La strategia Suzuki: un triangolo inatteso

Suzuki, che sembrava destinata ad entrare nella galassia Volkswagen, annuncia un accordo con Fiat: un triangolo dai molti interrogativi.

Nuova Fiat Sedici

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La collaborazione con Fiat era data da tutti gli analisti al termine con l'uscita di produzione del SUV compatto Suzuki SX4 - Fiat Sedici. L'accordo aveva portato a Suzuki motorizzazioni moderne e a Fiat la copertura, con discreto successo sul mercato interno, del fiorente mercato dei SUV compatti dai quali era totalmente assente.

Nessuno poteva prevedere l'annuncio di un nuovo accordo per la fornitura da Fiat dell'avanzato 1,6 Multijet per la dotazione motoristica della prossima generazione del SX4. Tra l'altro continua la fornitura anche del Multijet 2 litri e del piccolo 1,3, e il comunicato lascia intendere una felicità di rapporti che prefigura la possibilità di ampliare la collaborazione.

La cosa non sorprende poichè la via delle collaborazioni di prodotto/componente è molto diffusa nel mercato automobilistico; è regola ad esempio per il gruppo Peugeot che privilegia accordi specifici con diversi costruttori piuttosto che alleanze, fusioni o acquisizioni.

Ma sono molti i costruttori che praticano abitualmente la strategia degli accordi mirati, quasi tutti per la verità... salvo il gruppo Volkswagen. I piani strategici del gruppo tedesco, che ha forte liquidità, privilegiano infatti le acquisizioni, anche complesse come quella di Porsche, rispetto agli accordi di collaborazione. L'obiettivo è sempre un controllo totale che assicura l'integrazione, la massimizzazione delle economie di scala, la copertura ottimale dei mercati locali e di nicchia.

Strategia chiara, aggressiva, determinata, per il gruppo che proclama certezza di diventare nei prossimi 4 anni il leader mondiale dei costruttori, soffiando lo scettro a Toyota e sventando le ambizioni di GM, Ford, Hyundai e Peugeot.

E dunque perché questo inatteso "triangolo" del costruttore giapponese, che solo recentemente (dicembre 2009) aveva concluso un accordo con Volkswagen - acquisizione del 19,9 % delle quote azionarie da parte del gigante tedesco con cessione a Suzuki del 2,5% di Volkswagen - considerato da molti preludio ad un completo inglobamento di Suzuki nella galassia dei marchi del gruppo tedesco?

Dall'inizio dell'anno sono cresciuti i segnali di disappunto da parte di Volkswagen che lascia intendere che Suzuki pretende tecnologia di ultima generazione senza offrire nulla in cambio e che - parole di Martin Winterkorn, AD del gruppo tedesco - i giapponesi non sanno cosa sia collaborazione.

Il vecchio Osamu Suzuki ha immediatamente replicato in un blog con pesante ironia, chiarendo che Suzuki non intende farsi ingoiare nella galassia del gruppo e che il faticoso avvio dell'accordo è dovuto alla mancanza di tecnologia tedesca applicabile da subito. Ecco i motivi dell'accordo con Fiat che ha la tecnologia giusta per le esigenze del costruttore nipponico.

Che succederà? Chi la spunterà? Possibile che entrambi i partner di Suzuki si accontentino di una strategia di accordi mirati, o uno dei due o entrambi puntano comunque ad un'acquisizione? Difficile dirlo.

Per Fiat un'integrazione più spinta potrebbe avere due grandi vantaggi: le assicurerebbe una formidabile rete produttiva, commerciale e distributiva, nei paesi asiatici emergenti nei quali è ancora cenerentola, e consentirebbe integrazioni vantaggiose e copertura completa di gamma nei SUV e crossover. Jeep, marchio globale, e Suzuki, marchio specialistico, potrebbero adottare ad esempio le stesse componenti con brand e mercati differenziati.

A Suzuki il matrimonio garantirebbe il possibile ampliamento della gamma anche ai segmenti medi e premium, oggi impraticabili, forti economie di scala e tecnologia, soprattutto motoristica. Sono più o meno gli stessi vantaggi di un matrimonio tra Suzuki e Volkswagen.

Le differenze sono solo nella posizione già forte che il gruppo tedesco ha sui mercati emergenti (ma avere Suzuki sarebbe comunque un vantaggio) e nel diverso stile d'integrazione che in Volkswagen è più marcatamente di conquista con controllo totale. Certo l'accordo sarebbe più utile a Fiat/Chrysler, che ha ancora bisogno di volumi e mercati per raggiungere la soglia fatidica dei sei milioni di pezzi l'anno, che non a Volkswagen, per la quale l'acquisizione di Suzuki sarebbe meno rilevante nella strategia globale.

Staremo a vedere come finirà e se finirà questo imbarazzante triangolo. Certo è plausibile che possa essere proprio Suzuki il partner asiatico che Marchionne ha più volte lasciato intendere sia nei piani strategici del gruppo italo americano, mentre appare difficile credere che la "grande Volkswagen" tolleri l'impertinente indipendenza del (relativamente) piccolo costruttore giapponese. Il triangolo non può durare e l'accordo del 2009 sembra destinato a fallire prima ancora di aver prodotto i risultati sperati.

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di Fabrizio Brunetti | 11 luglio 2011

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