Infiniti punta su immagine ed elettrificazione per contrastare le tedesche

Un nuovo approccio di stile, meno “latino” e più vicino alla filosofia artigianale del Sol Levante; propulsori a basse (o zero) emissioni allo scarico e minimalismi hi-tech: sarà così la nuova identità infiniti?

“Inusuale”. Così, ai taccuini di Bloomberg, si autodefinisce il responsabile Design di Nissan, Alfonso Albaisa. Non “radicale”, né tantomeno “graffiante”. Piuttosto, in possesso di un marcato anticonformismo che, da un lato, è stato messo in evidenza dal nuovo corso stilistico impostato in tempi recenti dal marchio giapponese (e, in particolare, da Nissan Juke, modello scaturito dalla “matita” del designer di origini cubane ma cresciuto e laureato a New York); e, dall’altro, porterà Infiniti, marchio premium di Nissan, ad approfittare del “new deal” tecnologico conseguente al graduale rinnovamento dei sistemi di propulsione e di controllo – alimentazioni elettrificate, guida autonoma – in fase di espansione fra i big player del comparto automotive.

Tutto ciò, da un punto di vista estetico-funzionale mirato ad una coerenza formale dell’oggetto-automobile visto sotto l’aspetto della praticità di impiego, si concretizzerà in un nuovo approccio filosofico alla progettazione, segnatamente in una più marcata semplicità nelle linee e nei componenti (come Ford insegnava, “Tutto ciò che non c’è, non si rompe”; e alla maniera di Apple, meno pulsanti e comandi “fisici” possibile sulla plancia).

L’identità minimalista Infiniti, che una intervista pubblicata in queste ore da Automotive News individua come un progetto di “offensiva” nei confronti dei colossi germanici Audi e Bmw, parte da un ben specifico presupposto hi-tech: “L’industria dell’auto sta assistendo ad una evidente riduzione degli elementi meccanici ‘tradizionali’ che concorrono al funzionamento dell’autoveicolo – osserva Alfonso Albaisa – E questo è quanto sta avvenendo anche per Infiniti”.

Del resto, come anticipato nelle scorse settimane – ovvero, in concomitanza con il Salone di Detroit 2018 – i vertici Infiniti dichiarano a gran voce un netto interesse nei confronti dei sistemi di propulsione eco friendly a base elettrificata (ibrido, ibrido plug-in, 100% elettrico) in previsione di un ampio ventaglio di novità a basse (o del tutto assenti) emissioni allo scarico. “Tabella di marcia” alla mano, Infiniti aveva annunciato al NAIAS 2018 il “lancio” di modelli esclusivamente elettrificati dal 2021, compresa una inedita auto a propulsione totalmente elettrica in vista dell’arrivo di almeno una variante “zero emission” nel proprio listino in un’ottica a medio termine.

La “base di partenza” per il “new deal eco friendly hi-tech” di Infiniti – un logico avvicinamento alle attuali strategie di mercato, per il quale recenti report prevedono entro il 2025 una incidenza non inferiore al 50% delle alimentazioni elettrificate – sarebbe, in questo senso, avvantaggiata dall’adozione della recente tecnologia e-Power (qui un nostro approfondimento), introdotta da Nissan nell’autunno 2016 (in funzione dei programmi “green” del marchio giapponese che rientrano nella visione di “mobilità intelligente” Nissan) sulla base dell’expertise elettrico accumulato in otto anni di produzione di Nissan Leaf, modello bestseller nel segmento auto elettriche, e finalizzato all’impiego di un piccolo motore termico (benzina) deputato alla ricarica delle batterie di alimentazione powertrain, in modo da offrire all’automobilista una adeguata potenza, autonomia proporzionalmente elevata e, all’atto pratico, rendere ancora più usufruibile l’auto elettrica senza il pensiero di dovere a tutti i costi trovare una presa di corrente.

Inoltre, proprio al Salone di Detroit, lo stand Infiniti aveva ospitato la concept Q Inspiration, prefigurazione di vettura coupé a quattro porte dalle linee marcatamente sportive e nel complesso “minimaliste” che, dal punto di vista dei contenuti tecnologici, si segnalava per la presenza a bordo del modulo di guida autonoma ProPilot di Livello 4 (dispositivo che controlla da se il veicolo durante la marcia in autostrada, mentre nelle altre situazioni di traffico è il conducente ad avere la possibilità di controllare la vettura agendo su volante e pedali, lasciando all’elettronica di bordo il compito di seguire le manovre “umane” e, in caso di emergenza, assumere la guida del veicolo) nonché dell’inedita motorizzazione VC-Turbo a rapporto di compressione variabile (qui un dettaglio su questa tecnologia di propulsione) – una delle novità tecniche più interessanti degli ultimi mesi – e, nell’abitacolo anch’esso volutamente minimal, hi-tech e innovativo anche nella scelta dei materiali (tasche ai pannelli porta rivestite in Nishijin-ori, materiale che abbina fibre di seta e carta golden washi utilizzabile anche come sensore tattile dai passeggeri per la regolazione dell’illuminazione “ambient), la presenza di un sofisticato modulo infotainment “singolo” per ciascun occupante che controlla anche lo stato di salute di ogni passeggero.

In buona sostanza: pulizia di linee, razionalizzazione dei comandi e ispirazione alla tradizione artigianale sono al centro della nuova vision Infiniti, che non fa mistero di voler colmare l’attuale gap nei confronti dei competitor tedeschi (un esempio: Bmw nel 2017 ha venduto, su scala globale, otto volte di più in confronto ad Infiniti). D’altro canto, il comparto automotive è da tempo al centro di una rivoluzione non soltanto tecnologica, quanto nel complesso olistica: se si prende ad esempio la realtà di Infiniti (marchio la cui sede è ad Hong Kong, appartiene – quale “brand” alto di gamma – alla giapponese Nissan, che a sua volta porta avanti da anni una partnership tecnica con Renault e Mitsubishi; e la cui produzione avviene in Giappone, in Cina e in Gran Bretagna), guidata nel design da Alfonso Albaisa, cubano-newyorkese con base a Tokyo e frequenti visite ai Centri stile Nissan statunitensi, giapponesi e londinesi, ci si rende facilmente conto del melting pot al centro della realtà dei “new brand” automotive, in questo caso Infiniti.

Appare illuminante l’indicazione di Ken Miyao, analista e consulente di strategie industriali per Carnorama raccolta da Automotive News: “Infiniti possiede una identità di marchio ‘ambigua’, non somiglia affatto ad un autentico brand giapponese. Nel settore premium, sarebbe opportuno sottolineare un marcato approccio alla filosofia di design ‘Wa’”, indicando un chiaro riferimento alla “giapponesità” di armonia e pace propria della cultura del Sol Levante che, nelle arti figurative e nel design, si affida all’impiego di materiali naturali e in un approccio manuale-artigianale alla produzione di manufatti intesi quali elementi essenziali della vita quotidiana. Un po’, a voler individuare un paragone, quanto recentemente impostato dai designer Mazda nell’approccio stilistico ispirato alla filosofia “KODO”.

Vedremo, nei prossimi anni, una rifocalizzazione stilistica maggiormente “orientale” e meno “latina” (dalle rispettive radici delle due realtà Infiniti e Albaisa) per il premium brand di Nissan? Il prototipo Q Inspiration sarà all’origine di un nuovo messaggio estetico e tecnologico maggiormente rappresentativo? Staremo a vedere. Nel frattempo, Alfonso Albaisa è appena rientrato da un approfondito percorso di conoscenza della cultura artigianale giapponese, fra ceramisti ed ebanisti-intagliatori.

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