Traforo del Gran Sasso: rischio chiusura dal 19 maggio

Il traforo del Gran Sasso potrebbe rimanere chiuso per volontà della Strada dei Parchi S.p.A, a seguito dell’inchiesta della procura di Teramo sull’inquinamento delle falde acquifere.

Traforo del Gran Sasso: rischio chiusura dal 19 maggio

di Tommaso Giacomelli

14 Maggio 2019

Strada dei Parchi S.p.A., la concessionaria delle autostrade A24 che collega Roma a Teramo passando per L’Aquila e la A25 Torano-Pescara, ha dichiarato che intende chiudere a tempo indeterminato il Traforo del Gran Sasso, a partire dal 19 maggio, tagliando così fuori dalle vie di comunicazione soprattutto la zona di Teramo e provincia dal resto della Nazione. Questa presa di posizione è figlia dell’inchiesta iniziata nel 2017 da parte della procura di Teramo, la quale sostiene che il traforo del Gran Sasso è responsabile dell’inquinamento della falda acquifera. Il fatto scatenante risale al 2002, quando ci furono degli sversamenti di diverse sostanze inquinanti da parte dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, i cui laboratori risiedono nella pancia della montagna. Nelle fasi successive di accertamento, il dito fu puntato anche contro Strada dei Parchi S.p.A. ritenuta responsabile di non aver adeguatamente isolato le condutture di scarico dei tunnel, le quali avrebbero inquinato le falde circostanti.

Sono dieci gli imputati ritenuti responsabili, individuati fra i vertici dell’Infn, della società Ruzzo Reti che gestisce l’acquedotto e di Strada dei Parchi Spa: il presidente di Strada dei Parchi Lelio Scopa, l’amministratore delegato di Strada dei Parchi Cesare Ramadori e il direttore generale di Strada dei Parchi Igino Lai. L’accusa è di non aver disposto le opere di impermeabilizzazione delle infrastrutture. A questo punto nasce l’intenzione di chiudere il Traforo del Gran Sasso, che secondo le prime stime avrebbe dovuto chiudere i battenti già prima del periodo pasquale, ma alla fine non si è voluto penalizzare i tanti utenti che si sono recati in quelle zone nel periodo festivo. La giustificazione della chiusura risponde alla volontà di non reiterare nel reato, misura che tutela la società, ma danneggia la mobilità e le attività economiche della Regione.

Il presidente di Confindustria L’Aquila Abruzzo Interno Riccardo Podda ha rilasciato queste dichiarazioni: “un danno enorme per tutte le imprese dell’Abruzzo interno. Un provvedimento che metterebbe in ginocchio le aziende aquilane, già gravate dalle difficoltà di una ripresa post-sisma che fatica a decollare”. Intanto è prevista una riunione presso il Ministero dei Trasporti per evitare la chiusura del passo, perché rappresenterebbe: “procurata interruzione di pubblico servizio che equivarrebbe a un inadempimento grave da parte della società che potrebbe portare alla revoca immediata della concessione”, come sottolineato dal sottosegretario M5S Gianluca Vacca.