Batterie allo stato solido: la Cina rompe il muro dei 1.000 km
Il futuro della mobilità elettrica prende forma a Oriente, dove la Cina si conferma laboratorio d’innovazione e campo di battaglia per la leadership tecnologica. È qui che la corsa alle batterie allo stato solido entra nel vivo, con numeri che non solo fanno tremare la concorrenza occidentale, ma riscrivono le regole del gioco: densità energetica di 500 Wh/kg, autonomie che superano i 1.000 km secondo il ciclo CLTC e, soprattutto, la prospettiva di uno standard nazionale pronto a dettare la linea per l’intero settore. Un cambio di passo che promette di ridefinire equilibri e strategie, mentre colossi come FAW, Dongfeng e BYD spingono sull’acceleratore della ricerca e dell’industrializzazione.
A fare da spartiacque in questa rivoluzione, arriva la pubblicazione del draft “Solid-State Battery for Electric Vehicle – Part 1: Terms and Classification” da parte del comitato tecnico di standardizzazione automobilistica cinese, fissando una roadmap chiara: consultazione pubblica fino al 26 febbraio 2026, revisione ad aprile e rilascio ufficiale dello standard nazionale a luglio. Un appuntamento che non è solo una formalità, ma la chiave per sciogliere il nodo di una terminologia spesso confusa: si stabiliranno finalmente i confini tra batterie liquide, ibride, semi-solide e le vere batterie allo stato solido, con classificazioni dettagliate per tipo di elettrolita – dal solfuro all’ossido, dal composito al polimero, fino all’alogenuro – e per ione conduttore, distinguendo tra litio e sodio. Non manca un parametro oggettivo per alzare l’asticella: solo chi mantiene una perdita di peso inferiore allo 0,5% potrà ambire alla qualificazione.
Nel frattempo, i giganti cinesi non stanno a guardare. L’11 febbraio 2026, FAW annuncia l’installazione su veicolo di una batteria semi-solida al manganese arricchito di litio da ben 142 kWh, con una densità energetica superiore a 500 Wh/kg: un primato che rompe la barriera storica dell’autonomia e si traduce in oltre 1.000 km reali secondo il ciclo CLTC. Ma non è solo questione di chilometri: le nuove celle si dimostrano resilienti anche alle temperature estreme, superando uno degli scogli che più hanno frenato la diffusione delle tecnologie emergenti. Sul fronte opposto, Dongfeng completa i test invernali con celle da 350 Wh/kg, confermando la solidità delle soluzioni cinesi anche quando il termometro scende sotto zero.
Tuttavia, la strada verso la produzione di massa non è priva di ostacoli. Le sfide restano concrete e complesse: la scalabilità produttiva richiede investimenti e infrastrutture, la riduzione dei costi per kWh resta una priorità assoluta per raggiungere la competitività su larga scala, mentre la durata del ciclo e la gestione termica impongono nuove soluzioni ingegneristiche. In questo scenario, la convivenza di diverse chimiche – inclusa la promettente opzione del sodio, particolarmente interessante per contenere i costi e migliorare le performance invernali – rende il panorama più articolato, ma anche più ricco di opportunità per chi saprà innovare.
Lo standard nazionale si pone quindi come strumento decisivo per uniformare i requisiti tecnici, facilitare il dialogo tra fornitori e costruttori (OEM) e, soprattutto, accelerare il passaggio dalla fase sperimentale all’industrializzazione vera e propria. I primi volumi commerciali sono attesi nei segmenti premium già dal 2027, con una progressiva espansione verso il mercato di massa nei tre anni successivi. L’effetto domino sulla supply chain internazionale è inevitabile: investimenti, collaborazioni strategiche e – non meno importante – una crescente pressione su brevetti e proprietà intellettuale, con la Cina pronta a dettare tempi e standard anche fuori dai propri confini.
In questo scenario, l’attenzione degli osservatori globali resta puntata sulle mosse dei big player: BYD, leader indiscusso per capacità produttiva e innovazione, FAW e Dongfeng, ormai proiettati nella fascia alta delle prestazioni, si preparano a un confronto serrato sia sul piano tecnologico che su quello commerciale. Nei prossimi mesi, saranno proprio le decisioni normative, i risultati dei test e le strategie industriali a determinare la nuova geografia della mobilità elettrica. Una partita che si gioca su più fronti, ma che vede la Cina – almeno per ora – saldamente in pole position, pronta a riscrivere il futuro delle batterie allo stato solido e a ridefinire i confini della densità energetica e dell’autonomia.
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