Ford: l’impianto di Blanquefort a rischio chiusura

Nuova tensione tra Ford, Governo francese e sindacati sulla sorte degli 850 addetti alla produzione di cambi e componenti trasmissione. Parole durissime dal ministro Le Maire. Ricusata una offerta Punch.

Ford: l’impianto di Blanquefort a rischio chiusura

di Francesco Giorgi

16 Dicembre 2018

Sebbene non vi sia nulla di concreto relativamente ai programmi di riassetto della propria presenza in Europa, nuove indiscrezioni si affacciano sul possibile futuro per le attività dell’”Ovale Blu” nel Vecchio Continente. È notizia di queste ore una nuova tensione fra i vertici del “colosso di Detroit”, il Governo francese e le rappresentanze sindacali in merito al destino degli impianti Ford di Blanquefort – località nei pressi di Bordeaux -, inaugurati nel 1972 e dove si producono cambi e componenti trasmissione, e che contano su una forza lavoro di 850 dipendenti. Il cui destino si fa sempre più incerto.

Non è, del resto, una novità in senso stretto il clima di incertezza che si respira nella periferia di Bordeaux: da alcune settimane, i “piani alti” di Ford sembrano avere intenzione di chiudere lo stabilimento di Blanquefort; e, di fronte, ci sono le amministrazioni locali che chiedono l’intervento di nuovi investitori che possano organizzare un turn-over indolore da Ford, oppure il ricorso a soluzioni alternative.

Nulla di fatto all’offerta Punch Powerglide                   

Una possibile disponibilità da parte di Punch Powerglide – azienda di Strasburgo specializzata nella produzione di trasmissioni, fondata da General Motors nel 1967 ed acquisita nel 2014 dall’industriale belga  Guido Dumarey, a capo del Gruppo Punch Metal, che ne ha rilevato interamente attività e dipendenti in virtù di un accordo di produzione su licenza dei sistemi trasmissione ZF -, che peraltro avrebbe rappresentato un valido “cambio di casacca” per 400 degli 850 dipendenti di Blanquefort specializzati nelle medesime attività, è stata respinta dai vertici Ford: “La Divisione FAI-Ford Aquitaine Industries rende noto che il proprio comitato aziendale ha scelto parere non favorevole alla cessione del complesso al potenziale acquirente”, è quanto espresso da Ford in una nota. Riguardo ai provvedimenti attuabili in vista dello stop alla produzione, previsto per fine agosto 2019, si fa cenno ad un “Completo programma sociale” a sostegno dei dipendenti di Blanquefort.

Le Maire: toni durissimi dal ministro francese dell’Economia

“Mi sento indignato, disgustato dalla decisione di Ford”: è il commento espresso senza mezzi termini da Bruno Le Maire. Il ministro dell’Economia del governo Macron – già attualmente al centro di notevoli questioni politiche e sociali – esprimendosi in merito all’”affaire” Blanquefort ed alla sorte degli 847 dipendenti (per i quali le imminenti festività natalizie potrebbero assumere un colore ben triste), punta il dito (come riportato nelle scorse ore da un “lancio” Adnkronos) sulla decisione dell’”Ovale Blu” di respingere l’offerta di Punch. “La scelta decisa da Ford si giustifica soltanto con la volontà del gruppo di aumentare l’andamento del proprio titolo in Borsa”, afferma Le Maire.

L’intervento del ministro, durante un dibattito nelle aule del Senato francese, ha toni durissimi, prosegue Adnkronos: “Voglio denunciare la vigliaccheria di Ford. Sono tre giorni che cerco di parlare con il gruppo che non ha neanche avuto il coraggio di parlare al telefono con il ministro dell’Economia”. Ed ancora: “Intendo denunciare le bugie di Ford: in un comunicato viene detto che l’azienda, fra la consegna degli impianti di Blanquefort a Punch e la chiusura, preferirebbe la seconda ipotesi”.

