Lotus Evora S by PB Racing: granturismo d’autore

Con un cuore più potente ed un assetto rivisto la sportiva britannica guadagna grinta e personalità

Lotus Evora Carbon Concept al Salone di Ginevra 2010

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Nel cuore di Monza, il circuito che ospita il campionato di F1, teatro dell'ultima Coppa Intereuropa, abbiamo avuto l'occasione di guidare un'auto particolare, curata personalmente dal pilota ufficiale della Lotus, nonché titolare della PB Racing Stefano D'Aste. La vettura in questione è una Evora S, una sportiva che non ha bisogno di presentazioni, ulteriormente rinvigorita in seguito alle modifiche apportate dalla PB Racing su indicazioni dello stesso D'Aste che utilizza lo stesso modello in allestimento GT4 nel campionato europeo destinato alle GT.

Nella sua livrea bianca, la Evora S appare elegante e sportiva nello stesso tempo, soprattutto se si osserva il suo assetto più basso di 2 cm rispetto alla versione di serie, e lo splendido set di cerchi in lega da 19 pollici sull'anteriore e da 20 pollici sul posteriore dalla colorazione nera opaca disegnati direttamente da Stefano D'Aste. Un ulteriore punto di forza di questa vettura risiede nel triplo terminale di scarico che caratterizza la vista posteriore e produce un'autentica sinfonia automobilistica. All'interno spiccano i sedili in pelle di colore rosso e i particolari della plancia e del rivestimento delle portiere della stessa tonalità. In questa configurazione, che apporta cambiamenti leggeri ma significativi, la Evora S è ancora più appagante della versione di serie ma non è mai volgare e, soprattutto, non è per nulla appesantita nella sua silhouette.

Se il corpo vettura ha subito interventi soft, il suo cuore ha ricevuto una significativa iniezione di potenza grazie ad un nuovo scarico completo composto da nuovi collettori d'aspirazione, da un centrale differente ed dal terminale di scarico a tripla uscita. Dopo queste modifiche, il V6 da 3,5 litri d'origine Toyota, dotato di compressore volumetrico Eaton a due lobi, è in grado di sprigionare circa 390 CV contro i 350 CV della Evora di serie. Tutto ciò garantisce prestazioni superiori rispetto ai 277 km/h di velocità massima della Evora S "convenzionale" e consente di migliorare lo scatto della Lotus di serie che, nell'accelerazione da 0 a 100 km/h, ferma il cronometro sul tempo di 4,8 secondi.

Ma i numeri sono freddi ed insignificanti fino a quando non si sale a bordo e non si sperimentano di persona le innumerevoli sensazioni che questa coupè dal fascino tipicamente inglese riesce a regalare ogni volta che il piede destro affonda sull'acceleratore. Già al momento dell'accensione un suono cupo avvolge l'abitacolo, una musica che dopo i 4.000 giri diventa una vera e propria sinfonia che urla note di piacere dai tre tubi di scarico posteriori. Con la Evora S della PB Racing, si inizia a guidare sulle strade normali e dopo pochi chilometri ci si ritrova a cercare in maniera ostinata tunnel e gallerie per spalancare il gas e condividere con gli altri automobilisti il suo sound coinvolgente.

Straordinaria per la sua agilità e la prontezza con cui risponde ai comandi del pilota, la Lotus firmata PB Racing esalta all'ennesima potenza le caratteristiche di un'auto pensata per la guida: tutto sembra possibile con il piccolo volante tra le mani, ma prima di sfoderare tutti i suoi cavalli è meglio riflettere bene perché  se si osa troppo la Evora risponde a modo suo, da puro sangue di razza qual è, e allora meglio non esagerare con il gas, soprattutto in uscita dai tornanti e valutare bene le traiettorie prima di lanciarsi nelle curve veloci. D'altra parte, la firma di Stefano D'aste sul montante posteriore sinistro e quella di Jean Alesi nelle vicinanze del battitacco sinistro, rappresentano un indizio importante sulle doti che bisogna avere per domarla nella guida estrema. Nella marcia di tutti i giorni però, nonostante i tanti cavalli a disposizione, la Evora S realizzata dalla PB Racing si comporta in maniera irreprensibile e la sua stabilità infonde sicurezza anche a chi non è avvezzo a potenze elevate.

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di Valerio Verdone | 10 giugno 2011

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