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Auto elettriche, officine a rischio? Cosa cambierà entro il 2035

Di Fabrizio Gimena •
Pubblicato il 14 ott 2026
Auto elettriche, officine a rischio? Cosa cambierà entro il 2035
Le auto elettriche richiedono meno manutenzione rispetto ai modelli a benzina e diesel, ma questo non significa che le officine resteranno senza lavoro. Entro il 2035 cresceranno le riparazioni specializzate e il peso dell'elettronica.

Le auto elettriche faranno perdere lavoro alle officine? È una domanda destinata a diventare sempre più importante nei prossimi anni, soprattutto per chi lavora nel settore della manutenzione e delle riparazioni. Perché se è vero che un’auto a batteria ha meno componenti meccanici rispetto a una vettura a benzina o diesel, è altrettanto vero che porta con sé tecnologie più complesse e interventi che richiedono competenze specifiche.

A fotografare il cambiamento è uno studio di Boston Consulting Group (BCG), secondo cui il mercato europeo dei ricambi e dell’assistenza automobilistica raggiungerà 116 miliardi di euro nel 2035, rispetto ai 99 miliardi del 2025.

Il settore, quindi, continuerà a crescere. Ma molto più lentamente rispetto al passato: il tasso medio annuo passerà dal 4,7% registrato tra il 2021 e il 2025 all’1,7% previsto per il decennio successivo.

E dietro questo rallentamento c’è anche la diffusione delle auto elettriche, che stanno cambiando profondamente il lavoro dei meccanici.

Auto elettriche: meno manutenzione e meno tagliandi tradizionali

Chi guida un’auto elettrica conosce già uno dei suoi principali vantaggi: la manutenzione ordinaria è generalmente più semplice rispetto a quella di un modello con motore a combustione.

Non bisogna sostituire periodicamente l’olio motore, non ci sono candele di accensione e spariscono componenti come lo scarico e la frizione tradizionale.

Questo significa meno interventi programmati e, di conseguenza, meno occasioni di lavoro per le officine che si occupano principalmente di manutenzione meccanica.

Naturalmente, un’auto elettrica non è esente da controlli. Restano gli pneumatici, le sospensioni, i freni, i filtri dell’abitacolo e tutti gli elementi soggetti a usura.

Anche il sistema di raffreddamento della batteria, fondamentale per mantenere le temperature entro valori adeguati, può richiedere verifiche e interventi secondo le indicazioni del costruttore.

Cambia però la frequenza e soprattutto la tipologia delle operazioni.

La frenata rigenerativa, per esempio, permette di rallentare recuperando energia e riduce in molte situazioni l’utilizzo dei freni tradizionali. Pastiglie e dischi possono quindi consumarsi meno, anche se devono comunque essere controllati.

Secondo le stime riportate nello studio, la diffusione delle elettriche sottrarrà 0,7 punti percentuali all’anno alla crescita del mercato dell’assistenza e dei ricambi.

Un effetto destinato ad aumentare con la presenza delle vetture a batteria sulle strade europee. Entro il 2035, infatti, le auto completamente elettriche potrebbero rappresentare il 26% del parco circolante europeo, contro il 4% indicato come riferimento attuale nello studio.

Per molte officine, quindi, il tradizionale tagliando con cambio dell’olio e sostituzione dei filtri del motore diventerà progressivamente meno centrale.

Batterie, sensori e software: il lavoro dei meccanici cambia

Meno manutenzione ordinaria non significa necessariamente meno lavoro in assoluto. Significa, piuttosto, che le riparazioni diventeranno più specializzate.

Un’auto elettrica contiene componenti che richiedono procedure specifiche, a partire dalla batteria ad alta tensione.

Quando si presenta un problema al sistema di accumulo, ai circuiti elettrici o alla gestione termica, non basta la normale attrezzatura utilizzata per intervenire su un motore tradizionale.

Servono strumenti di diagnosi adeguati, dispositivi di protezione e personale formato per lavorare in sicurezza.

Lo stesso discorso riguarda l’elettronica, ormai sempre più presente anche sulle auto a benzina, diesel e ibride.

