Futuro incerto per Aston Martin?

Difficoltà finanziarie per Investment Dar, il fondo sovrano del Kuwait che detiene la maggioranza del marchio inglese

Futuro incerto per Aston Martin?

di Lorenzo Stracquadanio

29 settembre 2009

Difficoltà finanziarie per Investment Dar, il fondo sovrano del Kuwait che detiene la maggioranza del marchio inglese

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Aston Martin pare che navighi in cattive acque. Il fondo sovrano del Kuwait Investment Dar che possiede la quota di maggioranza della Casa britannica ha reso noto di non essere in grado, al momento, di rifinanziare il debito societario.

A questo scopo i vertici kuwaitiani hanno siglato un accordo con i propri creditori allo scopo di congelare le richieste di pagamento e prendere quindi più tempo per venire fuori dell’impasse finanziario. L’intesa, in particolare, dovrebbe durare fino alla fine di quest’anno.

Investment Dar avrà quindi ancora qualche mese per far fronte alle richieste dei creditori. Per questo motivo dal fondo sovrano hanno comunicato di prendere in considerazione la vendita, a breve, di alcuni asset per recuperare liquidità.

Aston Martin è stata acquisita nel marzo 2007 (era nelle mani di Ford) con una quota del 51% da una cordata di investitori, guidata appunto da Investment Dar, ma anche da personaggi come l’ex pilota Dave Richards, il businessman britannico John Singers e il fondo Aseem Investment.

L’accordo era stato stimato intorno ai 480 milioni di sterline (circa 685 milioni di euro) e il 51% del pacchetto azionario era stato finanziato da diverse banche internazionali con un prestito di 393 milioni di sterline (561 milioni di euro).

Al momento della compravendita i vertici di Investment Dar avevano affermato che “l’acquisto di Aston Martin era fondamentale nella strategia di diversificazione delle partecipazioni in mercati chiave e marchi internazionali”.

A cambiare le cose però ha contribuito la crisi economica globale che ha colpito in maniera pesante l’intero comparto automobilistico, tra cui il marchio inglese di auto di lusso. Non è un caso infatti se la società abbia recentemente tagliato 600 posti di lavoro (circa un terzo dei suoi dipendenti totali) negli stabilimenti principali di Graydon ricorrendo inoltre a chiusure temporanee.

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