GM abbandona Saab, a rischio anche Opel

30 miliardi di dollari sul piatto, la scelta è a senso unico: penalizzare chi non ha voce in capitolo

GM abbandona Saab, a rischio anche Opel

di Redazione

18 febbraio 2009

30 miliardi di dollari sul piatto, la scelta è a senso unico: penalizzare chi non ha voce in capitolo

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General Motors ha presentato, questa notte, il piano di rilancio richiesto dal Governo Americano per avviare l’erogazione dei finanziamenti accordati lo scorso 2 Dicembre.

Rispetto al documento originario ci sono importanti variazioni: il fabbisogno finanziario di GM cresce a 30 miliardi di dollari entro il 2011, a cui vanno aggiunti ulteriori 6 miliardi che il costruttore americano conta di raccogliere nei Paesi dove ha stabilimenti industriali (Canada, Germania, Gran Bretagna, Svezia e Thailandia).

Saab è ufficialmente in vendita: dopo una breve revisione dei piani di business, GM ha formalizzato l’intenzione di rendere il marchio un’entità indipendente entro il primo Gennaio 2010. Il messaggio è stato chiaro: General Motors non coprirà più finanziariamente il bilancio in perdita del costruttore svedese e senza un intervento (garantito dallo Stato) Saab rischia la bancarotta già a fine mese.

Opel e Vauxhall non vengono nominate, ma anche qui il messaggio è stato poco confortante: il mercato europeo è altamente competitivo, offre bassi margini e i costi di produzione sono troppo elevati. General Motors ha prospettato una partnership con i governi europei per riempire il vuoto finanziario e già entro il 31 Marzo verranno rese pubbliche le misure di salvataggio. Verranno chiuse o cedute le fabbriche più costose e, analogamente alle strategie in atto negli altri paesi, verrà ridotto il personale.

General Motors per anni si è fregiata del titolo di più grande costruttore d’auto al mondo. Oggi scopriamo che era un gigante dai piedi d’argilla: l’approvazione del viability plan è l’unica via per evitare il fallimento, un fallimento che sembra sempre più gravare su quei marchi che con l’inerzia dell’industria di Detroit non hanno nulla da condividere. Se non i capitali, che non ci sono più.

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