Telecamere, radar e sensori utilizzati dai sistemi di assistenza alla guida possono richiedere controlli e calibrazioni dopo determinati interventi.

Basta pensare alla sostituzione di un parabrezza che ospita una telecamera per il mantenimento della corsia, oppure a una riparazione della carrozzeria che coinvolge un sensore radar.

In questi casi, oltre al lavoro meccanico, può essere necessario verificare il corretto funzionamento dei dispositivi elettronici.

C’è poi un altro aspetto. I sistemi di sicurezza attiva, come la frenata automatica d’emergenza, possono contribuire a prevenire alcuni incidenti, riducendo potenzialmente determinate riparazioni.

Dall’altra parte, quando un intervento diventa necessario, la presenza di componenti tecnologici può renderlo più complesso.

È questo il nuovo equilibrio che attende le officine: meno operazioni meccaniche ripetitive e più diagnosi, elettronica e interventi specialistici.

Per i centri indipendenti sarà fondamentale investire nella formazione dei tecnici e nell’acquisto di strumenti aggiornati. Chi non riuscirà ad adattarsi rischierà di perdere una parte crescente della clientela.

Riparazioni più care e intelligenza artificiale: cosa cambia entro il 2035

Il cambiamento non riguarderà soltanto chi lavora nelle officine, ma anche gli automobilisti.

Secondo le previsioni di BCG, una parte importante della crescita economica del settore arriverà dall’aumento dei prezzi, più che da un maggior numero di interventi.

Lo studio stima che l’incremento dei costi, legato soprattutto a manodopera e materiali, contribuirà per 21 miliardi di euro ai ricavi dell’aftermarket europeo.

Un valore superiore all’aumento netto complessivo del mercato, previsto in 17 miliardi tra il 2025 e il 2035.

In sostanza, il settore potrebbe fatturare di più anche senza riparare proporzionalmente più automobili.

Per chi guida, questo scenario presenta due facce.

Da una parte, un’auto elettrica può permettere di risparmiare su diverse operazioni di manutenzione ordinaria. Dall’altra, quando si verifica un guasto a un componente complesso, la riparazione può richiedere personale specializzato e attrezzature costose.

Non significa che tutte le riparazioni delle elettriche saranno più care. Il costo dipenderà dal componente coinvolto, dal tipo di guasto e dalle possibilità di intervento.

Un ruolo sempre più importante sarà giocato anche dall’intelligenza artificiale e dalla diagnostica a distanza.

Le auto connesse possono trasmettere informazioni sul proprio stato e, dove previsto, consentire di individuare alcune anomalie senza attendere una visita in officina.

In futuro, questi sistemi potrebbero aiutare a programmare gli interventi prima che un problema si trasformi in un guasto più serio.

Per le officine significherà organizzare meglio appuntamenti, ricambi e tempi di lavorazione.

Le reti ufficiali dei costruttori potrebbero partire avvantaggiate grazie all’accesso diretto ai dati dei veicoli. I riparatori indipendenti dovranno invece rafforzare le proprie competenze digitali e trovare nuovi modi per mantenere il rapporto con i clienti.

Anche le società di noleggio, le flotte aziendali, il leasing e le assicurazioni avranno un peso crescente nella gestione degli interventi, influenzando la scelta dei centri di assistenza.

Le officine, quindi, non sono destinate a scomparire entro il 2035. Il rischio maggiore riguarda quelle che continueranno a puntare esclusivamente sulle lavorazioni tradizionali, senza prepararsi all’evoluzione del parco circolante.

Per gli automobilisti il cambiamento potrebbe tradursi in meno visite per i tagliandi ordinari, ma anche nella necessità di rivolgersi a strutture qualificate per interventi più complessi.

La sfida dei prossimi dieci anni sarà proprio questa: imparare a riparare automobili che richiedono meno manutenzione meccanica, ma sempre più conoscenze elettroniche e digitali. E per le officine capaci di aggiornarsi, la trasformazione potrebbe rappresentare non soltanto un rischio, ma anche una nuova opportunità di lavoro.

 

 

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