Audi fa marcia indietro: "Abbiamo sbagliato", torna il nome A4
Il vento del cambiamento soffia spesso dalle parti di Ingolstadt, ma questa volta il profumo che si respira è quello del ritorno alle origini. Dopo mesi di dibattiti e polemiche, Audi ha deciso di mettere fine all’esperimento che aveva scompigliato la tradizionale nomenclatura dei suoi modelli. Una mossa che, a ben vedere, non sorprende chi conosce la storia del marchio dei quattro anelli: quando la tradizione chiama, il cuore dei clienti batte più forte della voglia di rivoluzione.
Tutto era iniziato con una scelta tanto ambiziosa quanto rischiosa: riorganizzare la gamma affidando i numeri pari ai modelli elettrici e quelli dispari alle versioni termiche. Così, in un batter d’occhio, la celebre A4 si era vista trasformare in A5, lasciando interdetti non solo gli appassionati ma anche chi, in concessionaria, ogni giorno si confronta con le richieste e le aspettative della clientela. La decisione era stata spiegata come una strategia di semplificazione, ma in realtà aveva generato una tempesta di confusione, incertezze e, diciamolo chiaramente, una perdita di identità per un modello simbolo.
È stato lo stesso Gernot Dollner, amministratore delegato di Audi, a fare marcia indietro con una dichiarazione che non lascia spazio a dubbi: “È stato un errore e lo correggeremo, torneremo alla vecchia nomenclatura”. Parole che suonano come un balsamo per gli animi turbati di clienti e concessionari, alle prese con una logica che, più che chiarezza, aveva portato solo a nuovi interrogativi. E qui si tocca un punto chiave: quando si parla di auto, le sigle non sono solo lettere e numeri, ma portano con sé un bagaglio di storia, valore residuo, percezione di qualità e facilità nella gestione di ricambi e rivendita. Cambiare una sigla come A4 significa minare queste certezze, generando dubbi persino sulla compatibilità tra componenti e sulle valutazioni dell’usato.
Non è la prima volta che Audi si trova a dover rivedere le proprie strategie di denominazione. Un esempio emblematico riguarda la A6, che in origine avrebbe dovuto cedere il passo alla nuova A7 secondo la logica numerica. Ma anche qui il buonsenso ha prevalso: la storica A6 è rimasta al suo posto, mentre la variante elettrica ha trovato la sua identità nella denominazione etron. Un compromesso che ha saputo mettere d’accordo innovazione e tradizione, dimostrando come la coerenza e la semplicità cognitiva abbiano un peso specifico nelle scelte dei consumatori.
La vicenda ha acceso i riflettori su un tema spesso sottovalutato ma fondamentale: la forza di una sigla storica e il ruolo della nomenclatura nel posizionamento di un modello. Per chi acquista, una sigla consolidata è sinonimo di affidabilità, valore nel tempo e riconoscibilità. Non a caso, la reazione del mercato all’introduzione della nuova logica è stata immediata e, senza mezzi termini, negativa. Clienti e concessionari hanno espresso il proprio malcontento, segnalando dubbi sulla gestione dei ricambi, sulla percezione del marchio e sulle valutazioni future. In un periodo in cui il settore automobilistico è già attraversato da profonde trasformazioni tecnologiche, aggiungere confusione sul piano della denominazione rischiava di essere il classico colpo di grazia.
Audi ha quindi deciso di tornare alla pragmaticità: la lettera iniziale continuerà a identificare la tipologia di veicolo — A per le berline, Q per i SUV — mentre i numeri, fedeli al passato, indicheranno dimensione e segmento. Un ritorno alla chiarezza che dovrebbe riportare ordine nella gamma e tranquillità tra i clienti, rassicurati dalla solidità di un sistema che conoscono e apprezzano da anni. In un contesto dove l’evoluzione è all’ordine del giorno, la scelta di puntare su valori come coerenza e riconoscibilità rappresenta un segnale forte di attenzione alle esigenze del mercato.
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