Già ad ottobre, riportava alcune settimane fa una news de La Repubblica, il ministro bollava come “Incomprensibile” una eventuale scelta Ford di chiudere gli impianti, in quanto meno costosa della loro cessione ad altri investitori. Ma per i sindacati, al contrario, tale prospettiva risulterebbe ribaltata: a Ford potrebbe costare di più una vendita al Gruppo Punch, in quanto quest’ultima sarebbe in possesso di un serio progetto, ma che richiederebbe un tempo di piena operatività nell’ordine di tre anni. Le stesse rappresentanze sindacali, dal canto loro, avrebbero messo sul piatto concrete disponibilità di apertura (come il congelamento degli stipendi per tre anni). E, per quanto riguarda gli aiuti pubblici, ci sarebbero 5 milioni provenienti dal Governo e 15 milioni da parte delle amministrazioni locali.

Anche la Germania è sotto i riflettori

I vertici Ford temono che “I programmi del potenziale acquirente” non offrano “I livelli di garanzie e protezione che noi desideriamo per i nostri dipendenti”. Tuttavia, non soltanto in Francia sussiste incertezza per il futuro. In Germania, e precisamente riguardo alle linee di montaggio di Saarlouis, dove avviene la produzione dei modelli C-Max e Focus ed in cui operano 6.200 dipendenti, si teme un parziale “taglio” della forza lavoro, in massima parte dovuto alla decisione, maturata a Dearborn, di “rivedere” gli assetti produttivi nel complesso della Saarland, inaugurato a fine 1966 ed ufficialmente operativo dal 1970 come “sponda continentale” da Ford UK (all’epoca il Regno Unito non faceva parte della Comunità Economica Europea) per l’assemblaggio ed il lancio su larga scala della bestseller Ford Escort.

A fare le spese di una eventuale decisione Ford di riorganizzare la produzione a Saarlouis sarebbero i modelli C-Max e Grand C-Max, per i quali si eliminerebbe la relativa linea di assemblaggio. Ciò potrebbe rappresentare il taglio di 1.600 su 6.200 posti di lavoro. Non c’è nulla di definitivo, avverte Ford: per il momento, la produzione continua, su modalità in linea con la domanda; nel frattempo, proseguono le trattative con i sindacati.

Riassetto europeo: si punta al 6% di margine operativo

All’inizio di dicembre, come accennato, Ford aveva comunicato le linee-guida del progetto di riposizionamento per le proprie attività in Europa, da tempo “in rosso”: un rimpasto nei ruoli dirigenziali – attraverso l’affidamento di ruoli operativi connessi al processo di trasformazione a diversi dirigenti – ed una sostanziale revisione della propria presenza nel Vecchio Continente.

Il piano assume il nome “Sprint to 6 Reset and Redesign”: in questo “6” viene definito l’obiettivo (il 6%, appunto) di margine operativo da raggiungere. Cifre alla mano, l’”Ovale Blu” è presente in Europa con 24 stabilimenti ed una forza lavoro di circa 54.000 dipendenti, 28.000 dei quali occupati in Germania.

Il riassetto delle attività Ford in Europa andrebbe di pari passo con i progetti di ridimensionamento delle proposte di lineup, una questione da tempo sui taccuini delle priorità dei manager Ford, e con una eventuale chiusura di alcuni impianti. Secondo quanto appreso nei giorni scorsi, il nuovo assetto della presenza Ford sui mercati europei potrebbe prendere il via, parallelamente, in Germania (dove si trovano i quartier generali per il Vecchio Continente: la sede Ford Europe è a Colonia), e nel Regno Unito, mercato principale per Ford in Europa. Per questo motivo sono già state individuate le figure dirigenziali che avranno il compito di revisionare le rispettive filiali: Gunnar Herrmann (già responsabile della Divisione Qualità) per Ford Germany; e Graham Hoare (responsabile della Divisione Sviluppo Globale) per la Gran Bretagna.

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