Anche cavie umane nei test sulle emissioni?

Dieci scimmie giavanesi sarebbero state sottoposte nel 2015 ad un test consistente nell’emissione ai gas di scarico, commisti ad aria, per quattro ore. VW si scusa; Bmw e Daimler prendono le distanze.

Anche cavie umane nei test sulle emissioni?

di Francesco Giorgi

29 gennaio 2018

Aggiornamento (30/1)

Mentre l’opinione pubblica viene informata degli esperimenti condotti su un gruppo di scimmie, i quotidiani tedeschi Sueddeutsche Zeitung e Stuttgarter Zeitung rivelano nuovi particolari: alcuni test sarebbero stati effettuati anche su cavie umane.

Nello specifico, si sarebbe trattato di “Un breve esperimento”, nel quale venticinque soggetti sani furono sottoposti a una serie di controlli, effettuati presso la Clinica universitaria di Aquisgrana, dopo essere stati oggetto di una serie di cicli di “Inalazione con biossido di azoto” (tre ore al giorno per quattro settimane consecutive) promossi dalla EUGT-European Research Group on Environment and Health in the Transport Sector, organismo fondato con il contributo delle “big Three” tedesche e Bosch, oggi non più esistente essendo stato di fatto sciolto nel 2017 (con tutta probabilità a causa delle conseguenze del “Dieselgate”).

Un report redatto dalla stessa EUGT indicherebbe che i pazienti non avrebbero subito alcun effetto dall’esposizione al biossido di azoto. Secondo alcune fonti Web, in realtà il test condotto sulle cavie umane avrebbe riguardato la salubrità degli ambienti di lavoro e sarebbe stato effettuato su livelli di esposizione inferiori a quelli indicati dalla legge, dunque si tratterebbe di un procedimento differente rispetto a quello utilizzato per le scimmie giavanesi.

La notizia è giunta anche nelle stanze della Cancelleria di Berlino: Angela Merkel ha espresso parere di condanna su quanto avvenuto. “Sul piano etico, non c’è alcuna giustificazione: il disappunto dell’opinione pubblica è del tutto comprensibile”, è il commento del portavoce Steffen Seibert. Dal canto suo, Merkel invita Bmw, Daimler-Benz e Volkswagen a far luce su quanto emerso nelle scorse ore. Il ministro federale dei Trasporti, Christian Schmidt, punta il dito sul danno di immagine che la vicenda causerebbe all’industria tedesca.

I vertici dei tre Gruppi automotive coinvolti in questo nuovo “scandalo” si affrettano a prendere le distanze: “Scossi e sconvolti da questa nuova rivelazione, ci dissociamo completamente e condanniamo questi esperimenti nel modo più assoluto”, dichiara Daimler, sottolineando di avere dato il via ad una indagine interna per sapere in dettaglio “Come tutto ciò sia potuto avvenire”. L’obiettivo di chiarezza è la priorità avanzata anche da Volkswagen, per voce del rappresentante del Consiglio di Fabbrica Bernd Osterloch. E Bmw ribadisce di non condurre “Studi su animali” e di non avere aderito a questo esperimento: “Non possiamo perciò fornire alcuna informazione o alcun parere in merito”.

Scimmie utilizzate per un test sui gas di scarico: nel mirino Bmw, Daimler e Volkswagen (29/1)

Una nuova tegola rischia di abbattersi sull’immagine del comparto automotive tedesco: in queste ore, si fa strada una notizia secondo la quale un gruppo di scimmie giavanesi sarebbe stato oggetto di un test di laboratorio per provare gli effetti dei gas di scarico dai motori diesel. Il New York Times ha rivelato la notizia, che si riferisce ad un episodio avvenuto nel 2015 in un laboratorio di Albuquerque (New Mexico) e la cui circostanza sarebbe emersa durante le indagini per l’ormai celebre “Dieselgate” (lo scandalo sul monossido di azoto e sui “defeat” device” manipolati in laboratorio).

Nello specifico, le dieci scimmie vennero impiegate per un’analisi sulle emissioni, frammiste ad aria, di un autoveicolo – una Volkswagen Beetle, l’attuale “Maggiolino” – della durata di quattro ore, e “tranquillizzate”, nell’esperimento, dalla visione di un cartone animato. La “Bild” riferisce che i quattro animali sono sopravvissuti al test, tuttavia non è dato sapere se essi abbiano riportato eventuali conseguenze alla propria salute.

L’esperimento avrebbe fatto parte di un progetto, cofinanziato da Bmw, Daimler-Benz e Volkswagen, sullo studio delle emissioni dai motori a gasolio: il programma ebbe inizio nel 2012, come risposta ad un allarme sui potenziali effetti cancerogeni dei motori diesel lanciato nel 2012 da uno studio a cura dell’Organizzazione mondiale della Sanità. Con l’obiettivo di dimostrare il contrario, le “Big Three” dell’auto tedesche parteciparono alla fondazione di una organizzazione europea di ricerca sull’ambiente e sulla salute nel settore dei trasporti: il gruppo – che, successivamente, venne sciolto – avrebbe a suo tempo stipulato una collaborazione per ricerche di laboratorio con il Lovelace Respiratory Research Institute di Albuquerque. Tuttavia, i ricercatori americani non sarebbero stati informati sui valori delle emissioni falsate fra valori di laboratorio e valori effettivi su strada.

I vertici Volkswagen hanno immediatamente preso le distanze e chiesto scusa di quanto avvenuto, affermando di essere “Convinti che il metodo scientifico utilizzato in quella circostanza fu sbagliato”; anche Stephan Weil, presidente del Laend della Bassa Sassonia, maggiore azionista del Gruppo, si è dissociato dall’episodio, e non ha esitato a definire la procedura di laboratrio utilizzata tre anni fa ad Albuquerque “Nauseabonda ed assurda”.

Dal canto loro, Bmw e Daimler-Benz hanno definito come “Insensato” il test. “Bmw Group non effettua esperimenti su animali, e non ha preso parte a questa sperimentazione. Perciò non siamo in grado di fornire informazioni sulla questione”, riferiscono a Monaco di Baviera.

Daimler ha inviato un comunicato ufficiale nel quale si dissocia espressamente dagli studi e dall’EUGT. In particolare, i vertici del Gruppo tedesco dichiarano di essere sconvolti dalla natura degli studi e dalla loro attuazione, e di condannare gli esperimenti nel modo più assoluto, in quanto l’approccio di EUGT contraddice i valori ed i principi etici del Gruppo. Inoltre, anche se Daimler non ha avuto influenza sulla progettazione dello studio, ha dichiarato di aver avviato avviato un’indagine sulla questione.