Come corre l’auto d’epoca…

Meglio investire in titoli o in auto da collezione? I titoli crollano, il valore delle auto d’epoca invece aumenta

Come corre l’auto d’epoca…

di Leopoldo Canetoli

14 aprile 2009

Meglio investire in titoli o in auto da collezione? I titoli crollano, il valore delle auto d’epoca invece aumenta

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L’auto d’epoca sta trasformandosi in un bene rifugio! Altro che titoli azionari e fondi di investimento: d’ora in poi bisognerà cominciare a tenere da conto le vecchie vetture, se è vero che negli ultimi tre anni le auto d’epoca hanno ottenuto performance ben superiori a quelle delle azioni delle Case costruttrici!

L’esempio più eclatante è quello della Fiat Cinquecento degli anni Settanta: nel 2006 la si trovava in buono stato a 2000 euro. Adesso si fa fatica a trovare la stessa a 7000 euro, con un aumento di valore pari al 250%…Nello stesso periodo il titolo Fiat si è quasi dimezzato, scendendo dai 10 euro del 2006 ai 7 euro attuali.

Ma non tutti i modelli hanno avuto un boom del genere. Per la maggior parte dei casi si può parlare di un aumento del 30%, circa il 10% per ogni anni nell’ultimo triennio. Parliamo delle sportive soprattutto, parliamo di Porsche, Ferrari, Alfa Romeo, ma anche di BMW o di Mini Cooper. Mentre i titoli delle varie Case automobilistiche hanno perso mediamente il 40% di valore…

Gli esperti sono concordi nell’affermare che si tratta di un segmento di mercato, piccolo, una nicchia, che non sente la crisi. E’ chiaro che questo  è un discorso generico, che questi aumenti sono in funzione dello stato delle vetture, della loro rarità, o magari della loro biografia, se hanno anche un passato agonistico.

Oltre a questo aumento del valore del mezzo, per chi lo ha restaurato in maniera impeccabile, e può circolare, c’è il vantaggio di non pagare la tassa di circolazione (perché trattasi di Beni Culturali) e di avere speciali assicurazioni con polizze molto basse, mediamente meno del 10% di quelle delle auto di serie in circolazione.

Si parla di auto d’epoca per le vetture che abbiano compiuto il 25° anno di età e rientrino in particolari registri. Un censimento sul mercato italiano non è stato fatto nemmeno dall’ASI che conta 240 club sparsi per tutta Italia. Comunque si parla di diverse migliaia, non di più.