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Bugatti MegaWatt Veyron: storia del progetto segreto da 1341 CV

Di Simone Fiderlisi
Pubblicato il 25 gen 2026
Bugatti MegaWatt Veyron: storia del progetto segreto da 1341 CV
Il progetto MegaWatt Veyron cancellato, la nascita della Chiron e le sfide tecniche e strategiche per raggiungere i 500 kmh.

Nel mondo delle supercar, poche storie sono avvolte da un’aura di ambizione e sfida tecnica quanto quella della Bugatti e del suo progetto più audace, la Veyron “estrema”. Il capitolo del cosiddetto MegaWatt Veyron rappresenta uno di quei crocevia che segnano non solo la storia di un marchio, ma anche la traiettoria dell’intera industria automobilistica, tra sogni di potenza pura e i limiti concreti della fisica e della tecnologia.

Tutto nasce da una sfida che sembra quasi mitologica: superare il record del Koenigsegg One1, la hypercar svedese che aveva ridefinito il concetto stesso di rapporto peso/potenza. In quel contesto, la Casa di Molsheim, spinta dalla visione quasi ossessiva di Ferdinand Piech, allora vertice del gruppo Volkswagen, si lancia in un progetto che ha dell’incredibile: sviluppare una versione della Veyron capace di erogare la bellezza di 1.341 cavalli, con l’obiettivo dichiarato di riscrivere le leggi della velocità su strada.

Ma come spesso accade quando si tenta di spostare l’asticella troppo in alto, la realtà presenta il conto. Gli ingegneri di Bugatti si scontrano subito con una serie di criticità tecniche che non lasciano spazio a compromessi: la gestione termica del propulsore, la trasmissione sottoposta a sollecitazioni inedite, l’aerodinamica da reinventare completamente e, soprattutto, il nodo degli pneumatici. A queste difficoltà si aggiungono considerazioni di ordine economico e strategico: investire ulteriormente su una piattaforma ormai “spremuta” rischiava di diventare un boomerang.

È qui che si innesta la svolta. Invece di rincorrere una corsa al rialzo che sembrava non avere fine, la dirigenza decide di abbandonare il progetto MegaWatt Veyron e di concentrare tutte le risorse su una piattaforma totalmente nuova: nasce così la Chiron. Una scelta che, col senno di poi, si rivelerà lungimirante. La Chiron debutta con i 1.479 cavalli tanto desiderati da Piech, aprendo la strada a una progressione tecnica che culminerà nella straordinaria Chiron Super Sport, in grado di toccare la soglia, fino ad allora inimmaginabile, di 1.578 cavalli.

Il vero apice di questa parabola si raggiunge nel 2019, quando la Chiron Super Sport infrange ogni barriera precedente sul leggendario circuito privato di Ehra Lessien. Qui, tra rettilinei infiniti e condizioni di sicurezza assoluta, la vettura firma un nuovo record aziendale: 304 mph, ovvero 490 km/h. Un risultato che non solo suggella la supremazia tecnica di Bugatti, ma diventa anche un punto di riferimento per chiunque voglia cimentarsi nella sfida delle velocità estreme.

Eppure, il tema dei record non si esaurisce qui. Con l’arrivo di Mate Rimac alla guida del marchio, si riaccende il dibattito interno su obiettivi ancora più audaci, come il miraggio dei 500 kmh. Una cifra che, sebbene suggestiva, si scontra con ostacoli sempre più complessi: la disponibilità di pneumatici capaci di resistere a tali velocità, la necessità di piste adatte e di infrastrutture che oggi sono diventate un vero e proprio lusso. Non si tratta solo di cavalleria, ma di una vera e propria battaglia contro le leggi della fisica e i limiti dei materiali.

Gli addetti ai lavori lo sanno bene: oltre alla potenza, sono determinanti aerodinamica, raffreddamento, solidità meccanica e, soprattutto, la resistenza degli pneumatici. Quest’ultimi rappresentano il vero collo di bottiglia: sviluppare gomme in grado di garantire sicurezza e affidabilità oltre i 480 km/h è una sfida che richiede investimenti colossali e tecnologie all’avanguardia. Senza dimenticare la difficoltà, oggi più che mai, di trovare un luogo sicuro e legale dove testare questi bolidi oltre ogni limite.

Sul fronte strategico, la scelta di puntare su una piattaforma innovativa come la Chiron invece che su un’ulteriore esasperazione della Veyron si è rivelata vincente: ha permesso di integrare tecnologie di ultima generazione e di offrire margini di sviluppo ben più ampi. Non mancano, tuttavia, i nostalgici che ricordano la Veyron come l’ultimo baluardo del motore a combustione interna, un simbolo irripetibile di un’epoca in cui tutto sembrava possibile.

Allo stesso tempo, cresce la consapevolezza che la corsa ai numeri estremi comporta anche rischi reputazionali e pratici: sostenibilità e sicurezza diventano temi centrali, soprattutto in un’epoca in cui l’attenzione dell’opinione pubblica si sposta verso l’innovazione responsabile.

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