Hyundai i20: primo contatto della compatta coreana

Segmento B in fermento per l'arrivo della nuova vettura di casa Hyundai. Piattaforma di nuova concezione e motorizzazioni riviste e corrette.

Nuova Hyundai i20: primo contatto

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Non dovrebbe essere poi così difficile per la i20 di seconda generazione (terza se si considera la Getz), insidiarsi nel nostro mercato. Di certo non le mancano i contenuti, così come le argomentazioni per attrarre nuovi clienti. Perché la compatta di Seoul non mira ad una categoria in particolare, ma si offre ad una vasta fetta di potenziali nuovi acquirenti.

Che i coreani siano entrati nel cuore degli italiani è noto da tempo. Sono stati i suv a far scoprire che esiste un mondo di tecnica e tecnologia al di là del Vecchio Continente e prima del Giappone. Ma soprattutto oggi il design sa rispondere alle esigenze di una clientela molto attenta allo stile. Un "linguaggio" perpetrato anche sulla nuova i20. Un'auto che in questa edizione si presenta più grande e spaziosa rispetto al modello precedente. Nasce su una piattaforma completamente nuova e viene prodotta negli stessi stabilimenti turchi in cui è realizzata la i10. Lunga 4,03 metri e larga 1,73 metri, la i20 non lesina su spazio e soprattutto abitabilità interna. La qualità costruttiva non si discute, così come la scelta dei materiali. La concorrenza tedesca detiene ancora il primato sul "valore" delle plastiche, ma gli elementi della coreana sono di buon livello. 

A bordo si riconosce una certa familiarità con la più piccola i10, traghettatrice della nuova generazione delle medio piccole di casa Hyundai. Una plancia pulita, semplice e intuitivamente immediata nell'uso, che diventa anche originale con la giusta combinazione di colori (tre quelle disponibili). In quattro si viaggia comodi, ma il quinto passeggero non è solo sulla carta. Il volume del bagagliaio vanta una capacità di 326 litri. La sezione infotainment latita invece. Perché al di là della presenza della porta Usb, la connettività è (al momento) assente. Sull'allestimento più ricco, lo Style, è presente la cosiddetta docking station. Altro non è che un supporto per lo smarphone che consente anche la ricarica del proprio telefono. Un espediente per garantire la "connessione" verso il mondo esterno, adoperando però il proprio "cellulare". Nel prossimo futuro sarà disponibile il sistema integrato in plancia, che sfrutterà l'esperienza TomTom service. Ad oggi, a dettare legge quando si tratta di infotainment in questo segmento di mercato, sono Peugeot con 208 (Peugeot Connect) e Renault con Clio (R-Link). 

L'avvento della nuova i20 non ha prodotto un mutamento radicale sul fronte delle motorizzazioni, che si ripropongono anche in questa nuova edizione; aggiornate per rispondere alla normativa anti-inquinamento Euro 6. Sono 4, quando i livelli di potenza disponibili sono 5. Due propulsori a Gasolio e altrettanti a benzina. Un ventaglio che si apre nel segno del 1.2 quattro cilindri benzina della famiglia Kappa. Che sulla nuova i20 eroga 75 oppure 84 cavalli di potenza. In entrambi i casi è accoppiato al medesimo cambio manuale a cinque rapporti, mentre le prestazioni sul fronte consumi ed emissioni sono pressoché equivalenti: 4,8 l/100 km il dato dichiarato quando si tratta di ciclo combinato, mentre 112 sono i g/km di CO2. Spetta al 1.4 da 100 cavalli garantire quel tanto di brio che in questo segmento non guasta mai. In questo caso i valori messi sul piatto dai tecnici coreani sono di 5,3 l/100 km e 122 g/km di CO2. Numeri riferiti alla i20 equipaggiata con il cambio manuale 6 marce. Quando a listino è disponibile pure un automatico a quattro rapporti. Obsoleto in virtù di quanto oggi la concorrenza sia in grado di mettere a disposizione dei propri clienti, come i doppia frizione di Renault (Edc) e Gruppo Volkswagen (Dsg). Ma la sequenza dei propulsori varca anche i confini del turbodiesel. Un territorio "dominato" dal piccolo tre cilindri di 1,1 litri e 75 cv di potenza e dal 1.4 quattro cilindri da 90 cv. Per ambedue la trasmissione è manuale a sei rapporti. In questo caso le performance si declinano secondo i 3,8 l/100 km del primo e i 3,9 l/100 km del secondo. Analogo il discorso relativo alle emissioni di CO2. Il "millecento" si ferma a quota 99 g/km e il "millequattro" a 102.

La prima cosa che balza all'occhio, ma in questo caso sarebbe corretto dire all'orecchio, è la silenziosità di marcia; garantita anche alle alte velocità. Il turbodiesel da 90 cavalli non brilla per spinta e progressione, e sopra i 3.000 giri/min perde di vigore. La manovrabilità del cambio manuale si addice ad un impiego cittadino, grazie ad innesti morbidi e fluidi. Nonostante l'avvento di nuove componenti, il Servosterzo elettrico supera di poco la sufficienza. Ineccepibile se si tratta di manovrare la vettura per un parcheggio, non trasmette il giusto feeling quando si abbandona la città per dedicarsi alle curve. Non da la giusta percezione dell'asse anteriore. Considerazioni forse in un'ottica sportiva, perché l'assetto di i20 si conferma alle regole del comfort. Un corpo vettura stabile anche nei cambi di direzione più rapidi e repentini. E sempre sotto l'attenta osservazione del sistema di controllo della stabilità, che rispetto al modello precedente pare meno brusco ed invasivo.

La gamma della compatta coreana si conforma secondo tre linee di allestimento: Classic, Comfort e Style. Il corredo prevede già a partire dalla versione entry level il climatizzatore manuale, il computer di bordo e il volante regolabile in altezza e profondità. Il cruise control, il Lane Departure Warning System e il Bluetooth con riconoscimento vocale, sono parte della dotazione della variante Comfort. La Style punta pure sul look, così l'illuminazione si arricchisce delle luci diurne e di posizione a Led, come quelle posteriori. La nuova Hyundai i20 sarà ordinabile a partire dalla fine di novembre, mentre il lancio commerciale avverrà nel mese di gennaio. Prezzi a partire da 13.200 euro.     

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di Cesare Cappa | 21 novembre 2014

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