Maserati: salgono le vendite in Cina nel 2012

Maserati conferma il buon andamento delle vendite in Cina, cresciute del 20% nei primi mesi del 2012. L’obiettivo è potenziare la rete di vendita.

Maserati: salgono le vendite in Cina nel 2012

di Giuseppe Cutrone

23 aprile 2012

Maserati conferma il buon andamento delle vendite in Cina, cresciute del 20% nei primi mesi del 2012. L’obiettivo è potenziare la rete di vendita.

Maserati, come ormai anche altri costruttori europei e americani, punta a crescere sui mercati emergenti come quello cinese, che si conferma come uno dei più rilevanti a livello mondiale nonché il secondo mercato per il costruttore modenese.

Maserati nel 2011 ha visto quasi raddoppiare le vendite sul mercato cinese e nei primi mesi del 2012 è cresciuta di un ulteriore 20%. Dati che inducono la casa italiana a puntare molto sia sulla Quattroporte, che da sola rappresenta il 57% delle vetture consegnate in Cina, sia sul futuro SUV in arrivo entro il prossimo anno, lo stesso che al Salone di Pechino è anticipato in queste ore dalla concept Maserati Kubang.

E proprio parlando dei piani futuri di Maserati, l’amministratore delegato Harald Wester ha spiegato che: “Il SUV che entrerà in produzione dal concept Kubang  sarà una delle leve principali della spettacolare crescita di Maserati la quale, entro il 2015, produrrà annualmente 50.000 vetture. Il nuovo SUV  sarà particolarmente apprezzato dal mercato cinese in cui questo segmento di vetture è molto appetibile”.

Per questa ragione il costruttore italiano sta cercando di potenziare la propria rete di vendita in Cina, tanto da aver aggiunto di recente alcune concessionarie nelle città di Ordos, Xi’an, Harbin, Shenyang e Zhengzhou che vanno ad aggiungersi ai quattro punti vendita aperti a Wuhan, Wenzhou, Xiamen e Tianjin.

Entro la fine del 2012 l’obiettivo è quello di estendere la rete di vendita Maserati ad altre 20 o 25 città, in modo da sfruttare le ampie potenzialità di un mercato, quello cinese, che sebbene non abbia tassi di crescita vicini al 30% all’anno come qualche tempo fa, rimane pur sempre uno dei più importanti in ottica futura per quanto riguarda la crescita e il salvataggio dell’industria automobilistica, ormai fiaccata da enormi difficoltà e da una crisi duratura che coinvolge quasi tutti i costruttori nei mercati più maturi.