Ferrari Monza SP1 ed SP2: le roadster del nuovo segmento “Icona”

Francesco Giorgi
19 Settembre 2018
15 Foto
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Svelate al Capital Markets Day, rivisitano (una “uso pista”, l’altra un po’ meno “estrema”) il concetto di biposto Sport anni 50. Fibra di carbonio, meccanica 812 Superfast e 810 CV. Ecco tutti i dettagli.

Come la “Testa Rossa” del 1957, o come la 166MM, la 500 Mondial, la serie 750 Monza e 860 Monza; oppure, in un ampio salto temporale, come la 333SP (“erede naturale” della 312PB) dalla lunga carriera agonistica. Ecco, in estrema sintesi, le leggendarie biposto-sport che possono essere considerate come progenitrici di Ferrari Monza SP1 ed SP2, inedita coppia di roadster dall’immagine marcatamente “corsaiola” e nobilmente rétro presentate nelle scorse ore, a Maranello, in occasione del Capital Markets Day Ferrari (ne parliamo più diffusamente in un approfondimento a tema). Il primo meeting di illustrazione delle strategie del “Cavallino” dopo la recentissima scomparsa di Sergio Marchionne, e di debutto per il neo amministratore delegato Louis Camilleri, punta – evidenziandone le “voci” di maggiore rilievo – al lancio di quindici nuovi modelli fra il 2019 e il 2022, dell’atteso SUV (che si chiamerà “Purosangue”) al termine del periodo di riferimento, e ad una notevole incidenza dei sistemi a propulsione ibrida che servirà – oltre che a rinnovare radicalmente l’immagine di Maranello – anche ad aiutare i risultati operativi (ebitda, investimenti, dividendi, diminuzione del debito industriale, buy back).

Sotto i riflettori dei vertici di Maranello, la tripla novità chiamata a catalizzare ulteriormente l’attenzione degli appassionati di tutto il mondo (e, va detto, dei big player concorrenti per segmento): una annunciata negli intenti (il SUV “Purosangue”); le altre due, svelate più in concreto. Appunto, le roadster Monza SP1 e Monza SP2: un nome (“Monza”) da sempre nei geni Ferrari; e una sigla (“SP”, come “Sport Prototipo”) anch’essa parte rilevante nella storia di Maranello, e che riporta l’immaginario ad un’epoca nella quale, per motivi di immagine e di penetrazione nei mercati, prime attrici nel mondo delle competizioni non erano tanto le monoposto di F1, quanto le biposto Sport. Fra gli esempi più recenti di rivisitazione del passato attualizzato al presente,e proiettato al futuro, ricordiamo la serie limitata Dallara Stradale presentata lo scorso novembre dalla factory parmense.

Le “barchette” (si preferisce utilizzare questo termine, anche per il fatto che venne coniato per la prima volta espressamente per uno dei primi modelli Ferrari “en plein air”: la 166MM, appunto, che venne prodotta fra il 1948 e il 1953) Ferrari Monza SP1 e Monza SP2 sono state concepite a Maranello come vetture simili nell’appeal visivo esteriore, quanto differenti nelle rispettive peculiarità: “monoposto stradale” (in realtà possiede due posti, tuttavia il sedile del passeggero viene coperto da un tonneau cover rigido) la SP1, vera e propria biposto la SP2;  “nuda e cruda” la prima, leggermente più accessoriata la seconda. Non fosse per il fatto che verranno prodotte in serie ultralimitata, e tenuto conto di come appaia scontato che tutti gli esemplari andranno presto esauriti (più avanti se ne conosceranno i dettagli in termini di unità programmate e prezzi di vendita), verrebbe voglia di accaparrarsene tutti e due i tipi in una volta sola: in modo, cioè, da avere a disposizione una vettura “uso pista” e un modello più “da immagine”, a seconda delle esigenze del momento.

