F1: Maranello insegna, anzi impone...

...E puntuale è arrivata la decisione: 100.000 dollari di multa e deferimento al Consiglio Mondiale, più ulteriori possibili sanzioni

La Ferrari è tornata vincente, viva la Ferrari! Saranno soddisfatti i tifosi di Maranello con questa doppietta in casa tedesca, davanti all'idolo locale Vettel, grazie al pilota di punta Alonso proprio nel GP di Germania sponsorizzato, guarda caso, dalla Santander, che è il "banco" spagnolo che ha portato Fernando alla Ferrari.

Guardiamo subito al bicchiere pieno. La Ferrari, dal punto di vista tecnico, ha fatto indubbiamente passi da gigante. Grazie alle modifiche, segnatamente lo spostamento degli scarichi che ora soffiano sotto la vettura, la monoposto è ora tra le più competitive. E se le Red Bull non sono state capaci di batterla questa ne è la prova convincente.

Ha vinto con una doppietta, con i due piloti davanti a Vettel, con i due piloti che hanno condotto la gara dall'inizio alla fine. Un grande Massa ha azzeccato una partenza al fulmicotone, scattando come una molla dalla seconda fila, mentre Vettel, che partiva in pole, si è preoccupato solo di "schiacciare" Alonso contro il muretto box, con una manovra che va ben al di là da una traiettoria protettiva. Per fortuna non è successo niente, a quest'ultimo, altrimenti sarebbero stati guai. Ma è successo che ne hanno approfittato dal dietro, con Massa che si è trovato via libera e pur girando al di fuori delle righe bianche che delimitano la prima curva si è involato tranquillo al comando della gara.

Che è stata abbastanza lineare, non c'è che dire, a parte qualche scaramuccia dietro tra le due Toro Rosso che si sono eliminate a vicenda.

Lineare, con Massa che sembrava inattaccabile al comando, Alonso dietro, Vettel a inseguire. In realtà Alonso ha cercato di avvicinare il compagno, che si è difeso benissimo. Fino a quando, e si è sentito benissimo, l'ingegnere inglese di Massa gli ha detto che Alonso era più veloce... messaggio nemmeno tanto in codice per fargli capire che doveva dargli strada.

A Massa, appena confermato anche per la prossima stagione non restavano molte scelte. Cosi il brasiliano obbediente [(come lo fu Barrichello a Zeltweg qualche anno fa) poco dopo, all uscita di una curva, si dimentica di dare il gas, facendo passare in piena accelerazione il compagno al comando della gara. E per chi non lo avesse capito la TV tedesca ha mandato in onda subito dopo anche la grafica, dalla quale si vede nettamente che Massa ha lasciato passare il compagno, subito peraltro anche ringraziato via radio...

E qui nasce il problema. Da qualche anno la FIA ha dettato una norma ben chiara che vieta questo tipo di condotta pilotata dai box. Una norma che noi troviamo sinceramente assurda, dal momento che da sempre, in tutte le squadre, si è praticato il cosiddetto gioco di squadra, a seconda degli interessi del team. Ed è chiaro che al momento, visto che il Mondiale lo puo vincere un solo pilota, Alonso sia il favorito, chiaramente il predestinato.

Da questo momento, a parte l'inseguimento selvaggio di Vettel, che non ce l'ha fatta ad agguantare Massa, la gara è finita con la seconda doppietta stagionale della Ferrari, dopo quella ottenuta nella gara di apertura.

Cosa fara la FIA se lo sono chiesto in tanti. E puntuale è arrivata la decisione: 100 mila dollari di multa e deferimento al Consiglio Mondiale, che potrebbe prendere ulteriori sanzioni. Ma secondo noi la cosa migliore che avrebbe potuto fare sarebbe stata quella di eliminare questa norma peraltro ignorata da tutti, bypassata in maniera piu o meno elegante.

Degli altri poco da dire, se non che le McLaren non sono ancora all'altezza della situazione anche se Hamilton rimane al comando del Mondiale, e dietro di loro tutti gli altri, Mercedes compresa, sono distanti.

Quanto meno insolita la prestazione delle Bridgestone, che pure nella versione extra soft si sono rivelate piu resistenti del previsto. E con questo scenario andremo a Budapest, pista lenta, buona per le vetture che hanno grande trazione. E quindi anche per la Ferrari.

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di Leopoldo Canetoli | 26 luglio 2010

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