Fiat-Chrysler: è accordo

Fiat rileva il 35% del capitale di Auburn Hills: obiettivo gli USA

Le dichiarazioni rilasciate da Sergio Marchionne - amministratore delegato di Fiat - a fine 2008 non lasciavano dubbi, il Gruppo torinese era alla ricerca di alleanze strategiche per entrare in nuovi mercati e superare l'attuale condizione di crisi del mercato.

Il primo segnale arrivò nei primi giorni di Dicembre, quando Marchionne dichiarò: "In futuro si avrà un costruttore americano, un tedesco, uno franco-giapponese, forse con una estensione negli Stati Uniti, un cinese e, probabilmente, un secondo competitor continentale. Presto sarà impossibile sopravvivere senza produrre almeno 5,5 milioni di auto all'anno".

Nei giorni successivi lo stesso Marchionne delineò meglio lo scenario futuro che avrebbe atteso il gruppo Fiat: "Per consolidarsi nel comparto auto, Fiat dovrà puntare a un'alleanza ma potrà farlo da una posizione di forza. Essere arrivati dove siamo oggi dopo aver ridato vigore a una grande realtà industriale ci dà la possibilità di scegliere".

L'intesa raggiunta dai vertici di Fiat e Chrysler prevede che il gruppo italiano contribuisca fornendo agli americani prodotti, piattaforme e tecnologie soprattutto nei segmenti delle city-car, ricevendo in compenso il 35% del capitale di Chrysler. L'accordo prevede inoltre la condivisione reciproca delle reti commerciali ed industriali.

In pratica Fiat fornirà a Chrysler il proprio know-how per sviluppare auto più piccole e in cambio potrà sfruttare gli impianti Chrysler per produrre le vetture destinate al mercato americano, vendendole attraverso la rete commerciale della casa statunitense.

Il gruppo Fiat progetta infatti da anni il ritorno in America dell'Alfa Romeo, ma Marchionne a conti fatti affermò che per guadagnarci è necessario produrre in loco. Inoltre lo sviluppo di una rete commerciale ex-novo non sarebbe stato economicamente sostenibile. L'accordo quindi getta la prima base per il ritorno negli USA, dove Fiat, oltre alle Alfa Romeo, potrebbe proporre anche la 500.

Chrysler negli ultimi anni ha perso molto terreno sul proprio mercato interno e per questo ha molti impianti industriali sottoutilizzati, dunque accoglierà di buon grado la produzione di vetture del gruppo Fiat all'interno dei propri stabilimenti.

Inoltre, la contrazione subita dal mercato americano per via della crisi obbliga il costruttore di Auburn Hills a puntare maggiormente sui mercati esteri, dove la propria offerta incentrata su veicoli di taglia grossa è poco appetibile. Per questo motivo ricerca nel gruppo Fiat le competenze per la produzione di auto piccole, che ultimamente stanno diventando di gran moda (anche per necessità...) in Nord America.

L'accordo sembra vantaggioso per entrambe le parti e non prevederebbe l'utilizzo di componenti Chrysler sui modelli del gruppo Fiat, come successe con il fallimentare accordo Fiat-GM da cui proprio Marchionne portò fuori il gruppo torinese, prima di avviarne il risanamento.

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