SUV luxury: dopo Lamborghini Urus sarà la volta di Ferrari?

L’offensiva SUV high performance conosce un nuovo “boost”: i recenti arrivi, la presentazione di Urus, i programmi Aston Martin e Rolls-Royce potrebbero far accelerare lo sviluppo di uno Sport Utility a Maranello.

SUV luxury: dopo Lamborghini Urus sarà la volta di Ferrari?

di Francesco Giorgi

11 dicembre 2017

La prima ad averci pensato è stata Bmw, che nel 1999 lanciò X5. Al primo SUV alto di gamma “moderno” replicò, quattro anni dopo, Porsche, che con Cayenne fece debuttare il marchio di Zuffenhausen in un segmento fino allora inesplorato. Monaco di Baviera, nel 2007, amplificò la propria offensiva con Bmw X6; nel frattempo, le possibilità di mercato – anche come conseguenza dell’apertura globale verso alcuni Paesi, Cina su tutti, che hanno dimostrato una rapidissima crescita – si sono fatte via via più concrete. Tanto che, oggi, alcuni big player del comparto automotive tengono particolarmente d’occhio la fascia alto di gamma fra gli “Sport Utility”.

Ferma restando la produzione Range Rover, che possiede da diversi anni una lineup “exclusive” (e lo ha ulteriormente dimostrato, aggiungendovi un tassello superiore, con la recentissima SVAutobiography, esposta al Salone di Francoforte, prima; e al Salone di Los Angeles che si è concluso ieri), il primo concreto giro di vite è arrivato da Bentley. Il “lancio” di Bentayga, frutto di un lungo iter di sviluppo, oltre a dimostrare ancora una volta che il marchio di Crewe si distingue per una personale filosofia massimamente improntata alla sportività, si può dire che abbia giocato un ruolo di battistrada verso una “seconda fase” per i SUV di altissima gamma.

Per alcuni dei principali marchi automotive, ciò si traduce in una nuova eccitante sfida: attingere al rispettivo expertise, realizzare nuovi contenuti hi-tech e sfruttare l’ondata dei nuovi ricettivi mercati mondiali. Tutto questo, peraltro, è stato recepito da Porsche – che recentemente ha portato al debutto la terza serie di Cayenne – come da Bmw, che oltre al rinnovamento di X5 e X6 promette, in un’ottica a breve-medio termine, un ampliamento della gamma “X” (che per Bmw indica SUV) anche alle serie 8 e 9, e relative varianti elettrificate “i”.

Oltremanica, le prospettive sono altrettanto promettenti: per il 2019 è atteso DBX, ovvero il primo “Sport Utility” di Aston Martin (l’altra Casa automobilistica inglese particolarmente attenta all’animo “sport” dei propri clienti), svelato in anteprima sotto forma di concept al Salone di Ginevra 2015 e che, secondo quanto indicato a suo tempo dai vertici di Gaydon, potrebbe contribuire in maniera significativa al “boost” di vendite per Aston Martin: dalla quota attuale che si attesta sulle 5.000 unità all’anno, fino ad una cifra nell’ordine di 12.000 esemplari entro cinque-sei anni. E a Goodwood si proietta sulla futura Cullinan l’identità-SUV per Rolls-Royce: un arrivo, quando questo avverrà, destinato a creare dello scalpore in più nei mercati, non fosse altro per il fatto che Rolls-Royce è stato a lungo uno dei “brand” britannici più tradizionalisti (l’altro è Morgan, e in questo senso c’è da stare tranquilli: a meno di un improvviso cambio di rotta anche negli ambienti della piccola factory di Malvern, sarà difficile vedere, un giorno, un SUV Morgan; però, mai dire mai…).

In qualche caso, a dare man forte per lo sviluppo di un nuovo segmento “ultra-superiore” di SUV concorre, in parte, il ricorso a tecnologie già presenti all’interno dei rispettivi Gruppi di appartenenza: è così per Bentley Bentayga, che si avvale del background tecnico di Ingolstadt; per Lamborghini Urus, la cui “ossatura tecnica” si avvale dell’engineering già sviluppato su altri modelli corrispondenti all’interno del Gruppo VAG (proprio Bentayga e Cayenne, ma anche Audi Q7) e, a quanto vedremo più avanti, anche per Rolls-Royce Cullinan, che erediterebbe una parte dei componenti Bmw: segnatamente, gruppo trasmissione e trazione integrale.

C’è una seconda via per il futuro del segmento “Sport Utility”: la produzione di stampo marcatamente sportivo. Accennato ad Aston Martin, i nuovi SUV high performance si affidano anche all’immagine “aggressiva” dei marchi di appartenenza. A cominciare da Porsche Cayenne per proseguire con la stessa Lamborghini: la presentazione di Urus, avvenuta giusto una settimana fa, contribuirà – è più che probabile – a dare un ulteriore scossone al settore.

All’appello non manca che Ferrari: dire che anche il Cavallino, un domani, potrà contare su un proprio SUV può essere, per molti enthusiast, un’eresia. In fin dei conti, non molti anni fa sarebbe stata la stessa cosa per Porsche, per Bentley, per Bmw; ma anche per Alfa Romeo (Stelvio) e Maserati (Levante). In effetti, a differenza di quanto dichiarato in un passato ancora recente, nelle ultime settimane il numero uno Sergio Marchionne sembra aver affrontato l’”argomento-SUV” verso una direzione più possibilista. Se si tratti di uno “Sport Utility” o di un più agile Crossover, è presto per dirlo: tuttavia, il manager italo-canadese ha già ammesso – cronaca di questi ultimi tempi – che sui taccuini delle priorità Ferrari la voce “SUV” è, se non sottolineata, almeno presente. Del resto, stante il buon gradimento che gli “Sport Utility” di gamma luxury riscontrano nei principali mercati, uno Sport Utility (o, appunto, un Crossover) marchiato Ferrari potrebbe far affluire ulteriori profitti nelle già floride casse di Maranello. Per lo sviluppo del SUV-Crossover Ferrari non manca che il “via libera” definitivo: la sfida, con Urus, è stata lanciata. Staremo a vedere.