Hyundai batterà Toyota nella leadership mondiale del mercato auto?

Pochi contendenti alla posizione di maggior produttore mondiale di automobili: una sfida planetaria tra America, Europa, Giappone e... Corea

I piani a lungo termine dei più grandi costruttori di automobili mostrano un'assoluta baldanza di aspettative di vittoria nella rincorsa all'ambitissimo titolo di maggior produttore mondiale. Per il 2016 il Gruppo Volkswagen è convinto di essere in grado di scavalcare Toyota, GM, Ford, PSA e qualsiasi altro concorrente e di affermarsi definitivamente come primo produttore mondiale. Ma anche la General Motors seminazionalizzata, che solo un anno fa era sull'orlo della bancarotta, è convinta di tornare al vertice, così come la Peugeot di PSA che ha presentato un piano quinquennale di grande aggressività.

Toyota, attuale numero uno a livello mondiale, in profonda crisi per le conseguenze delle disastrose difettosità che hanno demolito il mito della qualità totale e generato perdite miliardarie, dichiara da parte sua la certezza del mantenimento della leadership e anzi del suo consolidamento.

Ford, l'eterna inseguitrice del primato, prima di GM e poi di Toyota, sembra aver superato con le proprie forze - grazie alla vendita dei gioielli in perdita Jaguar, Land Rover, Aston Martin e Volvo - la drammatica crisi americana del 2009 e punta anch'essa ad uno storico sorpasso.

Dunque sembrerebbe una gara con cinque contendenti al trono - Toyota, GM, VW, PSA e Ford - e alcuni comprimari abbastanza forti per sopravvivere in un mercato automobilistico basato sui grandi numeri, sulla copertura di tutti i segmenti,  sulla produttività e sull'organizzazione, come Fiat e Chrysler, Renault e Nissan, l'indiana Tata, la cinese Geely senza dimenticare la coreana Hyundai.

Questa era la visione più accreditata dagli analisti finanziari del settore, sino a quando lo scorso luglio, nel corso di un'intervista Martin Winterkom, Presidente del Gruppo Volkswagen, ha sorprendentemente indicato come concorrente diretto alla leadership non la Toyota, ma proprio la Hyundai.

La dichiarazione non è sembrata una provocazione o una battuta ma il frutto di un'attenta analisi dei trend di sviluppo, della redditività e del costante miglioramento degli standard qualitativi del produttore coreano che ha acquisito il marchio Kia.

Possibile che nei prossimi cinque anni il grande produttore low cost della piccola Corea possa strappare il trono ai colossi americani, giapponesi ed europei? Possibile, certo, Winterkom non scherzava.

Nel 2009 Hyundai con Kia ha prodotto quasi cinque milioni di automobili. Ha una posizione di forza sui ricchi mercati asiatici, il 16% del mercato in India, una crescita vertiginosa sul mercato cinese.

Con la fascia medio alta di prodotto, la nuova Sonata che in Europa sarà i40, ha superato negli Stati Uniti le dirette concorrenti giapponesi, sino ad ora leader del mercato, come Toyota Camry e Honda Accord. Con l'ammiraglia Genesis, berlina e coupè con motori V6 e V8 si confronta senza complessi con il prestigio di Toyota Lexus e Nissan Infiniti e dispone anche del maxi SUV Veracruz (i55 per l'Europa) con motore V6 di 3,8 litri.

Una gamma tutta nuova con anzianità media tra le più basse e uno sforzo tangibile di personalizzazione del design, punto debole dei prodotti della precedente generazione. Così anche nel basso di gamma, nelle compatte e city car, segmenti nei quali Hyundai recitava il ruolo del prodotto low-cost senza pretese e personalità, le vecchie Athos, Accent, Elantra, oggi propone linee e finiture confrontabili con i migliori concorrenti con le serie i10, i20 e i30, declinate in numerose versioni e motorizzazioni.

Il recente SUV compatto ix35 ha raccolto gran successo su tutti i mercati. Anche le nuove Kia, come la Picanto, la Venga e il piccolo originale crossover Soul hanno un'immagine molto superiore alle serie precedenti. Il risultato ha premiato anche le vendite sui mercati europei, sia quelli dell'Est che quelli occidentali.

Hyundai si è vista riconoscere anche livelli di affidabilità "alla giapponese" nelle inchieste dei severi enti automobilistici americani e tedeschi e le 5 stelle nei crash test. Insomma un grande sforzo nel quale manca ancora in parte il consolidamento di un'immagine di autorevolezza e personalità stilistica.

In questo senso la presentazione della vettura derivata dalla concept Veloster, che va a confrontarsi direttamente con la VW Scirocco e con la nuova Honda CRZ e propone una linea decisa e personale con soluzioni insolite come le tre porte - ovvero una porta lunga sul lato guidatore e due porte invece sul lato passeggero - è il simbolo della nuova Hyundai che ha ambizioni di leadership mondiale.

La produttività, la redditività, la qualità già c'erano; se le nuove Hyundai saranno anche belle e personali è possibile che abbia ragione Winterkom e che la coreana se la batta per la supremazia proprio con il gruppo tedesco che gode dei favori del pronostico. Forse pesa in questo quadro prossimo venturo di leadership globale l'assenza di qualche premium brand europeo, ma i giapponesi hanno già dimostrato di saperne creare dal nulla con Lexus e Infiniti.

Peraltro in cinque anni può accadere di tutto, anche che il marchio Alfa Romeo finisca nell'universo Hyundai o addirittura che la stessa casa coreana  proponga un megamatrimonio con Fiat/Chrysler, che di marchi di prestigio abbonda. E' una partita appassionante, da seguire con attenzione e che riserverà senz'altro nuove sorprese.

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di Fabrizio Brunetti | 20 settembre 2010

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