Marchionne dixit... c'è futuro per l'auto in Italia?

La lucida, oggettiva, impietosa analisi del grande capo Fiat da Fabio Fazio è centrata su competitività ed efficienza del mercato del lavoro

Se parliamo di un problema oggettivo dobbiamo subito mettere da parte le semplificazioni mentali, i personalismi, le ideologie, i luoghi comuni, il "piove governo ladro", lo scontro di ruolo padrone/operai, il tormentone degli aiuti pubblici alla Fiat di Agnelli/Romiti di trent'anni fa. Altrimenti perdiamo tempo a parlare del niente, mentre i grandi fatti reali corrono a velocità stratosferica.

E' assolutamente ininfluente se considerate Marchionne un grande capo d'impresa o un cinico affamatore di popolo, dobbiamo parlare di fatti e delle possibili soluzioni dei problemi che riguardano il sistema impresa/lavoro in Italia, quindi la parte italiana del mondo Fiat.

Nemmeno un euro dall'Italia

Crude e piuttosto sconfortanti le parole del manager italo-canadese in un'intervista rilasciata ieri sera a Fabio Fazio nel suo programma sulle reti Rai. Parole pronunciate in un italiano quasi inespressivo, a tratti incerto, ma con il fare sicuro di chi pare costretto a dirle: "nemmeno un euro dei 2 miliardi dell'utile operativo previsto per il 2010 arriva dall'Italia" . "La Fiat - prosegue - non può continuare a gestire in perdita le proprie fabbriche per sempre".

Poi il discorso aiuti statali. "Tra il 2008 e il 2009 la Fiat è stata l'unica azienda che non ha bussato alle casse dello Stato" diversamente da quanto fatto da molte concorrenti europee. "Non voglio ricevere un grazie, ma non voglio nemmeno essere accusati di avere avuto aiuti di Stato. Gli incentivi - prosegue - sono soldi che vanno ai consumatori: aiutano parzialmente anche me, ma in Italia sette macchine comprate su dieci sono straniere. Con i soldi dello Stato americano risaneremo Chrysler. E ripagheremo il governo Usa con gli interessi. Gli aiuti ricevuti dallo Stato italiano li abbiamo ripagati".

Competitività: siamo dietro alla Lituania

I numeri, del World Economic Forum, non di Marchionne, mettono il sistema industriale Italia al 48° posto per competitività su 139 paesi, dopo tutti i paesi ad alta industrializzazione naturalmente, ma anche dopo Lituania, Cile, Cipro e Islanda.

Per l'efficienza del mercato del lavoro poi l'Italia occupa il 118° posto sui 139 paesi, e meglio si piazzano molti paesi africani e tutti quelli dell'Europa dell'Est. Non parliamo di opinioni ma di indici, numeri, costi, risultati, tempi. Marchionne, come chiunque, ne prende atto e si chiede come sia possibile per Fiat sostenere una disastrosa improduttività e tentare di modificarla su livelli accettabili. 

L'amministratore delegato ha sobriamente ricordato che i 6.100 operai polacchi producono tante auto quante ne producono i 28.500 operai italiani in tutti e sei gli stabilimenti, che i famosi 10 minuti complessivi in meno nelle pause applicati (e retribuiti) a Melfi sono sì nell'accordo di Pomigliano, ma già applicati anche a Mirafiori.

Ancora, che il 50% dei dipendenti Fiat non è sindacalizzato e che la Fiom ne rappresenta solo il 12,5%.

Salari Fiat ai livelli tedeschi

Gli operai tedeschi dell'auto hanno una retribuzione superiore del 25% rispetto a quelli italiani, ma una produttività altrettanto superiore. Il manager del Lingotto è convinto che sia possibile aumentare i salari ai livelli tedeschi in presenza di un sistema produttivo - il modello Pomigliano - che garantisca flessibilità e certezza della produzione. Al momento (fatti, contenuti nell'accordo di Pomigliano) 3.500 euro in più all'anno per 34 ore settimanali medie.

Non solo problemi, anche soluzioni dunque, possibili, concrete, immediatamente applicabili per la parte che tocca Fiat. Semmai dal discorso è rimasta fuori la parte più delicata e complessa dal punto di vista imprenditoriale, cioè la competitività dei prodotti. Su quella si deve giocare la partita della valutazione di Marchionne come capo impresa.

Verso i sei milioni di auto

Se Fiat - con Chrysler, Jeep, Lancia, Alfa Romeo, Ferrari, Maserati e Abarth - raggiungerà davvero nei prossimi tre anni i sei milioni di pezzi venduti, se saprà concludere altre alleanze strategiche, se saprà fare la sua parte nei mercati eldorado di Cina e India, allora Marchionne guadagnerà coi fatti il merito del capo d'impresa. Su quello dovremo giudicarlo con oggettività, sulla capacità di far bene il suo mestiere. Intanto tutti, anche quelli che lo vedono come il fumo agli occhi, dovremmo apprezzare la sua chiarezza, la lucidità dell'analisi, il tentativo di parlare di fatti e non le opinioni.

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di Fabrizio Brunetti | 25 ottobre 2010

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