Prezzi carburanti, cambia tutto: vincitori e perdenti della riforma
Nelle ultime settimane, il tema delle accise carburanti è tornato prepotentemente al centro dell’attenzione di automobilisti e addetti ai lavori, portando con sé un’ondata di discussioni che sembrano non conoscere tregua. Come spesso accade quando si mettono mano alle imposte sui carburanti, l’effetto domino sui prezzi alla pompa si è fatto sentire praticamente da subito, con un balletto di cifre che ha coinvolto tutti i principali operatori del settore.
Il primo scossone lo hanno dato i dati trasmessi all’Osservatorio Prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, puntualmente rielaborati dagli esperti di Staffetta Quotidiana. In una mossa che ha fatto subito notizia, ENI ha scelto di abbassare il prezzo consigliato della benzina di 4,9 centesimi, mentre il gasolio ha visto un aumento di 5 centesimi netti. Un trend che non è passato inosservato agli altri marchi: IP, Q8 e Tamoil hanno risposto quasi all’unisono, applicando ribassi analoghi sulla benzina e rincari speculari sul gasolio. Il risultato? Un panorama in cui i prezzi cambiano di colpo, con le medie che si assestano su valori tutt’altro che trascurabili.
Oggi, chi si ferma a fare rifornimento trova la benzina self-service a una media di 1,671 euro al litro, mentre il gasolio si attesta sui 1,645 euro al litro. Se però si preferisce la comodità del servito, bisogna mettere in conto qualche spicciolo in più: 1,824 euro/litro per la benzina e 1,780 euro/litro per il gasolio. E attenzione: sulle autostrade la musica cambia ancora, con i prezzi che volano rispettivamente a 1,772 e 1,743 euro al litro per self-service e gasolio. Un vero e proprio “gioco dell’oca” dove, a ogni casella, si rischia di pagare qualcosa in più.
Il motivo di tutto questo trambusto? La riforma delle accise carburanti, che punta a una doppia finalità: da un lato armonizzare il carico fiscale tra prodotti diversi, dall’altro ridurre quei sussidi considerati dannosi per l’ambiente. La nuova accisa diesel, infatti, andrà a colpire ben 16,6 milioni di automobilisti, con un gettito stimato di 552 milioni di euro nel 2026. Una cifra che fa gola alle casse dello Stato, pronta a essere impiegata tanto per il bilancio quanto per interventi di politica ambientale e infrastrutturale.
Per il consumatore, però, il quadro si fa subito più sfaccettato. Chi guida un’auto a benzina può tirare un sospiro di sollievo, godendo di un piccolo risparmio sul costo della mobilità privata. Ma per chi, invece, si affida al diesel – come molti professionisti dell’autotrasporto e imprese – la partita si complica. L’aumento dei costi operativi rischia di riflettersi a cascata su tutta la filiera logistica, con il timore, già espresso dalle associazioni di categoria, di un effetto inflattivo su numerosi prodotti di largo consumo. Insomma, la coperta è corta: se da una parte si alleggerisce il carico su alcuni, dall’altra si rischia di stringere la cinghia su chi ogni giorno macina chilometri per lavoro.
Non è un caso che le compagnie petrolifere e i gestori degli impianti abbiano giustificato le recenti variazioni con la necessità di adeguare i margini e coprire i costi di rete. La concorrenza tra i vari marchi, in questo contesto, si è fatta ancora più agguerrita, con ribassi immediati sulla benzina che hanno animato il mercato, mentre sul fronte del gasolio si è preferito seguire la linea dell’aumento. Un equilibrio delicato, che rischia di cambiare da un giorno all’altro a seconda delle strategie commerciali e delle pressioni dei consumatori.
Ma non è tutto: la legge di bilancio ha portato con sé anche altre novità destinate a pesare sulle tasche degli italiani. Tra queste, l’aumento progressivo delle accise minime sul tabacco dal 2026 al 2028, con rincari medi di 15 centesimi a pacchetto nel 2026, 25 centesimi nel 2027 e ben 40 centesimi dal 2028. Una stretta che non risparmia nemmeno le e-cig, segno che la strategia del governo punta a colpire più fronti contemporaneamente. A completare il quadro, la possibilità per i comuni di alzare l’imposta di soggiorno fino a 2 euro per notte, trasferendo così parte del peso fiscale sui turisti e rafforzando le entrate locali.
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