Auto elettriche: l’Italia vola a +81%, i dati UE di febbraio 2026
Nel cuore della transizione energetica, il mercato europeo dell’auto si conferma come uno dei teatri più dinamici e imprevedibili del panorama industriale globale. Febbraio 2026 ha portato segnali inequivocabili: la rivoluzione delle auto elettrificate accelera e, a sorpresa, l’Italia indossa i panni del protagonista, ribaltando equilibri e aspettative. I dati parlano chiaro: con 979.321 nuove immatricolazioni nell’area UE-EFTA-Regno Unito, il settore archivia un incoraggiante +1,7% rispetto a febbraio 2025. Tuttavia, è nelle pieghe di queste cifre che si nasconde la vera partita per il futuro della mobilità europea.
L’ascesa delle alimentazioni alternative non conosce soste. Le BEV (Battery Electric Vehicles) segnano un’impennata del 20,6% nell’Unione Europea, toccando quota 158.280 unità. Ma è il dato italiano a lasciare il segno: +81,3% su base annua e una penetrazione dell’8% a febbraio, che si traduce in una quota bimestrale del 18,8%. Numeri che confermano come il Belpaese abbia finalmente trovato la chiave per agganciare la corsa verso l’elettrico, dopo anni di ritardo cronico. Anche le PHEV (Plug-in Hybrid Electric Vehicles) si fanno largo, crescendo del 32,1% in Europa e addirittura raddoppiando quasi i volumi in Italia (+101,7%). Nel frattempo, le HEV (Hybrid Electric Vehicles) restano la scelta prediletta dagli automobilisti continentali, con una quota del 38,7% che in Italia sfiora il 52%: un segnale di quanto il compromesso tra tradizione e innovazione continui a esercitare un forte richiamo.
Il rovescio della medaglia è rappresentato dalle motorizzazioni tradizionali. Il diesel e la benzina sembrano ormai avviati verso un declino inesorabile: in tutta l’UE, la benzina cede il 17,9% (con la Francia che crolla addirittura del 48,1%), mentre il diesel perde il 12,8%. La metamorfosi del mercato europeo passa anche da qui: una polarizzazione sempre più netta tra chi scommette sull’elettrico e chi fatica a tenere il passo, complice un contesto macroeconomico ancora incerto e politiche di incentivazione che cambiano volto da paese a paese.
Sul fronte dei costruttori, la sfida si fa serrata. Il Gruppo Volkswagen si conferma in testa alla classifica, con 256.452 immatricolazioni e una crescita del 2,2%. A trainare la performance non è solo il brand principale, in lieve flessione (-4,2%), ma soprattutto Skoda (+18,7%), segno che la diversificazione di gamma paga. Non meno significativa la rimonta di Stellantis, che mette a segno un +9,5% grazie all’exploit di Fiat (+49,4%) e Opel (+30,5%). Ma il vero scossone arriva dall’Est: il colosso cinese BYD mette a segno un balzo spettacolare del 162,3%, confermando che i nuovi attori globali non sono più semplici comparse, ma protagonisti a tutti gli effetti nel gioco della mobilità elettrica. Da segnalare anche la crescita di Tesla (+11,8%) e SAIC (+12%), mentre Renault segna il passo con un calo del 14,3%, trascinata verso il basso da Dacia (-23,4%).
A ben vedere, dietro questa accelerazione si cela un mosaico di fattori: dal rinnovamento degli assortimenti ai lanci di nuovi modelli elettrici, passando per strategie di vendita sempre più orientate all’elettrificazione e incentivi statali a geometria variabile. Non mancano, però, le incognite: la tenuta dell’economia generale, la sostenibilità dei programmi pubblici di supporto e le tensioni geopolitiche potrebbero frenare o accelerare la corsa in modi difficili da prevedere.
Quello che appare chiaro è che la geografia della ripresa sta cambiando volto. L’Italia si prende la scena, diventando il mercato europeo più vivace per le vetture a zero emissioni, mentre altri grandi player continentali – come la Francia – mostrano segni di affaticamento strutturale. La competizione tra i costruttori storici e i nuovi giganti asiatici si concentra ormai sulle BEV, terreno di scontro e di conquista che deciderà le sorti dell’intero settore nei prossimi anni.
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