibili per la crescita del rally a livello globale.
Gli osservatori internazionali della FIA saranno chiamati a monitorare ogni aspetto dell’evento, senza lasciare nulla al caso. Dalla qualità delle prove speciali, che dovranno rispettare i rigorosi standard internazionali, fino ai dettagli spesso sottovalutati ma fondamentali: la gestione delle aree spettatori, la sicurezza lungo i tracciati, l’accessibilità per le squadre e la fruibilità per il pubblico. Tutto dovrà essere orchestrato con precisione quasi chirurgica, perché l’evento rappresenta molto più di una semplice gara: è una cartina di tornasole della capacità organizzativa americana, un banco di prova che non ammette errori.
Il ritorno del WRC su suolo statunitense richiama inevitabilmente alla memoria l’epopea dell’Olympus Rally 1988, l’ultima occasione in cui il mondiale ha fatto tappa negli States, nello stato di Washington. Da allora sono passati quasi quattro decenni, e il motorsport americano ha vissuto una profonda trasformazione, trainato anche dall’impegno della American Rally Association che ha saputo mantenere viva la passione per il rally oltreoceano. Oggi, con il nuovo candidate event, si riaccende la speranza di riportare il fascino del mondiale tra le strade americane, con le comunità locali pronte a cogliere i benefici turistici e di visibilità internazionale che un evento di tale portata può generare.
Ma non tutto è rose e fiori. Le sfide sono molteplici e tutt’altro che banali. La particolare conformazione geografica tra Kentucky e Tennessee impone valutazioni attente sulle superfici delle prove speciali, sulle condizioni climatiche spesso imprevedibili e sulla logistica necessaria per garantire accessibilità e sicurezza. Senza dimenticare la comunicazione verso il grande pubblico, elemento chiave per il successo mediatico dell’evento, e l’integrazione armonica con il calendario internazionale del WRC. Ogni tassello dovrà incastrarsi alla perfezione, perché un solo passo falso potrebbe compromettere l’intero progetto.
Le squadre e i costruttori, dal canto loro, osservano con interesse questa evoluzione, consapevoli che un round in Nord America potrebbe aprire nuove strade in termini di sponsorizzazione e visibilità mediatica. Non è un mistero che il mercato statunitense rappresenti una vetrina di primaria importanza per i brand coinvolti nel mondiale, offrendo opportunità di espansione difficilmente replicabili altrove. Ma tutto dipenderà dall’esito del candidate event di giugno 2026: solo una perfetta sintonia tra spettacolo sportivo, sicurezza e sostenibilità per le comunità locali potrà garantire il tanto atteso ritorno del WRC negli Stati Uniti.
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