Aston Martin trema: tagli shock e addio ai sogni elettrici
Il vento della crisi soffia impetuoso su Aston Martin, storico emblema britannico che, ancora una volta, si trova a dover stringere i denti per affrontare una tempesta senza precedenti. Il 2026 segnerà un punto di svolta doloroso per la Casa di Gaydon: ben tagli al personale coinvolgeranno 600 dipendenti, un colpo al cuore per chi, tra le linee di montaggio e gli uffici, ha contribuito a scrivere la leggenda del marchio. Ma questa non è che la punta dell’iceberg di una strategia che sa di “salvi chi può”, con una serie di decisioni drastiche pensate per mettere un freno all’emorragia finanziaria che da troppo tempo caratterizza i conti della casa inglese.
Basta uno sguardo ai numeri per capire la portata della situazione: nel 2025, Aston Martin ha consegnato appena 5.448 vetture, il 10% in meno rispetto all’anno precedente. Un dato che pesa come un macigno su un fatturato sceso a 1,46 miliardi di euro, mentre la perdita operativa ha raggiunto quota 260 milioni di sterline. Il debito? Un fardello di 1,4 miliardi, che lascia ben poco spazio all’ottimismo. Ecco allora che il presidente Lawrence Stroll, volto deciso e sguardo da uomo delle grandi sfide, ha scelto la strada della fermezza: contenere i costi, ridurre gli investimenti e trovare ossigeno fresco, anche a costo di sacrificare parte del patrimonio aziendale.
Il piano, cucito su misura per tentare il rilancio, parte proprio dal ridimensionamento degli investimenti: il progetto quinquennale viene tagliato da 2 a 1,7 miliardi di sterline, un segnale chiaro che le priorità stanno cambiando. Via libera quindi a una riorganizzazione delle risorse, che si concentreranno sulle motorizzazioni tradizionali e, soprattutto, sulle soluzioni ibrido. Le auto elettriche, almeno per ora, finiscono nel cassetto dei sogni: lo sviluppo viene sospeso a data da destinarsi, una scelta che rispecchia il clima di incertezza che si respira in tutto il segmento lusso, dove la domanda stenta a decollare e i costi di produzione restano elevati.
Non si tratta di una semplice battuta d’arresto, ma di un vero e proprio cambio di rotta: le vetture a combustione e ibride, considerate oggi molto più redditizie, tornano a essere il perno dell’offerta. Un esempio lampante è la nuova Valhalla, supercar ibrida da oltre un milione di euro che si candida a diventare il fiore all’occhiello della gamma. Per quest’anno sono previste circa 500 consegne, una boccata d’aria che il management spera possa innescare un circolo virtuoso di entusiasmo e vendite.
La decisione di mettere in pausa le auto elettriche è figlia anche di un contesto internazionale tutt’altro che favorevole. Da un lato il rallentamento del mercato cinese, dall’altro le barriere doganali imposte dagli Stati Uniti, hanno reso ancora più difficile la già complessa partita della competitività per le vetture britanniche. In questo scenario, ogni scelta deve essere ponderata con attenzione chirurgica: non c’è spazio per l’azzardo, solo per la concretezza e la razionalità.
E a proposito di scelte coraggiose, fa rumore la decisione di cedere i diritti perpetui del team di Formula 1 per incassare 50 milioni di sterline. Una mossa che ha il sapore del sacrificio, ma che rappresenta anche una delle poche leve ancora a disposizione per recuperare liquidità immediata. La storia di Aston Martin nelle corse è ricca di fascino e tradizione, ma il momento impone di guardare al futuro con pragmatismo, lasciando da parte, almeno per ora, la gloria delle piste.
Nonostante tutto, il mercato ha reagito con una fiammata di ottimismo: dopo l’annuncio dei provvedimenti, il titolo ha guadagnato il 5%, segno che gli investitori credono ancora nella capacità del marchio di risollevarsi. Una speranza, certo, ma anche una responsabilità pesante per chi oggi è chiamato a guidare Aston Martin fuori dalla tempesta.
La vera sfida, ora, sarà riuscire a trasformare queste misure in una nuova primavera per la casa di Gaydon, senza rinunciare all’identità che l’ha resa celebre nel mondo. Il futuro è tutto da scrivere, ma una cosa è certa: la storia di Aston Martin non è ancora arrivata all’ultimo capitolo. Tra tagli al personale, scelte industriali coraggiose e la scommessa sull’ibrido, il marchio si prepara a un nuovo inizio, sospeso tra passato e innovazione, in attesa che il vento torni finalmente a soffiare in poppa.
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