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Benzina a 2 euro: la mossa del Codacons per fermare il salasso

Di Fabrizio Gimena
Pubblicato il 17 mar 2026
Benzina a 2 euro: la mossa del Codacons per fermare il salasso
Codacons sollecita il taglio delle accise sui carburanti per ridurre i prezzi alla pompa, alleggerire i costi di trasporto e mitigare l'inflazione che grava su famiglie e imprese.

La situazione dei carburanti in Italia sembra ormai una vera e propria partita a scacchi tra cittadini, governo e operatori del settore. Mentre il prezzo del gasolio sfonda il tetto dei 2 euro al litro – per la precisione, si parla di 2,07 euro al litro – le famiglie italiane si trovano a dover fare i conti con rincari che pesano come macigni sui bilanci domestici. Basta una rapida operazione aritmetica: chi effettua due pieni al mese, oggi si ritrova a spendere oltre 400 euro in più all’anno rispetto al periodo pre-conflitto in Ucraina. Un salasso che non passa certo inosservato, tanto che il Codacons ha deciso di alzare la voce e di mettere nero su bianco una richiesta ben precisa: un taglio deciso delle accise sui carburanti, unico rimedio – secondo l’associazione – per riportare un po’ di ossigeno nei portafogli delle famiglie e arginare la corsa dell’inflazione.

Non è la prima volta che si assiste a un braccio di ferro di questo tipo. Chi non ricorda il marzo 2022, quando il governo Draghi decise di intervenire proprio sulle accise? All’epoca, la mossa si rivelò vincente: l’inflazione, che galoppava al 6,5%, subì una battuta d’arresto e scese al 6%. Non solo: il risparmio complessivo per le famiglie fu quantificato in circa 4 miliardi di euro. Un risultato concreto, che il Codacons non esita a sbandierare come esempio virtuoso da replicare. Secondo l’associazione, infatti, solo una misura generalizzata può avere effetti realmente tangibili, andando a incidere non solo sul prezzo alla pompa, ma anche su tutta la filiera: meno costi di trasporto e logistica significano prezzi più bassi per beni e servizi, con un effetto domino positivo sull’intera economia.

Dall’altra parte della barricata, però, il governo attuale sembra avere le idee chiare, almeno a parole. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, non cede alle pressioni e ribadisce la preferenza per interventi mirati, rivolti ai nuclei familiari più vulnerabili. Una posizione che trova giustificazione nella necessità di evitare un buco nelle casse dello Stato: le accise rappresentano infatti una voce fondamentale per il bilancio pubblico, e tagliarle indiscriminatamente rischierebbe di compromettere l’equilibrio finanziario nazionale. Non mancano, però, le critiche a questa impostazione: chi si limita ad aiutare pochi lascia scoperta la maggioranza, e il rischio è che la spirale dei rincari non venga minimamente intaccata.

A gettare altra carne al fuoco ci pensano gli economisti, che sottolineano come un taglio delle accise comporti inevitabilmente una diminuzione delle entrate statali, rendendo necessario trovare coperture alternative. Non solo: qualsiasi misura di questo tipo deve fare i conti con i paletti imposti dall’Unione Europea in materia di aiuti di Stato e di finanza pubblica. E come se non bastasse, c’è anche la questione ambientale: ridurre il prezzo dei carburanti rischia di rallentare la transizione verso una mobilità più sostenibile, disincentivando l’acquisto di veicoli a basso impatto e rendendo meno appetibile il passaggio all’elettrico.

Eppure, sul tavolo delle soluzioni non mancano alternative. Si parla di bonus carburante destinati alle fasce più deboli, di sconti temporanei per alcune categorie di lavoratori, di interventi mirati sui pedaggi autostradali o su accise settoriali. Ma per le associazioni dei consumatori, come il Codacons, tutto questo rischia di essere solo un palliativo: serve una risposta forte, capace di dare un segnale chiaro e di restituire fiducia a una platea sempre più esasperata dai rincari.

Nel frattempo, automobilisti e imprese di trasporto continuano a stringere i denti, alle prese con costi che sembrano non conoscere tregua. Il dibattito politico resta sospeso tra la necessità di rispettare i vincoli di bilancio e la pressione, sempre più insistente, che arriva dalla società civile. In questo scenario, trovare una soluzione condivisa appare un’impresa tutt’altro che semplice: solo un dialogo costruttivo tra istituzioni e parti sociali potrà forse indicare la strada giusta, quella capace di conciliare le esigenze della collettività con la sostenibilità delle finanze pubbliche. Una partita ancora tutta da giocare, con i carburanti che, nel frattempo, continuano a rappresentare il vero ago della bilancia per milioni di italiani.

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