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Auto elettriche, il mondo accelera: Cina in testa, Tesla sorpassata

Di Emanuela Termonte
Pubblicato il 14 gen 2026
Auto elettriche, il mondo accelera: Cina in testa, Tesla sorpassata
Nel 2025 le vendite globali di auto elettriche aumentano del 29% a 20,7 milioni. La Cina domina il mercato e BYD supera Tesla; Europa in crescita, Nord America in calo.

La transizione verso la mobilità sostenibile si conferma una delle sfide più complesse e affascinanti del nostro tempo, un vero e proprio cantiere globale in cui si intrecciano innovazione, politica industriale e nuovi equilibri geopolitici. Nel 2025, il mondo ha assistito a una crescita senza precedenti dei veicoli elettrici, con vendite che hanno toccato quota 20,7 milioni di unità, secondo gli ultimi dati di Rho Motion. Una cifra che, a ben vedere, non è soltanto il risultato di una tendenza tecnologica, ma l’espressione di un profondo cambiamento sociale e produttivo che si sta giocando su più fronti e con velocità assai diverse.

Se c’è un Paese che detta il ritmo di questa rivoluzione, quello è senza dubbio la Cina. Con il 61% delle immatricolazioni mondiali, pari a 12,9 milioni di veicoli, Pechino non solo conferma il suo primato, ma imprime un’accelerazione che sembra inarrestabile. E qui entra in scena la vera notizia che scuote il settore: il sorpasso di BYD su Tesla. La casa automobilistica cinese, ormai protagonista assoluta, ha raggiunto la vetta con 2,26 milioni di unità vendute, lasciando l’azienda di Elon Musk a quota 1,64 milioni, in flessione del 9% rispetto all’anno precedente. Un ribaltamento che non è solo numerico, ma segna un passaggio di testimone nella leadership globale dell’auto elettrica.

Guardando al Vecchio Continente, si scopre che anche l’Europa ha saputo giocare le sue carte, sorprendendo gli osservatori con una crescita del 33% e un totale di 4,3 milioni di veicoli immatricolati. Un risultato che affonda le radici nelle politiche pubbliche: normative ambientali sempre più stringenti, incentivi mirati e una chiara volontà di guidare la transizione verso la decarbonizzazione. Ma l’Europa non si limita a inseguire: investe, innova e cerca di mantenere il passo con i giganti asiatici, pur dovendo fare i conti con una concorrenza sempre più agguerrita e con le insidie di un mercato frammentato.

Scenario ben diverso, invece, per il Nord America, dove il ritiro degli incentivi fiscali ha raffreddato l’entusiasmo per l’elettrico, portando a una flessione del 4% delle vendite e a scelte drastiche da parte dei grandi costruttori. General Motors, ad esempio, si è vista costretta a registrare svalutazioni superiori ai 6 miliardi di dollari, a testimonianza di quanto la partita si giochi anche – e soprattutto – sulle scelte politiche e sulle condizioni locali di mercato.

Dietro questa corsa a più velocità si nascondono però alcuni fattori comuni che spingono la domanda: la riduzione dei costi delle batterie, l’espansione delle infrastrutture di ricarica e una gamma di prodotti sempre più ampia e accessibile. Eppure, ciò che emerge con forza è come le leve decisive rimangano le scelte di politica industriale: incentivi, standard ambientali, investimenti infrastrutturali. In altre parole, la differenza la fanno i governi, capaci di orientare – o frenare – la crescita dei veicoli elettrici attraverso strumenti normativi e finanziari.

Non mancano, naturalmente, le ripercussioni sul piano geopolitico. L’avanzata della Cina nel settore automotive ha infatti innescato tensioni commerciali con l’Unione Europea, costringendo Bruxelles a trovare un delicato equilibrio tra apertura ai mercati e difesa della produzione locale. Una sfida che si gioca tanto nei palazzi delle istituzioni quanto sulle linee di montaggio delle fabbriche europee, sempre più chiamate a innovare per non perdere terreno.

In prospettiva, il vero banco di prova non sarà la saturazione dei mercati maturi, ma la capacità di gestire la diversità di contesti e di bisogni. Nei Paesi emergenti, dove la penetrazione dei veicoli elettrici è ancora bassa, si aprono margini di crescita enormi. Al contrario, nelle aree a più alta adozione, le priorità si spostano sulla stabilità della rete elettrica, sulla sostenibilità delle filiere produttive e sul riciclo delle batterie. In entrambi i casi, il successo dipenderà dalla capacità di adattare strategie e tecnologie alle specificità locali, senza perdere di vista l’obiettivo comune della decarbonizzazione.

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