FCA, Dieselgate: accordo da 700 milioni di dollari con le autorità americane

Fonti di informazione indicano un patteggiamento fra i vertici Fiat-Chrysler Automobiles ed EPA sui “defeat device” che sarebbero stati installati su 104.000 Grand Cherokee e Ram 1500 diesel.

FCA, Dieselgate: accordo da 700 milioni di dollari con le autorità americane

di Francesco Giorgi

10 Gennaio 2019

Il “caso” Dieselgate sulle emissioni che ha coinvolto FCA-Fiat Chrysler Automobiles negli USA verrà chiuso con una sanzione da oltre 650 milioni di dollari: è quanto riportano, in queste ore, alcune fonti di informazione oltreoceano, le quali sostengono come fra i vertici di Detroit e le Authority statunitensi sia stato stretto un agreement, di imminente annuncio. Staremo a vedere nelle prossime ore, dunque.

Al momento, i “rumors” – in questo caso ricondotti ad un “lancio” Reuters: inquirenti e rappresentanti FCA non rilasciano alcun commento – indicano che da parte di FCA possa venir posto in essere un pagamento di 280 milioni di dollari a titolo di risarcimento dei proprietari delle 104.000 autovetture riconosciute “viziate” ad inizio 2017 in seguito a una indagine EPA che aveva evidenziato la presenza “intenzionale”, e non documentata da Fiat-Chrysler Automobiles, di software irregolari per tenere sotto controllo i livelli di emissione; di 311 milioni di dollari di multa ed “almeno” 75 milioni di dollari nei confronti degli Stati americani che hanno in esecuzione indagini sulle emissioni da motori a gasolio.

Le autovetture a suo tempo entrate nel mirino dell’Agenzia federale per l’Ambiente, appunto 104.000, facevano parte delle lineup Jeep Grand Cherokee e Ram 1500 equipaggiate con unità turbodiesel 3.0 e prodotte dal 2014 al 2016 per il mercato statunitense (qui il nostro approfondimento). A conti fatti, ogni proprietario verrebbe così a ricevere, a titolo di patteggiamento, una somma nell’ordine di circa 2.800 dollari.

Come accennato, il “no comment” è la parola d’ordine su entrambi i fronti della vicenda (regulators e vertici FCA). È da notare, a onor del vero, che Fiat-Chrysler, pur avendo sempre negato ogni accusa che potesse ricollegarsi all’adozione intenzionale di “defeat device” per manipolare le emissioni, già lo scorso autunno avrebbe stanziato, a titolo di riserva per la copertura delle spese, una somma di 713 milioni di dollari. Di più: come riporta IlSole 24Ore, verso la fine dello scorso anno il giudice federale della Corte di San Francisco incaricato alle indagini, Edward Chen, aveva ingiunto ad entrambe le parti di avviare una nuova tornata di negoziati, sotto il controllo di un mediatore nominato dallo stesso Tribunale.

La “transazione” in sede civile e per danni, in ogni caso, potrebbe rappresentare soltanto una fase risolutiva del caso per FCA: sui tavoli del Dipartimento federale per la Giustizia c’è un fascicolo penale; è tuttavia probabile che la risoluzione dell’accordo EPA-FCA rappresenterebbe uno step di vitale importanza per superare la querelle.

L’accusa delle autorità statunitensi nei confronti di Fiat-Chrysler Automobiles è diretta conseguenza dello “scandalo” sulle emissioni degli ossidi di azoto da motori diesel manipolate in laboratorio (con l’utilizzo degli ormai famosi “defeat device”) che colpì Volkswagen. La vicenda, dalle proporzioni notevolmente più ampie rispetto a quanto sarebbe a carico di FCA, costò al colosso di Wolfsburg (che ammise la frode) il pagamento di sanzioni per 25 miliardi di dollari nei confronti dei proprietari di mezzo milione di autovetture negli USA e undici milioni nel mondo, delle Authority , delle concessionarie e degli Stati, oltre alla “testa” dell’allora amministratore delegato Martin Winterkorn ed alcuni top manager.