Non si tratta, in effetti, di una “operazione-nostalgia”: sotto una impostazione concettuale – questa, in parte, sì – che si ispira alle “due posti scoperte” che hanno contribuito a scrivere pagine memorabili nella storia Ferrari, Monza SP1 e Monza SP2 celano un concentrato hi-tech che le proietta a buon diritto nell’orbita delle grandi sportive di nuova generazione. Del resto, le due “super-roadster” di Maranello hanno il compito di inaugurare un filone nuovo di zecca: si chiama “Icona”, e riporta nel proprio capitolato l’ispirazione di concetto ai modelli più evocativi degli anni 50, attualizzati nelle tecnologie di motorizzazione, nella scelta dei materiali e nelle soluzioni di telaio e di assetto. Non potrebbe, in effetti, essere altrimenti: diversamente, si rischierebbe di cadere nel settore delle “repliche”. Ciò che rimane immutato, sono le fasi di progettazione e di allestimento, che restano artigianali: oggi come un tempo. Staremo a vedere, incuriositi, come evolverà questa “nicchia” che promette meraviglie (a proposito: gli enthusiast più attenti avranno notato le interessanti livree che “vestono” Monza SP1 ed SP2: tutta in nero la seconda, e nei colori grigio con bande gialle della storica Ecurie Francorchamps la prima!).

Per il momento, i primi due esempi sono sotto gli occhi di tutti: dati alla mano, Ferrari Monza SP1 e Monza SP2 portano in dote un vantaggiosissimo rapporto peso/potenza, frutto della complessiva leggerezza dell’insieme-veicolo conferito da un ampio utilizzo della fibra di carbonio per l’intera scocca e per gran parte degli elementi (“a vista”, tanto da renderne ulteriormente grintoso, e giustificatamente “racing”, l’appeal) che costituiscono i rispettivi abitacoli. Dal canto suo, l’attenzione ai pesi (Ferrari dichiara 1.500 kg per Monza SP1 e 1.520 kg per Monza SP2) e lo sviluppo “barchetta” di entrambi i modelli aiutano all’ottimizzazione delle dinamiche vettura: sostanziale equilibrio fra avantreno e retrotreno, equo bilanciamento fra gli assali, rollio pressoché assente per aiutare il pilota (“vietato” definirsi “conducente”!) a sentirsi al volante di un autentico prototipo-sport adatto in circuito come sugli invitanti percorsi misti di montagna; lasciando a chi guida – e nel caso di SP2, al passeggero – il piacere di lasciarsi schiaffeggiare dall’aria per via dell’assenza di qualsiasi “protezione trasparente” (parabrezza, finestrini), seppure ciò sia stato preso in considerazione, in fase progettuale, attraverso un preciso studio dei flussi aerodinamici intorno all’abitacolo.

Per questo, Ferrari Monza SP1 e Monza SP2 vengono equipaggiate con uno specifico “cupolino” aerodinamico, denominato “Virtual Wind Shield” (letteralmente: “parabrezza virtuale”) che sopperisce all’assenza di qualsiasi elemento di cristallo, plexiglass, lexan o in genere trasparente, con una specifica carenatura per volante e quadro strumenti, atta a deviare l’aria e offrire il necessario comfort a pilota e passeggero. Comfort che, in ogni caso, potrebbe essere “relativo”, a giudicare dal set di abiti ed accessori, firmato Loro Piana e Berluti (due dei grandi nomi della “haute couture” italiana) che verrà fornito insieme alle vetture: una tuta da indossare sopra i vestiti, una maglia, un casco, un paio di guanti, una sciarpa e gli scarpini da guida.

D’altro canto, non si tratta di vetture propriamente “da passeggio”: sotto il cofano, le specialissime Ferrari Monza SP1 e Monza SP2 vengono equipaggiate con l’unità motrice V12 da 6,5 litri (6.496 cc) con angolo di 65° fra le bancate – meccanica di diretta derivazione dal modello 812 Superfast di recente presentazione – che eroga una potenza di 810 CV ad 8.500 giri/min e 719 Nm di coppia massima e fornisce alla inedita coppia di “barchette” di Maranello valori prestazionali da urlo: “Oltre 300 km/h” di velocità massima, appena 2”9 per lo scatto da 0 a 100 km/h e 7”9 dichiarati per l’accelerazione da 0 a 200 km/h.

Ferrari Monza SP1 e SP2 2018: immagini ufficiali

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