Fiat: primi ostacoli alla scalata di Opel

Opel dovrà restare in Germania e Magna dice di essere già in trattativa. E negli USA alcuni creditori di Chrysler chiedono di bloccare la bancarotta

Fatta la legge, trovato l'inganno. O meglio: incontrati i primi ostacoli al progetto Fiat di realizzare un maxi-gruppo automobilistico europeo assieme a Chrysler e Opel.

I primi "muri" all'avanzata internazionale del Lingotto sono arrivati da Berlino. Il Governo tedesco ha fissato alcune condizioni obbligatorie per qualsiasi acquirente straniero della Opel, e la holding austro-canadese Magna si è fatta sentire, dicendo di essere già in parola col Governo e la GM per entrare nelle quote capitale della Opel. E dagli USA, per voce di un gruppo di creditori che hanno appioppato un marchio di "illegalità" all'ingresso di Fiat in Chrysler.

Ma andiamo con ordine. Tutto è iniziato ieri sera, a seguito dell'incontro preliminare fra l'Amministratore Delegato del Lingotto, Sergio Marchionne, e i rappresentanti politici di Berlino, il Ministro dell'Economia, Karl-Theodor zu Guttenberg, e con il Responsabile del dicastero degli Esteri, Frank-Walther Steinmeier, per ottenere l'appoggio governativo entro la fine di Maggio relativo alla costituzione di un grande Gruppo capace di vendere 7 milioni di veicoli all'anno e garantire un fatturato da 80 miliardi di euro.

Steinmeier, Ministro tedesco degli Esteri, ha dichiarato, fra le 14 "voci" di un documento che serve a valutare qualsiasi offerta, che la "futura Opel" dovrà, in ogni caso, restare in Germania.

Dal canto suo, il Lingotto fa sapere che la decisione della collocazione geografica dei quartier generali del futuro Gruppo è "Prematura", pur senza sollevare obiezioni: "La Opel è tedesca, dunque il suo quartier generale resterà in Germania".

Terminata la serie di colloqui, la Magna International, la holding austro-canadese di cui già era noto l'interesse all'acquisto della Opel, ha fatto sentire di nuovo la sua voce, confermando di essere in trattativa col Governo tedesco, la General Motors e la stessa Opel per uno studio di fattibilità della futura Opel, che includerà una presenza minoritaria della Magna nel capitale della Casa di Russelsheim. E' confermato, dunque, che ci sono altri soggetti interessati all'acquisto della Opel.

E un altro ostacolo alla scalata della Fiat nei confronti dei Marchi esteri è arrivato dall'altra parte dell'Atlantico: ieri sera, a New York, un gruppo di "creditori dissidenti" della Chrysler ha chiesto ai Tribunali di New York che vigilano sulle procedure di bancarotta pilotata del Gruppo di bloccare la ristrutturazione del Marchio.

Il motivo? Si sentono defraudati dei loro diritti: gli accordi raggiunti tra la Fiat e i creditori giovedì scorso non li avrebbero considerati. Per questo, hanno domandato alla Corte di New York di interrompere il procedimento di bancarotta pilotata.

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di Francesco Giorgi | 05 maggio 2009

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