Da Nissan l'auto che si guida con il pensiero

Nissan, in collaborazione con il Politecnico di Losanna, è al lavoro su un sistema in grado di consentire di guidare l'auto tramite il pensiero.

Grazie alla collaborazione con l'École Polytechnique Fédérale di Losanna, Nissan è al lavoro sull'auto che si guida con il pensiero, un veicolo in grado di eseguire ogni tipo di movimento non mediante ordini impartiti meccanicamente come avviene oggi, bensì mediante l'analisi e la "traduzione" in comandi ben precisi delle onde cerebrali.

Sistemi simili sono allo studio da anni in realtà e puntano a rendere possibile ed efficiente l'interazione tra le macchine e la mente umana, cioè quella che viene definita Brain Machine Interface (BMI). Si tratta di un insieme di tecnologie che già oggi consentono ad esempio di guidare mezzi come delle sedie a rotelle, o di cambiare canale del televisore, con il solo ausilio del pensiero.

L'intenzione di Nissan e del Politecnico di Losanna è però quella di applicare queste tecnologie alla guida delle automobili, con l'obiettivo di migliorare la sicurezza stradale. Secondo quanto spiegato dal ricercatore Nissan Lucian Gheorghe: "L'analisi delle onde cerebrali mi ha aiutato a comprendere il carico di stress cui è sottoposto un individuo in fase di guida e a cercare, quindi, di ridurlo. La nostra collaborazione con EPFL ci permetterà di offrire un valido contributo alla comunità scientifica, ma anche di trovare soluzioni ingegneristiche che ci avvicinino all'obiettivo di facilitare l'accesso alla mobilità personale rendendola disponibile per tutti".

Proprio l'enorme sforzo richiesto in fase di concentrazione è uno degli ostacoli più difficili da superare prima di poter rendere le interazioni cervello-macchina efficienti e soprattutto sicure per la guida su strada. Per questo motivo il team al lavoro sul progetto sta pensando di integrare la tecnologia BMI oggi disponibile con le potenzialità che derivano dalle analisti statistiche, consentendo così al sistema di prevedere le intenzioni del guidatore e di monitorarne costantemente le reazioni a livello cerebrale mediante l'osservazione di diversi parametri come il movimento degli occhi e l'attività cerebrale, da mettere poi in correlazione con i dati relativi all'ambiente esterno ricavati usando degli appositi sensori sistemati sulla vettura.

La strada da fare, prima di avere veicoli in grado di effettuare un sorpasso o di svoltare avendo come input un semplice movimento della testa o l'attività elettrica del cervello, è ancora abbastanza complessa, ma di certo simili applicazioni in ambito automobilistico si prestano a scenari decisamente affascinanti seppur ancora futuristici.

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di Giuseppe Cutrone | 29 settembre 2011

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