F1: la Ferrari regala il mondiale a Vettel

Strategia suicida del muretto Ferrari ad Adu Dhabi regala il titolo a Vettel, il più giovane campione della storia

Ma allora alla fine chi ha vinto questo Mondiale di F1? Un giovane talento di 23 anni, oggi il più giovane Campione iridato della storia, ingaggiato in una squadra che ha fatto tanti errori nella stagione, ma alla fine qualcuno di meno della Ferrari. Sì, dobbiamo proprio dirlo, più che aver vinto due Mondiali la Red Bull (quello piloti e quello costruttori), è stata la Ferrari che ha fatto di tutto, proprio nella volata finale, per perdere questo titolo che Alonso, capoclassifica, si sarebbe meritato.

Onore al merito a Sebastian Vettel. Dieci pole position, cinque vittorie in un anno sono un risultato da incorniciare. Anche se possiamo ben pensare che, con una vettura così azzeccata come la F1 progettata da Adrian Newey questi titoli avrebbero dovuti vincerli già a metà stagione, come fece Button con la straordinaria vettura di Ross Brown la stagione precedente. Lo ha ammesso anche Domenicali, responsabile della Ferrari...

Tutto questo sulle spalle di chi avrebbe dovuto battersi per questo titolo, ed invece, dall'interno della Red Bull, è stato sempre boicottato. Ci riferiamo a Mark Webber sempre messo platealmente da parte per fare emergere il giovane nascente talento.

Ma in questo momento di cocente delusione per i tifosi italiani torniamo alla Rossa di Maranello. Cha ha avuto in Fernando Alonso l'asso catalizzatore della squadra, l'uomo che ha sempre creduto nella possibilità di vincere il titolo anche nelle condizioni più avverse. Troppo si è preteso dal povero asturiano. E quando si è visto che non gli si poteva dare il minimo appoggio, si è chiesto via radio a Fernando di mettere sulla bilancia tutto il suo talento...

Ma ormai la frittata era fatta. Troppi gli errori tattici, sin dal via. Alonso non ha fatto una grande partenza, lasciando la terza posizione a Jenson Button. Ma soprattutto Massa non è riuscito a saltare davanti a Webber, come avrebbe dovuto fare, rischiando anche l'impossibile.

Poi l'incidente Schumacher-Liuzzi e l'uscita della safety car. Sono stati in molti ad approfittarne per entrare ai box a cambiare gomme. Alla Ferrari, dove avevano in mente solo la marcatura a uomo su Webber, non ci hanno nemmeno pensato. Così hanno chiamato dentro Massa convinti di farlo uscire davanti a Webber. Cosa che non si è verificata.

Come non è riuscito a uscire con pista libera Alonso, chiamato ai box appena dopo Webber. Il povero Fernando si è trovato davanti un trenino di vetture insuperabile. A cominciare dal russo Petrov che con una rinata Renault non gli ha mai concesso la possibilità di avvicinarlo. E quando, un paio di volte, Alonso ha tentato una staccata disperata, è finito largo fuori pista.

Ci si chiede anche come mai, in un lasso di tempo così stretto (solo una settimana dal GP precedente) sia McLaren che Renault abbiamo acquistato questa grande competitività. Ma non sarà invece che è stata la Ferrari a presentarsi con una vettura non all'altezza della situazione? Se è vero che per Alonso era stata fatta una scelta aerodinamica di maggior carico, togliendogli quindi qualche km all'ora di velocità massima, non sarebbe dovuto essere più forte in staccata o nella parte mista del tracciato?

La realtà è che le Ferrari arrancavano. Non parliamo di Massa, assolutamente inesistente. Ma facciamo fatica a pensare che un due volte campione del mondo come Alonso non sia mai riuscito a mettere sotto pressione un pilota come Petrov che non è certamente alla sua altezza...

"Bastava arrivare quarti, bastava rimanere dietro a Button" ha ammesso il presidente Montezemolo in una disperata difesa del team. Ma chi era sul posto, e ha visto i volti scuri dei due grandi capi del Gruppo Fiat, Elkann e Marchionne, può farci pensare a un de briefing a Maranello veramente scuro...

Concentrarsi nel gioco del catenaccio, puntando solo su Webber, e perdendo la visione di come stavano andando le cose è stato un errore imperdonabile. Lo hanno ammesso alla fine anche gli ingegneri del muretto box, Stefano Domenicali in primis, quando ha ammesso che non sono stati in grado di dare un supporto adeguato.

Ed erano loro che non dovevano perdere la lucidità, e trasferire le direttive giuste al loro pilota, che impegnato in pista, poteva non avere le idee chiare sull'andamento della gara. Ma non è stato così, e la Red Bull, al quinto anno della sua presenza in F1, è riuscita in una doppietta che alla vigilia dell'ultima gara sembrava impossibile.

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di Leopoldo Canetoli | 15 novembre 2010

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