Strade provinciali: necessari 6,1 miliardi all’anno per la manutenzione

Un rapporto dell’ACI pone l’accento sulla situazione delle strade provinciali, la cui manutenzione richiederebbe un investimento di 6,1 miliardi all’anno.

Strade provinciali: necessari 6,1 miliardi all'anno per la manutenzione

di Giuseppe Cutrone

30 Novembre 2018

Le strade provinciali sono una priorità per l’Italia. Ad affermarlo è l’ACI, che ha presentato oggi a Genova lo studio della Fondazione Filippo Caracciolo intitolato “Il recupero dell’arretrato manutentorio della rete viaria secondaria: una priorità per il Paese”.

Nel rapporto vengono messe in luce le inefficienze, le criticità e l’inadeguatezza della rete composta da 132.000 chilometri di strade provinciali. Secondo l’ACI, l’attuale situazione è frutto degli errori degli ultimi 10 anni, quando sono mancati 42 miliardi di investimenti per la manutenzione di queste infrastrutture andando così a causare uno stato di abbandono il cui recupero comporterà adesso notevoli sacrifici economici.

Il rapporto parla di un fabbisogno annuo di 6,1 miliardi per le provinciali. Di questi fondi, 1,7 sarebbero necessari per la manutenzione ordinaria, mentre la maggior parte, ovvero ben 4,4 miliardi, servirebbero per la manutenzione straordinaria.

Ogni chilometro di provinciale richiede mediamente 46.000 euro di risorse all’anno, una cifra ben lontana dai soli 500 milioni stanziati per tutta la rete italiana che si confermano sufficienti a tenere in ordine l’8% dell’intera rete, cioè poco più di 10.800 chilometri di strade. Secondo Angelo Sticchi Damiani, presidente dell’Automobile Club d’Italia: “Carenza di informazioni sul patrimonio stradale del Paese, mancanza di risorse e complessità delle norme sono le criticità più ricorrenti, ma, quando si parla di qualità e sicurezza delle infrastrutture, i decisori locali, nazionali ed internazionali non possono trincerarsi dietro preconcetti “ideologici”: gli investimenti sulle strade, infatti, non aggravano il rapporto deficit/PIL. Al contrario, attraverso lo sviluppo economico, contribuiscono a migliorare il parametro finanziario oggi più critico per l’Italia. Senza dimenticare che gli incidenti sulle strade provinciali costano 3 miliardi di euro ogni anno. Ricalcando un saggio proverbio inglese, non dobbiamo dimenticare che chi pensa di fare il furbo e risparmiare un penny si ritrova poi a spendere una sterlina”.

Il numero uno dell’ACI sottolinea gli effetti positivi che una rete di strade provinciali efficienti avrebbe sul PIL italiano (con un’incidenza positiva dello 0,9%), per non parlare della riduzione della disoccupazione del 4% grazie ai 120.000 nuovi posti di lavoro che le opere di manutenzione comporterebbero.

Giuseppina Fusco, presidente della Fondazione Caracciolo di ACI, ci tiene a sottolineare i vantaggi sul fronte della sicurezza: “959 morti sulla rete extraurbana secondaria – sottolinea – rappresentano il 30% del totale dei decessi sulle nostre strade. Non possiamo continuare a far finta di nulla: gli investimenti per la manutenzione devono essere una priorità. Lo dobbiamo alla tutela della vita umana e allo sviluppo del nostro Paese e dei territori che vivono di artigianato, agricoltura, piccola impresa e turismo”.

Considerando che in alcune aree le provinciali sono l’unico collegamento verso l’esterno per molti piccoli centri, appare chiaro che, al di là dei numeri dell’economia e dell’aspetto della sicurezza, una loro manutenzione costante significherebbe fornire il necessario sostegno infrastrutturale a comunità che rischiano di rimanere spesso isolate, soprattutto nel caso di eventi climatici particolarmente severi che dovessero rendere impraticabili delle strade già dissestate a causa dell’abbandono.