Perché l'ISIS guida auto Toyota?

L'indagine Usa che chiede un chiarimento alla multinazionale Giapponese.

Perchè i militanti dell'Isis hanno così tante Toyota? Questa è la domanda che gli ufficiali antiterrorismo degli Stati Uniti hanno posto ai vertici della più grande azienda produttrice di auto al mondo. In ogni foto e video diffusi dallo stato islamico, infatti, si vedono sempre e solo pick up Toyota con tanto di stemma in bella vista.

Il chiarimento che arriva dalla sede di Washington però non sembra sufficiente a dare una risposta: Ed Lewis, responsabile della comunicazione e affari pubblici ha dichiarato che l'azienda non ha idea di come l'ISIS abbia avuto queste auto e che stanno comunque supportando un'indagine e monitorando il flusso dei veicoli.

"Abbiamo riferito al Dipartimento del Tesoro lo scorso martedì sulla rete di distribuzione in Medio Oriente e delle procedure messe in campo da Toyota per proteggere l'integrità della rivendita -ha detto Lewis- la nostra è una politica ferrea riguardo al vendere veicoli a potenziali clienti che possano usarli o modificarli per scopi paramilitari o attività terroristiche".

La Toyota però, ha pure spiegato che nei video e nelle foto non ci sono modelli recenti ma è evidente però che lo stemma dell'ISIS è sempre più associato alla multinazionale Giapponese. E a confermarlo ci sono anche i dati di vendita in Iraq che dal 2011 si è moltiplicato passando da 6000 a 18000 unità.

"Non credo che Toyota stia cercando di trarre profitto da questa situazione, ma ora che sono sotto i riflettori forse avrebbero dovuto fare di più", ha dichiarato Wallace, ex ambasciatore delle nazioni unite ora CEO del Conter Extremism Project, un'associazione no profit che luce sui finanziamenti alle attività terroristiche- "Devono riuscire a scoprire com'è successo, fermare il fenomeno e stipulare politiche e procedure sul posto che ci impediscano di vedere i pick up Toyota nei video dell'ISIS".

Ma l'azienda ha ribadito di aver smesso di vendere auto in Siria molti anni fa.

 

 

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di Giovanni Mercadante | 08 ottobre 2015

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