Amsterdam: perché dal 2030 si circolerà soltanto in elettrico

Il progetto di salvaguardia dell’ambiente presentato dalla Giunta comunale guidata dalla “verde” Femke Halsema mette al primo posto la salute pubblica. Ecco le modalità di esecuzione.

Amsterdam: perché dal 2030 si circolerà soltanto in elettrico

di Francesco Giorgi

06 Maggio 2019

Entro il 2030, tutte le autovetture benzina e diesel saranno vietate all’interno del tessuto urbano di Amsterdam. Con un ulteriore progetto di limitazione (e, per converso, di estensione allo sviluppo della mobilità “zero emission”): l’estensione del divieto, e l’esclusiva circolazione alle auto elettriche, all’interno della Tangenziale A10, l’anello che circonda il comprensorio urbano dal quale è possibile dirigersi verso il centro, e che quindi andrebbe ad assumere un ruolo di “confine” fra ciò che sarà permesso (appunto, lo spostarsi a bordo di un’auto “tradizionalmente” benzina o gasolio, ma anche di pullman ed autobus, motocicli e ciclomotori ed imbarcazioni da diporto che non siano “emission-free”, oltre il contesto urbano di Amsterdam) e quello che non lo sarà.

Si va in bicicletta, ma lo smog resta elevato

La decisione, che ha in parte del rivoluzionario (ma nemmeno troppo, tenuto conto delle recenti prese di posizione amministrative in ambito comunitario riguardo allo sviluppo della mobilità elettrica, ed al fatto che attualmente, come vedremo, Amsterdam conta su circa 3.000 stazioni di ricarica: nei prossimi anni, si intende installarne almeno cinque volte tanto) è stata presa dalla Giunta comunale, guidata dalla sindaco “verde” Femke Halsema, di fresca nomina a primo cittadino di Amsterdam (l’incarico ha avuto inizio lo scorso luglio), nell’ambito dell’”Actieplan Schone Lucht” (letteralmente “Piano di azione per l’aria pulita”), mega progetto, presentato la scorsa settimana, che trae origine da una netta presa di posizione degli amministratori di Amsterdam nei confronti della salvaguardia dell’ambiente a vantaggio della salute pubblica. Stante la sua posizione geografica e l’orografia del territorio, e nonostante l’utilizzo pressoché universale della bicicletta nei centri urbani, in Olanda l’inquinamento rappresenta, secondo uno studio reso noto dalla Giunta comunale a presentazione del piano, “Il quarto rischio più importante per la salute delle persone, dopo il fumo, la cattiva alimentazione e lo scarso esercizio fisico”.

Un piano di esecuzione graduale

Ecco, quindi, il messaggio principale del programma: entro il 2030, il contesto metropolitano della città dovrà essere sempre più interessato dalla circolazione di veicoli “zero emission”.

Per giungere a questo traguardo a lungo termine, gli amministratori, in virtù delle politiche governative intraprese dai Comuni del territorio insieme ai Ministeri delle Infrastrutture e della Gestione delle Risorse idriche, individuano quatto “tappe” di percorso: nel 2020, tutte le autovetture diesel con 15 o più anni di “anzianità di servizio” non potranno più accedere all’interno della “zona ambientale” urbana delimitata, appunto, dalla Tangenziale A10 (si prevede, contestualmente, una espansione delle zone ambientali attualmente in vigore, per automezzi pesanti e veicoli commerciali). Successivamente, vale a dire entro il 2022, all’interno della S100 a sud della Stazione centrale di Amsterdam, verrà istituita un’area “emission-free” per autobus urbani e pullman di trasporto privato; nello stesso tempo, si renderà accessibile il traffico dei veicoli di trasporto merci nella zona ambientale esclusivamente agli automezzi Euro 6 o superiore. Attenzione, poi, ai motocicli ed ai ciclomotori che non siano a zero emissioni: nel 2025, se ne prevede il bando all’interno dell’area urbana. Potranno accedervi, dunque, soltanto le moto ed i “motorini” elettrici, in estrema sintesi. Entro quella data, all’interno della Tangenziale A10 si prevede l’istituzione di un’area a zero emissioni per autocarri pesanti e furgoni, taxi, pullman e bus delle linee urbane ed extraurbane, nonché la creazione di un’area analoga per tutte le imbarcazioni da diporto ed i relativi passeggeri. Queste tre fasi di ampliamento del progetto “Actieplan Schone Lucht” culmineranno, nel 2030, con il definitivo divieto di accesso nel tessuto urbano di Amsterdam ai veicoli a motore che non siano a zero emissioni.

Si prevedono agevolazioni per passare all’elettrico

È chiaro che la proposta possa avere già suscitato perplessità, in special modo riguardo alla relativa celerità di esecuzione del piano anti-inquinamento che, in capo ad un decennio, rivoluzionerebbe (questo sì) il contesto circolatorio nella città olandese. Ad Amsterdam, del resto, occorrerà un ampio intervento di sviluppo per gli “hub” di ricarica: allo stato attuale, ce ne sono circa 3.000; ne serviranno almeno 16.000, con attenzione alle colonnine di ricarica rapida. “Siamo consapevoli che le misure del ‘piano d’azione’ possano comportare costi aggiuntivi e disagi per cittadini ed imprenditori – riconosce la Giunta comunale nel documento di presentazione del programma – Ed è questo il motivo per il quale verranno previsti dei sistemi di sussidio e di esenzione, in modo tale da potere ricevere, ad esempio, un assegno finalizzato all’acquisto di un altro mezzo “green” in sostituzione di quello che attualmente si possiede”. “Per quanti optino per i servizi di trasporto pubblico, si prevedono varie agevolazioni, come i permessi di parcheggio”, un progetto, quest’ultimo, potenzialmente valido in quanto rappresenterebbe un ulteriore tassello verso la concretizzazione delle misure di trasporto intermodale, strumento che potenzialmente snellisce il congestionamento dei centri urbani.

Progetto partecipato

Il programma di esecuzione “Clean Air” di Amsterdam non sarà essenzialmente chiuso ai cittadini: quanto illustrato in questi giorni dalla Giunta comunale è, in effetti, soggetto a controllo e revisione da parte degli stessi abitanti e rappresentanti amministrativi. “Il progetto verrà discusso in Consiglio comunale a fine maggio – prosegue il documento di presentazione – Dall’inizio di giugno a metà luglio, sarà possibile partecipare attraverso una piattaforma digitale ad hoc. Seguirà una fase di progettazione partecipata, aperta a tutti. Dopo la consultazione, si arriverà alla delibera definitiva del piano ed all’adozione da parte del Consiglio comunale”.