Bollo: le Regioni decidono in autonomia le esenzioni

In merito al bollo auto e alla sua esenzione in varie Regioni d’Italia si è espressa la Corte Costituzionale che ha ribadito l’autonomia delle suddette Regioni.

Bollo: le Regioni decidono in autonomia le esenzioni

di Tommaso Giacomelli

22 Maggio 2019

La Costituzione parla chiaro e la Corte Costituzionale lo ha di recente confermato con una sua sentenza (la 122/2019 depositata il 20 maggio): le Regioni hanno una propria autonomia e possono decidere in proprio riguardo alle esenzioni del bollo auto. L’unico limite imposto è quello di non aumentare la pressione fiscale oltre i limiti fissati dallo Stato. La questione era stata posta in seguito ad un contenzioso nato tra la commissione tributaria provinciale di Bologna e la Regione Emilia-Romagna circa il pagamento del bollo auto per autoveicoli e motoveicoli con anzianità tra i 20 e i 30 anni, di interesse storico o collezionistico. La Regione prevedeva l’esenzione dal pagamento di questa tassa solo se il veicolo fosse stato iscritto a uno dei registri storici come l’ASI, riconosciuti dal Codice della strada.

Nella sentenza 122/2019 il giudice della Consulta ha specificato ancora una volta che è incostituzionale l’obbligo dell’iscrizione nei registri e ha richiamato il tema che le Regioni, avendo la competenza sul bollo auto, possono stabilire anche le esenzioni, come stabilito dall’Art. 117 della Costituzione in merito all’autonomia economica. Come specificato poc’anzi, devono stare attente a non aumentare la pressione fiscale oltre i limiti fissati dallo Stato. In conclusione, se l’equilibrio del bilancio venisse garantito e assicurato, le Regioni potrebbero cancellare definitivamente la tassa sul possesso del veicolo, con grande gioia di tutti quanti.

Il Bollo Auto è comunque una fonte di entrate piuttosto redditizia, secondo i calcoli che sono stati sviluppati su dati Istat dalla Uecoop, l’Unione europea delle cooperative, infatti si tramuta in una spesa su famiglie e imprese di 6,7 miliardi di euro, incidendo, secondo la UIL, per l’11,7% sul totale delle entrate di imposte e tributi delle regioni. Questo fa presagire che in ogni caso le Regioni italiane non ci rinunceranno a cuor leggero, in più come togli da una parte sei costretto ad aumentare da un’altra e toccherebbe probabilmente all’aumento delle accise sui carburanti.